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Crescita Personale: esempi pratici

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Come eliminare una cattiva abitudine (e crearne una buona)

Un’abitudine è una scelta che abbiamo fatto molto tempo fa e che si è radicata nella nostra mente. Con i giusti strumenti possiamo imparare a fare scelte migliori.

abitudine

“Smettere di fumare è la cosa più semplice al mondo. L’ho fatto migliaia di volte”.

Mark Twain.

Da ormai diversi anni, ho scelto di portare avanti con EfficaceMente una filosofia di crescita personale che ha poco o nulla a che fare con corsi dal vivo fatti di luci e pailettes, para-guru esaltati e concetti banali ripetuti alla nausea. Ho scelto un modo diverso di parlare di crescita personale.

Sono infatti convinto che i veri cambiamenti non accadano attraversando un tappeto di carboni ardenti, accompagnati da qualche musichetta motivante. Sono convinto che il vero cambiamento vada guadagnato, ma soprattutto vada costruito, giorno dopo giorno, nel silenzio delle nostre mattine, nel sentiero delle nostre scelte, nel profondo della nostra mente e del nostro cuore. Sono convinto che la strada del miglioramento sia lastricata di buone abitudini.

Le abitudini sono infatti il punto di partenza, le fondamenta ed i mattoni elementari su cui costruire la nostra rivoluzione personale.

Aho! ‘mazza come sei poetico stamattina Andre! Che te sei magnato questo weekend? Pasta e sonetti di Shake Spears?! Come chi è Shake Spears?! Il bisnonno di Britney Spears! ‘Gnorante!

Torniamo seri. Prova ad immaginare solo per un istante come sarebbero le tue giornate se riuscissi a… smettere di fumare, iniziare  a mangiare in modo salutare, smettere di procrastinare. Non solo. Immagina come sarebbero quelle stesse giornate se riuscissi a… alzarti presto al mattino, allenarti costantemente, lavorare in modo produttivo. Quanto diversa sarebbe la tua vita? Quanta soddisfazione proveresti nei tuoi confronti? Quali obiettivi potresti raggiungere?

Non male vero? Beh, nell’articolo di oggi voglio condividere con te le strategie più efficaci per eliminare una cattiva abitudine (e magari sostituirla con una buona). Sei con me?

La formula magica per cambiare un’abitudine…

…non esiste. Sì hai letto bene: non esiste alcuna formuletta magica che ti permetterà di cambiare le tue maledette abitudini dalla sera alla mattina. No signore! Mi spiace, niente da fare! Ogni individuo è unico, così come l’insieme delle abitudini che ne caratterizzano il comportamento.

Il fatto che non esista un’unica formuletta magica, non significa che non possa esistere un modello generale che ci aiuti a comprendere come funziona un’abitudine e quali siano le leve su cui agire per crearla, cambiarla o eliminarla. Questo modello esiste ed è noto come il modello segnale – routine – gratificazione (SRG).

Il modello segnale – routine – gratificazione

Alla fine degli anni novanta alcuni ricercatori del MIT scoprirono un meccanismo neurologico alla base delle nostre abitudini. Tale meccanismo è costituito da 3 elementi essenziali: il segnale, la routine e la gratificazione.

meccanismo abitudine

Il segnale è una particolare condizione ambientale che spinge il nostro cervello ad attivare il “pilota automatico” facendoci compiere un’abitudine senza accorgercene. Esempi classici di segnali possono essere: una condizione emotiva (es. la noia), un orario della giornata, un luogo fisico, etc.

La routine è ciò che facciamo automaticamente nel momento in cui si verifica il segnale. Una routine può essere fisica, ovvero compiamo determinate azioni, mentale, ovvero abbiamo specifici pensieri, o emotiva, ovvero proviamo determinate emozioni.

La gratificazione è ciò che rafforza l’abitudine nel nostro cervello; è quella reazione biochimica che dice alla nostra mente che una routine va ricordata perché ci ha fatto provare una qualche forma di piacere (o evitata perché ci ha fatto provare dolore).

Per farti capire meglio di cosa sto parlando ti racconto un esempio tratto dalla mia vita personale. In passato, ogni mattina, appena sveglio (segnale), accendevo il mio iPhone per controllare la posta elettronica (routine) e provavo una sottile forma di appagamento alla ricezione di un nuovo messaggio (gratificazione). Ma sono certo che questo sia un pessimo esempio: tu sicuramente non hai mai fatto qualcosa di così stupido… vero? ;-)

E’ stato proprio in questo periodo che ho scoperto il modello SRG tra le pagine del bestseller “La Dittatura delle Abitudini” del reporter del New York Times Charles Duhigg. Se hai problemi con le tue abitudini, il libro di Duhigg è un must-have. Oltre ad offrire approfondimenti molto interessanti, propone un efficace percorso in 4 passi per eliminare, modificare o migliorare una qualsiasi abitudine. Che ne dici, ci diamo uno sguardo?

1. Identifica la routine

Il primo passo chiave per realizzare qualsiasi cambiamento è la consapevolezza. Prendere consapevolezza delle cattive abitudini è la porta di ingresso verso il nostro percorso di crescita personale. Inizia chiedendoti quali abitudini intendi cambiare, quali abitudini stanno limitando il tuo potenziale, quali abitudini ti stanno letteralmente rovinando la vita.

Se necessario fai un elenco di queste abitudini. Il modo migliore per capire quali comportamenti vuoi cambiare è iniziare dalle routines alla base di queste abitudini. Nel mio caso ad esempio, accendere l’iPhone e controllare la posta elettronica era la routine da modificare.

Identificare la routine è facile. Più difficile è capire qual è il segnale che fa scattare la nostra routine, ed ancora più difficile è identificare la gratificazione che stiamo cercando. Per questa ragione è  necessario sperimentare un pochino…

2. Sperimenta diverse forme di gratificazione

L’obiettivo di questa seconda fase è identificare i bisogni che stiamo soddisfacendo con le nostre routines. Per farlo dobbiamo fare alcune… “variazioni sul tema“.

Immagina di ritrovarti anche tu a controllare la posta elettronica come prima cosa al mattino (ma sono certo non sia così!). Resisti a questo bisogno impellente e prova a fare alcune piccole modifiche: accendi il tuo smartphone, ed invece di controllare la posta elettronica, leggi un articolo tratto dall’Archivio di EfficaceMente; oppure medita per 20 minuti, o ancora meglio esci per andare a correre!

In questo momento non conta molto l’azione che compi (certo, sostituire una cattiva abitudine con un’altra peggiore non sarebbe particolarmente furbo), l’importante è sperimentare gratificazioni differenti, fintantoché non individuerai quella che soddisfa il tuo bisogno latente, esattamente come la gratificazione originale.

Capire esattamente quale bisogno stiamo soddisfacendo non è semplice, per questo motivo ti consiglio di tener traccia dei tuoi esperimenti: al termine di ogni nuova attività scrivi 3 parole (Sole, Cuore, Amore! No, scherzo!!!), le prime che ti saltano in mente. Potrebbero essere 3 parole che descrivono il tuo stato d’animo o dei pensieri casuali. Dopo averle scritte poniti una semplice domanda: senti ancora l’esigenza di controllare la posta elettronica (o compiere la tua routine)?

La prima volta che risponderai “no”, avrai trovato la tua gratificazione sostitutiva e le 3 parole ti aiuteranno a comprendere il bisogno che stai soddisfacendo. Per me controllare la posta elettronica significava iniziare la giornata con una “piccola vittoria“, come ad esempio un messaggio di una persona speciale, o il commento positivo di un lettore.

Beh, a questo punto non ci resta che scovare il segnale che fa scattare la nostra abitudine!

3. Isola il segnale

Per quanto riguarda la mia vecchia abitudine, “svegliarmi al mattino” rappresentava il segnale per controllare la posta elettronica. Non sempre però è così semplice identificare il segnale; capita spesso che il segnale giochi a nascondino. Le ricerche effettuate dagli studiosi del MIT possono però esserci d’aiuto. Esistono infatti 5 fondamentali categorie di segnali:

  • Il luogo in cui siamo.
  • L’ora del giorno.
  • Il nostro stato emotivo.
  • Le persone con cui siamo.
  • Le azioni che abbiamo compiuto.

Se vuoi identificare il tuo segnale, nei prossimi giorni, ogni volta che metti in atto l’abitudine che vuoi modificare, prova a rispondere a queste 5 semplici domande:

  • Dove ti trovi?
  • Che ore sono?
  • Come ti senti?
  • Con chi stai?
  • Cosa hai appena fatto?

Rispondendo a queste domande per 1 settimana riuscirai ad identificare il segnale che fa scattare la tua routine. Come detto, nel mio caso si trattava dell’ora del giorno (la sveglia).

4. Definisci un piano di azione

Ora che conosci molte più informazioni sulla tua abitudine è arrivato il momento di smantellarla un pezzettino alla volta e ricostruirla dalle fondamenta; per farlo però, hai bisogno di un piano! Io, ad esempio, per eliminare la mia pessima abitudine, ho adottato questo semplice piano:

Ogni mattina, appena sveglio (segnale), indosso le scarpe da running e vado a correre (routine), così da iniziare la mia giornata con una piccola vittoria (gratificazione).

Il mio piano.

Una volta che anche tu avrai identificato i 3 elementi essenziali della tua abitudine, avrai tutti gli strumenti per modificarla, eliminarla o migliorarla. Per aiutarti, ho inserito qui di seguito una bella infografica tratta da “La Dittatura delle Abitudini” (clicca sull’immagine per ingrandire).

infografica abitudine

Ti auguro una splendida settimana, sono certo sarà piena di interessanti novità. Andrea.

Ps. Sono stato recentemente intervistato su queste tematiche dalla Radio nazionale svizzera (RSI). Trovi la breve intervista a questo link (dal minuto ’37 in poi).

Foto di racineur.

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  • martina

    Si legge pochino nell’immagine :( Articolo molto interessante e esplicativo comunque! E’ proprio vero “..il vero cambiamento[…] costruito, giorno dopo giorno, nel silenzio delle nostre mattine, nel sentiero delle nostre scelte, nel profondo della nostra mente e del nostro cuore. ” Questo vuol dire successo! Grande Andrea!

    • Ciao Marti,
      clicca sull’immagine, te la aprirà in un’altra pagina e poi puoi ingrandirla alla dimensione originale.

  • Antonio

    Ciao Andrea,
    a parte complimentarmi per l’articolo, volevo chiederti che programma hai usato per disegnare quello schema.

    Ti auguro una buona giornata :)

    Antonio

    • Ciao Antonio, mi hai beccato!
      A differenza delle altre volte l’infografica non è farina del mio sacco è stata realizzata dall’autore del libro, Charles Duhigg (la versione italiana credo sia opera dell’editore).

      Andrea.

  • Raffaele

    Buongiorno Andrea
    Forse la mia gratificazione stamattina è stata leggere questo ottimo articolo!
    E’ molto interessante questo punto di vista sulle abitudini e sinceramente credo che siano esse a rallentarci/bloccarci maggiormente.

    Io da qualche giorno ho iniziato una dieta, infatti, perdere grasso è uno dei miei obiettivi principali di quest’anno! Quindi, sono stato da una dietologa e sto seguendo alla lettera tutto ciò che ha scritto e detto. I primi giorni è stata abbastanza dura resistere, ma ora già mi sto abituando al nuovo regime alimentare e sono Molto Soddisfatto :-) (soprattutto perchè posso mangiare più spesso a base di pesce!)

    Ciao Andrea, non vedo l’ora di leggere il tuo prossimo articolo.

    • Ciao Raffaele!
      Grazie del commento e complimenti per il tuo obiettivo: ho il vago sospetto che quest’anno ti riserverà ottimi risultati.

      Per quella che è la mia esperienza poi, generalmente all’inizio di un cambiamento, grazie alla motivazione e alla novità, le cose tendono ad essere più semplici. I problemi arrivano intorno alla 3° settimana o dopo una giornata in cui, per qualsiasi motivo, non abbiamo potuto rispettare i nostri buoni propositi. E’ in queste situazioni che è importante ricordare come funzionano le abitudini e quali meccanismi scattano nella nostra mente.

      A presto,
      Andrea.

  • Corrado

    Ciao Andrea, i tuoi articoli offrono davvero degli ottimi spunti da cui cominciare per migliorare se stessi, all’inizio del mese ho comprato la tua guida per lo studio, sm^2 e insieme alla mia voglia di cambiare ha sicuramente reso le mie fondamenta più solide e per questo ti ringrazio ^^
    In ogni caso ho una precisazione sull’articolo qui sopra: non credo che sia molto corretto utilizzare il tabagismo come esempio di un’abitudine, dovrebbe essere catalogata sotto una tossicodipendenza (per iscritto chi non ci è mai passato, e in realtá anche chi ha provato a smettere mille volte non lo sa ma è importante capire che sono questo genere di convinzioni che rendono difficile se non impossibile smettere, il messaggio recepito è che la sigaretta dia un reale piacere, sicuramente dannoso, ma che deve essere sostituito con qualcosa di altrettanto piacevole. Questo aiutera a sradicare delle abitudini che non ci piacciono, ma sono solo delle illusioni per combattere dipendenze come tabacco, alcool e farmaci. Tra l’altro la fonte di queste informazioni è il famoso libro di Allen Carr che riesce a far smettere milioni di persone proprio perchè gioca a smontare queste false credenze e falsi approcci al problema. Pensavo che non volessi dare messaggi imprecisi nei tuoi articoli, anche se mi rendo conto che l’articolo parla completamente di altro.
    In ogni caso ti saluto e ti faccio ancora i complimenti per questo utilissimo blog

    • Ciao Corrado, grazie del commento ;-)
      per risponderti vorrei riprendere la prima frase dell’articolo:

      Un’abitudine è una scelta che abbiamo fatto molto tempo fa e che si è radicata nella nostra mente.

      Anche il tabagismo, da questo punto di vista non fa eccezione: abbiamo scelto di iniziare a fumare e abbiamo scelto di farlo per soddisfare un bisogno. Che si tratti del fatto di sentirci accettati dalla nostra cerchia di amici, che si tratti di cercare di rafforzare la nostra autostima, o altro, quella prima sigaretta è stata una scelta.

      Nell’articolo si sottolinea poi un altro punto molto importante: non esistono formulette magiche, perché ognuno di noi ha sviluppato determinate abitudini negative per soddisfare un suo specifico bisogno.

      Credo quindi che sia importante fare dei distinguo e ti ringrazio nuovamente per il commento, ma è altrettanto importante non farne troppi, creando magari scuse che ci deresponsabilizzano (“è colpa della nicotina, io non posso fare niente!”).

      A presto,
      Andrea.

      Ps. non sono un esperto anti-tabagista, ma il mio commento si basa anche sulla mia esperienza di ex-fumatore (non incallito fortunatamente).

      • Corrado

        Ho capito cosa vuoi dire ma credo di non essermi spiegato a fondo, e visto che mi preme ci riprovo ;-)
        Non si tratta di deresponsabilizzarsi, anzi di solito chi decide di liberarsi da una dipendenza del genere è molto determinato e ha tanta volontà; infatti si sorprende di come e si chiede il perché nonostante la sua ferrea determinazione non riesca a smettere, o ci riesca soffrendo molto. La spiegazione è che la volontà da sola non serve, stiamo parlando di qualcosa che comincia forse come un’abitudine (soddisfazione di un bisogno esterno) ma che quasi subito si trasforma in qualcos’altro (tossicodipendenza), che in modo appropriato deve essere affrontata.
        Parlo delle convinzioni del tipo: “Ho preso l’abitudine di fumare e quindi mi è difficile farne a meno”. Insomma ad un eroinomane diresti mai:
        “Devi sostituire la tua abitudine di iniettarti quella sostanza con qualcosa che soddisfi lo stesso bisogno”?
        Non credo proprio, se volessi aiutare quella persona credo ti riferiresti ad un centro di disintossicazione. Allora perché lo devi dire delle sigarette? E’ vero che vengono vendute legalmente a ogni angolo di strada, ma questa assurdità non cambia il fatto che Il principio sia proprio lo stesso, le sostanze sono diverse e grazie al cielo disintossicarsi dalla nicotina è facile e non provoca nessuna reale sofferenza una volta abbattute le barriere delle convinzioni mentali che hanno un grande ruolo nel meccanismo subdolo, una specie di lavaggio del cervello che sta alla base e non permette alla vittima di focalizzarsi sul problema.

        Naturalmente l’argomento è vasto e credo che non sia questa la sede per discuterne, ti assicuro però che leggere il libro potrebbe essere molto interessante anche per un non fumatore che vuole conoscere meglio questo genere di fenomeni sociali e psicologici.
        Spero di essermi spiegato un po meglio stavolta, ancora complimenti per il lavoro svolto
        Un saluto,
        Corrado

      • Corrado

        Ops ho fatto un piccolo errore con la formattazione de testo: all’interno delle virgolette vicino a Parlo delle convinzionidel tipo: ; ci doveva essere la frase “Ho preso l’abitudine di fumare e quindi mi è difficile farne a meno”

      • Ciao Corrado, grazie della precisazione. Prima di rispondere a questo tuo secondo commento ci tengo a dirti che siamo assolutamente sulla stessa lunghezza d’onda: sigarette ed alcool sono droghe, né più, né meno, ma in quanto legalizzate sono trattate con i guanti di velluto.

        Detto questo.. come hai giustamente sottolineato nel tuo primo commento, l’articolo non è focalizzato sul fumo, ma ritengo che il tuo intervento possa essere di aiuto ai lettori fumatori.

        Se ho ben capito il libro di Carr a cui fai riferimento è il famoso:

        http://amzn.to/2n3X4VM

        Premetto di non averlo letto, ma ne ho sentito molto parlare e seguirò il tuo consiglio di approfondirlo.

        Grazie ancora per i tuoi interventi ed i chiarimenti,
        Andrea.

  • Carla

    SEmbra che tu mi legga nel pensiero Andrea! E’ da quando sono finite le vacanze che non riesco a riprendere la buona abitudine di alzarmi presto al mattino per studiare e abbia preso la cattiva di alzarmi alle 9.
    Inoltre, sono alle prese con l’ultimo esame ed invece di metterci più impegno, sono svogliata, non riesco a concentrarmi, spero che quest’articolo mi sia utile a rivedere alcune cose del mio atteggiamento che proprio non vanno!

    • Ciao Carla… sì, modestamente “c’ho i poteri”! XD
      Scherzo naturalmente! Mi fa piacere che questo articolo abbia fatto centro.

      A presto,
      Andrea.

  • Storia personale: quando vado al lavoro (segnale) bevevo un bicchiere di Coca Light (routine) perché cavolo mi piace (gratificazione). L’ho sostituita con una limonata fatta fresca, più salutare e dissetante. Bello sapere che qualcuno ha messo questa pratica su carta. :)

    • Valentina

      Ciao Andrea,

      ti ringrazio per quest’articolo, interessante e stimolante come sempre.
      Sono piuttosto ostinata (o meglio, testona) e il concetto di gratificazione alternativa proprio non riesco a capirlo, anche se hanno cercato di spiegarmelo.
      Qualsiasi azione alternativa a quello che desidero fare in quel particolare momento è per me insufficiente a soddisfare quel determinato bisogno, e lo avverto come “posticcio”, inadeguato, inutile.
      Ad esempio quando torno a casa e ho voglia di mangiare qualcosa di gustoso, non sono certo una carota o un finocchio che appagano quel desiderio, semplicemente perché NON rispondono a quel determinato desiderio di gratificazione. Così come non lo soddisfa 1 solo cioccolatino o 1 solo biscotto.
      Insomma, se faccio una sostituzione so benissimo che è una sostituzione (mica mi lascio ingannare così facilmente!), quel desiderio (e dunque quei bisogni che ci sono dietro) non viene soddisfatto e alla prima occasione si ripresenta più forte di prima.
      Finora è andata così, ma siccome non è la prima volta che leggo di comportamenti errati in conseguenza di abitudini errate, vorrei approfondire l’argomento con il libro che hai consigliato: hai visto mai che mi ritroverò contenta e soddisfatta ad alzarmi presto la mattina, a mangiare i crackers integrali al ritorno dal lavoro (sedano e finocchio proprio no!) e ad andare *felice* in palestra!

      Ciao ciao,

      Valentina

      • Ciao Valentina,
        quello che hai raccontato nel commento credo che sia perfetto per una precisazione.

        Le gratificazione “posticce” non funzionano e non hanno senso. Le uniche gratificazioni che funzionano davvero sono quelle che vanno a soddisfare appieno il tuo bisogno. Devi quindi capire quale bisogno stai soddisfacendo. Quando torni a casa e vuoi mangiare qualcosa di gustoso lo fai perché…

        – hai bisogno di un rush di zuccheri?
        – hai bisogno di una piccola coccola dopo una giornata difficile?
        – hai bisogno di un break?
        – hai bisogno di lasciarti andare dopo una giornata di ferrea disciplina?
        – etc.

        Non ha senso utilizzare gratificazioni “posticce” (quasi mai funzionano), devi utilizzare gratificazioni anche molto diverse ma che riescano a soddisfare lo stesso bisogno. Proprio nel libro di Duhigg si riporta l’esempio del “cookie”: indovina che bisogno andava a soddisfare il dolcetto per l’autore? Il bisogno di stare in compagnia.

        Trovare il bisogno che andiamo a soddisfare con le nostre gratificazioni non è semplici, ma una volta individuati i 3 elementi che caratterizzano la nostra abitudine, possiamo veramente rivoltarla come un calzino. In bocca al lupo Valentina.

        Andrea.

    • Ciao Stefano, grazie del commento e per aver condiviso la tua esperienza.

      Andrea.

  • Tony

    a volte le cattive abitudini possono diventare routine..cmq io da circa un mesetto ne ho eliminata qualcuna anche se solo parzialmente, non so il perchè ma capita che ogni tanto la ripeto inconsciamente

    • Ciao Tony, grazie del commento. Sì, il punto è proprio questo: le abitudini vengono realizzate in modo automatico dal nostro cervello. Per modificarle dobbiamo innanzitutto prendere coscienza e consapevolezza di ciò che stiamo facendo.

      Andrea.

      • Tony

        grazie..spero di migliorare la mia forza di volontà

  • Valentina

    grazie Andrea per la bella risposta. Penso di aver individuato sia i segnali sia la gratificazione di questa e molte altre abitudini errate (o semplicemente disfunzionali) ma mi manca… l’azione! ovvero la voglia di addentrarmi in quella fase di impegno, determinazione, sopportazione del disagio e della frustrazione alla ricerca di pensieri e attivita’ alternative che *alla lunga* riusciranno a sostituire la vecchia abitudine. L’ho fatta troppo tragica?: -)
    Ti auguro buona giornata
    Valentina

    • Ciao Valentina, se può esserti utile, in queste situazioni a me ha aiutato molto sostituire i “devo” con i “voglio”.

      Sembra una sciocchezza… ma il linguaggio, ciò che ci ripetiamo nella nostra mente, possono essere strumenti molto potenti.

      Andrea.

  • Sempre preziosi i tuoi posts, grazie Andrea. Ho giusto un’abitudine” noiosa di cui mi devo sbarazzare :)

    • Bene, in bocca al lupo,
      Andrea.

  • giuseppe

    Ciao Andrea!!! Proverò a mettere in pratica questi consigli…speriamo bene ^^

    ps:Avevo già sentito parlare delle camminate sui “carboni ardenti”,sperimentati da dei coach di comunicazione della PNL.Sei informato sull’argomento PNL?

    • Ciao Giuseppe,
      no, la PNL è una di quelle branche della Crescita Personale che non mi ha mai affascinato.

      A presto,
      Andrea.

  • Lucia

    Ciao Andrea.
    E’ più di un anno che ti leggo….. Ma mi sono iscritta da poco. Vorrei farti i miei complimenti per il tuo blog… ma non trovo le parole….. sei Super….I tuoi consigli mi stanno facendo affrontare meglio le giornate di studio.Ero caduta in un vortice…..Attraverso i tuoi articoli sono riuscita a capire la causa della mia rimandite acuta.Non mi spiegavo perchè , pur amando lo studio facessi così fatica a dare esami…..Ho ancora tantissima strada da fare ma qlc piccolo progresso inizio a sentirlo….. A breve ho un esame….. speriamo bene…. Anche perchè all’ultimo mi acchiappa la paura terribile di non RICORDARE……….
    Ti ringrazio perchè metti a disposizione di tutti tutta l’efficacia che hai conquistato….
    A PRESTO,
    Lucia

    • Ciao Lucia,
      grazie davvero per questo commento.

      Ci sentiamo presto sul blog.

      Andrea.

  • Davide

    Ciao Andrea,

    Bello l’articolo come tutti gli altri che hai scritto! Non ne trovo uno che non mi piaccia, complimenti di cuore per il blog!

    Di Mark Twain c’e’ un’altra citazione simpatica sul fumo:

    “Se in Paradiso non posso fumare sigari, non ci vado!”

    Un saluto

    • Grazie Davide e benvenuto.
      Andrea.

  • Debora

    Ciao Andrea,trovo il tuo blog stimolante e incoraggiante,quando sono giù di morale vengo qui e subito trovo la soluzione per ogni mio problema o cruccio. Ho anche io un problema di cattive abitudini,arrivata nel pomeriggio,mangio cioccolato o qualsiasi schifezza abbia a casa. Per quanto mi sia sforzata,iniziando dal mattino a fare attività fisica e mangiare a pranzo cibo sano,il pomeriggio,in modalità “pilota automatico” prendo e mangio cibo spazzatura (ultimamente un cono gelato a tre gusti,tra il quale uno che è praticamente la fusione di nutella e cioccolato,na bomba!) dopodichè mi sento soddisfatta…finchè non iniziano i rimorsi: “non avrei dovuto mangiarlo..” “come ho potuto mandare all’aria tutti gli sforzi della giornata?!” “perchè diavolo non ci penso a quel dannato vestito mentre ingurgito dolci??”..ect ect..
    Ora leggendo il tuo articolo spero di poter sostituire la cattiva abitudine con una buona, e trovare gratificazione in qualcosa che non mi faccia prendere kg,trovo interessante anche il libro,che credo aggingerò nella lista dei libri da acquistare al più presto!!
    Scusa in anticipico per lo sfogo,ma giusto poche ore fà ho mangiato il gelato e sono ancora in fase “stupida stupida ma perchè?”.

    • Ciao Debora,
      nulla di cui scusarti!

      Benvenuta!
      Andrea.

  • piers

    Poco tempo fa ho seguito un incontro sulla meditazione.
    Il relatore ha spiegato che la meditazione può essere un ottimo strumento per “azzerare” nella mente i comandi delle abitudini (sopratutto quelle che non si vorrebbero più seguire) perchè la meditazione, andando direttamente ad influire sulla mente, ha come primo obiettivo proprio quello.
    Il primo passo nella meditazione è quello di creare una nuova abitudine (imparare a meditare appunto, che non è cosa facilissima). Esempio classico all’inizio, è che la persona, mentre cerca di meditare, la mente “confonde” questo nuovo stato del corpo come torpore e quindi cerca di farci addormentare. (va da se che, se noi, ogni santo giorno, chiudiamo gli occhi solo per dormire, la mente, nell’atto della chiusura degli occhi legge “è ora di dormire” non comprendendo che noi stiamo cercando di fare tutt’altro).
    Tutto ciò per dire che anche la meditazione può aiutare a disabituarsi da una abitudine o consuetudine automatica e creare quel terreno fertile per apprenderne una nuova.
    pier

  • Raffy

    Ciao Andrea,
    i tuoi articoli (e i libri) letti fino ad ora li ho trovati molto interessanti, ma questo lo trovo assolutamente GENIALE.
    Premetto che da due giorni mi sento parte di una GRANDE squadra che si muove verso la stessa mèta (anche se con intenti diversi) avendo aderito alla #sfida90901: ce la faremo! :)
    Ho quindi individuato la BUONA abitudine che voglio “installare nel mio hard-disk” e anche l’obiettivo da raggiungere ovvero la mia remise-en-forme.
    Ma ho identificato anche le 2 cattive abitudini che mi allontanano dal traguardo cui vorrei puntare: sono dipendente dalla TV (davanti alla qualen passo ore ed ore a fare zapping consumandomi in un rapporto di amore-odio) e mangiare in maniera concitata ed esagerata.
    Ora farò i “compitini” (sullo stesso quaderno in cui ho fatto quelli di APP…per dare continuità al mio percorso di crescita) per inquadrare meglio questi due “vizi”, scovandone i segnali, le gratificazioni e le routines alternative… e vediamo se sarò sufficientemente in gamba per crescere debellando TV e il surplus di cibo.
    Fammi gli “in bocca al lupo”!
    Grazie mille per condividere i tuoi saperi..e per farlo in maniera anche molto “zimpatica” :)

    • Ciao Raffy!
      Bravissima, hai individuato un aspetto molto importante nella formazione delle abitudini. Buone abitudini e cattive abitudini vanno a braccetto: se vuoi eliminare una cattiva abitudine, devi necessariamente sostituirla con una buona, per evitare l’effetto “vuoto”. Se vuoi creare una nuova abitudine, per essere più efficace, devi andare a sostituire un’abitudine “meno” buona ;-)

      In bocca al lupo,
      Andrea.

  • Francesca

    Ciao Andrea…
    mi aiuteresti a capire come agire quando il segnale è “sempre, ovunque, con chiunque, qualsiasi cosa abbia appena fatto” e quando la gratificazione non esiste? Se ti interessa, parlo della cattiva abitudine di mangiarsi le unghia (fino al dito). Non sono io a soffrirne in prima persona ma è il mio fidanzato che mi ha anche chiesto di farglielo di aiutarlo a smettere…ma è impossibile, ho cominciato col fargli la manicure per fargli vedere come può migliorare l’aspetto delle sue mani…ma si annoia (e un po anch’io). Allora semplicemente facendoglielo notare, poi tenendogli le mani durante un film…fino alle “cattive” dandogli degli schiaffi sulla mano… ma oltre che inutile…il risultato è che ora ho anch’io una cattiva abitudine…schiaffeggiargli le mani, il fatto solo di vederlo CONTINUAMENTE con le mani in bocca mi urta il sistema nervoso…tanto che anche quando lo fanno altre persone mi infastidisce! Se io (che per lui sono più costante e determinata fino alla riuscita) smettessi ora…si sentirebbe ancora più sconfitto!

  • Grazie mille, e soprattutto davvero ottimi schemi, chiari e semplici ;)

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