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Crescita Personale: esempi pratici

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Gurdjieff e la legge del sette

Come instaurare nuove abitudini e raggiungere i tuoi obiettivi grazie alle lezioni di un mistico armeno.

“Ti chiedo di non credere a nulla che tu non possa verificare in prima persona.”

Georges Ivanovič Gurdjieff.

Gur… chi?! E adesso chi è ‘sto gurciofo?! carciofo?!

Georges Ivanovič Gurdjieff è stato un filosofo, scrittore, mistico e “maestro di danze” armeno. L’insegnamento di Gurdjieff ha influenzato negli anni numerosi personaggi della cultura e della letteratura: dall’architetto americano Frank Lloyd Wright, fino al nostro cantante e regista Franco Battiato.

Ma perché mi vuoi parlare di ‘sto Gormita?! Che c’azzecca con la crescita personale, le buone abitudini o la voglia di cambiare vita?

C’azzecca, c’azzecca ;-) . Come ormai avrai capito, ciò che mi interessa della crescita personale sono i suoi risvolti pratici: piccole, grandi tecniche di miglioramento personale che possiamo applicare alla vita di tutti i giorni.

Quando ho letto per la prima volta della legge del sette di Gurdjieff, in un libro di Claudio Lamparelli, ho realizzato che questa teoria poteva essere un’ottima spiegazione per tutte quelle volte in cui ho cercato di instaurare una nuova abitudine o di raggiungere un obiettivo di medio termine e ho fallito miseramente.

La legge del sette

La legge del sette, anche nota come la legge delle ottave di Gurdjieff, è la legge, che secondo il mistico armeno, regola ogni processo di cambiamento.

Secondo Gurdjieff (e molti fisici moderni) tutto l’universo è costituito da vibrazioni: luce, materia, calore, suoni, non sono altro che diverse forme di vibrazione. Queste vibrazioni cambiano continuamente di stato, seguendo fasi di crescita e decrescita. Queste fasi ascendenti e discendenti non si realizzano mai in modo lineare, ma sempre attraverso un movimento a gradini.

Sai bene cosa penso delle vibrazioni cosmiche e della Legge di Attrazione in generale; tuttavia la legge del sette di Gurdjieff può avere interessanti applicazioni pratiche quando si tratta di realizzare importanti cambiamenti nella propria vita: diamogli un’altra chance, che ne dici? Ok, continuiamo.

Secondo Gurdjieff quindi, ogni processo di cambiamento segue un percorso non lineare simile alla scala musicale dei 7  toni (DO, RE, MI, FA, SOL, LA, SI), in cui tra il MI ed il FA (all’inizio della scala) ed il SI ed il DO (alla fina della scala), non esistono semitoni, ma vi sono dei vuoti, degli intervalli, che determinano dei rallentamenti.

Questa legge spiega quindi come mai nulla in natura si sviluppi in linea retta.

Questo vale anche per i comportamenti umani: quando definiamo un nuovo obiettivo la nostra motivazione è alle stelle, nulla può fermarci! Ad un certo punto però, i nostri buoni propositi perdono il loro “slancio” iniziale ed entriamo in una fase di rallentamento, in cui non riusciamo a fare progressi (ti suona familiare?). Proprio durante questi intervalli molti obiettivi ambiziosi vengono abbandonati e le buone abitudini rimangono tra i buoni propositi non realizzati del nuovo anno.

Vediamo allora come la conoscenza della legge del sette può esserci di aiuto per portare a compimento i nostri desideri di cambiamento.

Legge del sette: applicazioni pratiche della

Quando diventiamo consapevoli della natura non lineare del cambiamento possiamo prepararci al meglio, dosando il nostro impegno in coerenza con la fase del cambiamento in cui ci troviamo.

Quando i nostri obiettivi o le nuove abitudini che vogliamo instaurare ci richiedono uno sforzo prolungato, dobbiamo diventare consapevoli dei vuoti e degli intervalli: una volta individuati dobbiamo introdurre uno “shock addizionale“, ovvero un’ulteriore spinta a proseguire il linea retta. Purtroppo, di solito non ci rendiamo conto di questi salti, oppure siamo così pigri ed abitudinari che preferiamo scivolare lungo la linea di minor fatica. Per superare gli inevitabili momenti di crisi, di “deviazione”, gli interventi più importanti sono il ricordo (la cosapevolezza) e la trasformazione delle emozioni negative in emozioni positive.

Uhm… fico… mah?! In pratica cosa devo fare quando sento che la vita sta prendendo il sopravvento sui miei buoni propositi?!

Ecco alcuni esempi pratici di “shock addizionali“:

  • Tieni un diario personale. Registrare quotidianamente i tuoi pensieri, i tuoi obiettivi, i traguardi raggiunti e gli ostacoli incontrati ti aiuta a mantenere il focus sui tuoi obiettivi, mantenendo elevata la consapevolezza delle tue scelte quotidiane.
  • Visualizza i tuoi obiettivi. Dedicare 5 minuti al giorno per visualizzare chi vogliamo diventare, dove vogliamo arrivare e come vogliamo sentirci è a mio avviso una delle migliori abitudini che puoi instaurare. Pensare vividamente alle motivazioni che ti hanno spinto a perseguire le tue mete può essere fonte di enorme motivazione.
  • Applica la regola dell’1. Visualizzare i propri obiettivi è importante, ma agire quotidianamente per realizzarli lo è ancor di più. Non c’è “shock addizionale” più potente per i nostri traguardi del guardarsi alle spalle e vedere tante piccole azioni positive compiute quotidianamente.
  • Smettila di procrastinare. Quando continui a rimandare un’attività importante stai pur certo che ti trovi in uno di quei famosi intervalli di cui parla Gurdjieff. In questi casi, il miglior “shock addizionale” che puoi dare alla tua vita è quello di smettere di procrastinare: il piccolo sforzo richiesto ti pagherà enormi interessi.

Beh, cosa aspetti? La tua vita ha bisogno di uno “shock addizionale”!

Foto tratta da internet

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  • Per conseguire un obiettivo, la motivazione riveste un ruolo di primaria importanza, alla pari con la passione.

    In certi contesti, ad esempio, in periodi di crisi e non solo, in cui i cittadini italiani, o meglio i sudditi, sono lasciati sempre più soli, ad affrontare tutte le avversità della vita, un momento di sconforto, di sfiducia,… è comprensibile.

    E’ rilevante, trovare la forza dentro di se, anche mediante lo studio, l’applicazione di consigli, tecniche, metodi, suggeriti da Persone sagge e competenti.

  • Ben detto Andrea.
    Non conoscevo questo tizio e la sua legge del 7,però la trovo interessante e i tuoi consigli finali sono tanto saggi quanto efficaci.
    Io sono straconvinto che parte tutto da una visione iniziale,perchè senza di essa quello che viene dopo è soltanto fumo.
    Devi assolutamente immaginarti una determinata cosa,la devi già visualizzare nella tua mente e la devi focalizzare cercando di renderla sempre più chiara e nitida.
    Quella cosa sarà il tuo obiettivo e,per far si che diventi realtà,devi semplicemente passare all’azione;senza l’azione tutti i buoni propositi,le idee e i sogni,rimarranno tali.
    Commentavo proprio ieri un articolo sulla pigrizia e sulla procrastinazione dicendo che sono probabilmente i 2 mali peggiori dell’umanità;potrà sembrare eccessiva come etichetta,ma se ci pensi bene,non fare una cosa perchè sei pigro oppure rimandarla costantemente perchè hai la rimandite acuta,corrisponde praticamente alla morte della tua anima.
    Respiri ma è come se fossi morto in realtà.
    E non riesco a immaginare niente di peggio che una simile lenta agonia,perdere ogni giorno un pezzo di sè.
    Ovviamente mi riferisco ai tuoi sogni più ricorrenti,ai tuoi piccoli grandi desideri,quelli che soltanto tu puoi conoscere.
    Grazie Andrea per aver riscoperto questa antica perla di saggezza.

    • Antonio

      Respiri ma è come se fossi morto in realtà. Sagge parole.

  • Io credo che i vuoti, gli intervalli e i rallentamenti siano da tenere in grande conto.
    Hanno un senso e un significato in natura e anche nelle nostre vite (del resto, un po’ siamo esseri naturali anche noi uomini, no?).
    Per cui, in questo contesto, di vuoto e di intervallo, la pigrizia e la procrastinazione probabilmente hanno una loro funzione specifica. Sono momenti di riflessione? Occasioni per fare un bilancio e aggiustare la rotta?
    Opportunità per volgere lo sguardo un istante in un’altra direzione e magari trovare nuove soluzioni?
    Anche, perché no.
    Come “shock addizionale”, ne aggiungerei uno, coerente con il primo e il secondo citati da Andrea (tieni un diario e visualizza i tuoi obiettivi). A fine giornata, a fine settimana, mese o anno scorri l’elenco dei tuoi obiettivi “minimi” (io credo che la politica dei piccoli passi sia molto utile) e chiediti: ho fatto almeno il minimo di quel che mi ero proposto/a? Ho agito nella direzione di quel che desidero o mi sono fatto/a distrarre? Di che cosa ho bisogno per mantenere la mia direzione?

    • Grazie dei preziosi commenti Ilaria! ;-)

  • kikka

    ma esiste una biografia, o qualche libro su quest’uomo lo trovo molto interessante…
    ultimante mi sto convicendo che leggere di vite strordinarie e farsi catturare dai piccoli gesti quotidiani di persone così fuori dal comune è il miglior modo per migliorare…:)!

  • Ciao Andrea.

    Due “shock” che ho usato molto quest’anno sono stati il diario personale e la regola dell’uno. Sono stati molto utili per rimanere focalizzato e portare a conclusione tanti piccoli e grandi obiettivi.

    Sulla musicalità del metodo Gurdjeff…anche le grandi Arie hanno delle pause che servono a far risaltare ancora meglio le note musicali o introdurre sonate magnifiche :-)

    Richiama anche un pò la filosofia orintale della circolarietà degli eventi…

  • Trovo che durante un processo di cambiamento “i vuoti e gli intervalli” abbiano una funzione precisa e importante. Sono i cosiddetti “momenti morti” in cui o progredisci o torni indietro. Sono come delle “prove da superare” che lasciano spazio a pause di riflessione, ripensamenti, messe a punto. Certo sarebbe bello poter avanzare verso il nostro scopo dritti come un razzo, ma la realtà è un’altra! E poi se arrivassimo subitissimo alla meta, magari potremmo anche scoprire che forse non era esattamente quello che cercavamo. ;) Mentre avanzare uno scalino dopo l’altro ci consente non solo di irrobustirci sulle nostre convinzioni, ma anche di fare deviazioni importanti e non ultimo di cambiare idea, che ritengo vada vista non come una sconfitta, ma come facente parte di un percorso di crescita.
    Quindi, tornando all’obiettivo, dopo i momenti morti e le prove da superare occorre veramente uno shock addizionale che faccia da spinta per andare avanti. Mi permetto di dare un consiglio personale: se capisci che questi vuoti non condizionano più di tanto il tuo scopo e le eventuali interferenze che possono sopraggiungere sono superabili senza grandi sforzi, allora quella secondo me è probabilmente la strada giusta da seguire e quindi vale la insistere e impegnarsi. :)

  • …ho dimenticato: “vale la pena di”

  • Sharron Clemons

    Grazie dei preziosi commenti Ilaria! ;-)

  • Joshua Rizzo

    La mia strategia per raggirare pigrizia e procrastinazione consiste nel convincermi di odiare l’opposto del risultato ce voglio ottenere. Mi sembra che anche Umberto abbia detto una cosa simile nella sua risposta. Ha associato la pigrizia e la procrastinazione ad un’idea negativa, la morte dell’anima. E’ normale per un umano evitare le cose/idee negative, quindi associare un’idea negativa ad un risultato non desiderato e’ il miglior modo per starci lontano.

  • un concetto famoso di gurdjieff -e altri mistici- è che “Se tu riesci ad affrontare l’ineluttabile, la stessa morte se volete, voi diventate uomini diversi, uomini straordinari.”
    Questo è lo shok addizionale più coinvolgente che ci sia

    in sostanza lo shock addizionale (rottura della routine) può essere inteso anche come Agguato (alla Castaneda), Profondo Lavoro interiore, Deviazione dalla linea della vita corrente, Sforzo/Tensione autoindotta, Cambiamenti Consapevoli a brevi intervalli di tempo, etc.

    Uno shock addizionale può depotenziare temporaneamente le abituali strutture mentali di un individuo, consentendo una ristrutturazione spontanea della propria percezione.

    Per inciso, si possono distinguere diversi livelli di shock addizionali:

    – un primo shock volontario, cioè un’azione leggera che intacca leggermente la nostra percezione [ridefinire le proprie convinzioni], come una semplice meditazione, la contemplazione di uno scenario, l’auto-osservazione con ricordo di sé, etc..

    – e un secondo shock cosciente, che rappresenta un atto più intenso e profondo [per alcuni può essere anche doloroso].
    Alcuni esempi di secondo shock addizionale sono quegli sforzi coscienti che causano la rottura di tutti quegli schemi ripetitivi e caratteristici della vita quotidiana.
    Per fare un esempio banale, il fatto di provocare (volontariamente) dolore e sofferenza al proprio corpo, è una forma di secondo shock intenzionale. Oppure, un importante shock addizionale di secondo livello è quello che ci porta a trasformare le nostre emozioni negative in emozioni positive. In psicologia parlerebbero di “Sublimazione” della propria energia.

    In sintesi, il primo shock modifica il centro intellettuale mentre il secondo induce forti cambiamenti nel centro emozionale/motorio.

  • Agghiashanti

    “Ti chiedo di non credere a nulla che non puoi verificare in prima persona.” … Belle parole… ma poi?

    G.I. Joe Gurdjieff: uomo straordinario o gran furbacchione?

    http://ilcredino.blogspot.com/2011/10/george-i-gurdjieff-peter-d-ouspensky-e.html

  • enzo

    Salve a tutti scusate l’intrusione ma volevo far notare che il mi e il fa ed il si e il do non è che non hanno il semitono sono un semitono ossia tra mi e fa per esempio e do e do diesis c’è la stessa distanza e poi la parola intervallo in quel senso non ha nessun significato e G: diceva un sacco di fandonie solo per puro sadico divertimento e per trombarsi tutte le allieve, e Battiato ci ha fatto i soldi facendo il mistico mezzo sufi che scrive canzoni che poi capisce solo lui o chi ha letto Gurdjieff

    • Alessio

      Condivido tutto :) E’ il primo articolo sotto i suoi standard che leggo di Andrea…

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