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Crescita Personale: esempi pratici

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Berlino, i wurstel e… l’illusione del controllo

Quando pensi di poter controllare qualcosa, ti stai sbagliando.

controllo

“Se hai tutto sotto controllo, significa che non stai progredendo abbastanza velocemente.”

Mario Andretti.

Nel mio recente viaggio a Berlino ho avuto modo di riflettere su quanto vani siano i nostri continui tentativi di controllare la vita e ciò che ci accade ogni giorno.

In particolar modo, come appassionato e blogger di crescita personale, ho riflettuto sul contrasto tra gli insegnamenti dei guru di sviluppo personale e l’apparente casualità che sembra dominare le nostre giornate. La gran parte delle tecniche di personal development si basa infatti sul presupposto che ad ogni causa corrisponda inevitabilmente un effetto:

Se, se e ancora se… eppure, nonostante la nostra buona volontà, qualcosa sembra sempre andare storto! Quindi Andre, finalmente stai ammettendo che tutte queste strategie sono solo minchiate?! Esattamente il contrario… ma questo lo scoprirai solo se continuerai a leggere (eh… lo so, sono bastardo dentro!).

Dove eravamo rimasti? Ah si! Io perso tra le mie seghe mentali sul controllo in un affollato aeroporto di Berlino.

Sarà stato il caso, sarà stata la Legge di Attrazione, o sarà stata la sonnolenza post wurstel e crauti, fatto sta che mi sono ritrovato a sfogliare sull’iPhone i miei feed preferiti e… BAM! Eccolo là, un articolo dell’ottimo Leo Babauta, intitolato… indovina un po’? “The Illusion of Control“.

Letto in pochi minuti, l’ho trovato la risposta più efficace alle mie riflessioni e ho deciso di farne una libera traduzione per condividerlo con te. Buona lettura.

L’illusione del controllo

Quando pensi di poter controllare qualcosa, ti stai sbagliando.

E’ straordinario quanto spesso pensiamo di avere il controllo di qualcosa, quando in realtà non è affatto così. Il controllo è un’illusione. Definiamo continuamente piani che inevitabilmente finiamo con il procrastinare. Ci hanno insegnato a definire obiettivi e poi a realizzare le azioni in grado di condurci verso questi traguardi, eppure… continuiamo a fallire! Ma nonostante questo, continuiamo a voler controllare un futuro che non può essere predetto.

5 anni fa, saresti mai riuscito a prevedere ciò che è accaduto: la recessione economica, il terremoto e lo tsunami in Giappone, le rivoluzioni nel Nord Africa? Ma senza allontanarci troppo dalla nostra vita quotidiana: 5 anni fa, saresti mai riuscito a prevedere  dove sei e quello che stai facendo oggi?

Certo che no. Non conosciamo il futuro, ne tanto meno possiamo controllarlo. Ci piace pensarlo, ma la verità è ben lontana. Eppure ci ostiniamo a credere nell’illusione del controllo. Ogni giorno dobbiamo affrontare un mondo complesso e caotico e ci stressiamo nel tentativo di controllarlo:

  • Cerchiamo di misurare ogni singola cosa, dalle nostre spese alla nostra attività fisica, dalla nostra to-do list alle calorie che ingeriamo, illudendoci che questi singoli fattori rispecchino fedelmente il complesso mix di cause che determina il risultato finale.
  • Pianifichiamo ossessivamente il nostro futuro, i nostri progetti, le nostre giornate, come se avessimo il potere di manipolare gli accadimenti esterni.

Cosa accadrebbe se finalmente ci liberassimo da questa illusione del controllo?

Immagina un pesce. Un pesce nuota in un oceano caotico che non si sogna lontanamente di controllare. Al pesce non interessa definire piani, strategie o obiettivi: il pesce si limita a nuotare senza voler controllare. Noi, in fondo, non siamo così diversi da quel pesce, eppure continuiamo ad essere attaccati alla nostra illusione di poter controllare ogni cosa.

Abbandona questa illusione: diventa come quel pesce.

  • Smettila di definire obiettivi ed inizia a fare ciò che desideri.
  • Smettila di pianificare ed inizia semplicemente ad agire.
  • Smettila di vivere nel futuro e concentrati sul presente.
  • Smettila di controllare gli altri e sii semplicemente gentile.
  • Smettila di essere demotivato ed accetta le cose così come sono.

Questo potrebbe sembrare un atteggiamento arrendevole nei confronti della vita ed in assoluto contrasto con la nostra società dominata dal mito della produttività e dell’aggressività; in realtà, imparare a vivere in questo modo… è la più liberatoria delle sensazioni.

Conclusioni

Beh.. cosa ne pensi? Ti è piaciuto?

Io ammetto di non essere d’accordo al 100% con Babauta, ma il suo articolo mi ha fatto comprendere che in realtà esiste un punto di sintesi tra la filosofia della crescita personale che vorrebbe che ad ogni azione corrisponda un risultato, e la realtà ben più complessa in cui apparentemente i risultati sono imprevedibili.

Sono giunto alla conclusione che è il nostro attaccamento all’illusione del controllo che non ci permette di librarci in volo verso i nostri traguardi più ambiziosi. Infatti, non otteniamo i risultati che desideriamo quando:

  • siamo troppo attaccati alla forma, dimenticando la sostanza;
  • continuiamo a pianificare, senza mai fare;
  • ricerchiamo la perfezione, invece di metterci in azione.

Tu cosa ne pensi?

Foto di Alfred Hermida

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  • Claudio

    Dal mio punto di vista focalizzerei l’attenzione sull’ossessione del controllo piuttosto che sull’illusione.
    Nella vita si cresce costantemente perchè si hanno obbiettivi, si sono acquisite abilità nel realizzare le proprie azioni, si hanno valori che ci ispirano e anche, non ultimo come importanza, perchè siamo costantemente disponibili a mettersi in discussione.
    Mettersi in discussione è un qualcosa che deve essere solo nostro e non può essere condizionato da nessuno, voglio dire che devo capire che sto sbagliando e che non ricerco il cambiamento solo per rimanere nella mia zona di confort.
    Quindi se il controllo è una costante verifica del mio operato, senza comportamenti maniacali che limitano la propria creatività, va bene; discorso diverso è voler controllare ciò che è esterno a noi, diventa un ossessione che porterà solamente a limitare le nostre azioni e le nostre relazioni con l’esterno.
    Comunque complimenti per il blog ed un sincero augurio di mantenere sempre attiva questa bella palestra per la mente.

  • Articolo molto interessante che invita a riflettere, mi è piaciuto molto.

    E visto che sono anche io proprietario di un blog di crescita personale, mi sono sentito un po’ chiamato in causa. Penso che la crescita personale tramite gli obiettivi abbia comunque senso, perché ha aiutato me e sono sicuro anche molte altre persone. Però d’altra parte è vero che non bisogna aspettare l’occasione perfetta per mettersi in azione, quindi la verità è un po’ da tutte le due le parti.

    Ho quindi deciso di replicare con un contro-articolo sul mio blog che spiega il mio punto di vista, se ti va di leggerlo e darmi il tuo parere ne sarei molto felice. :)

    • Andrea

      Ciao Stefano,
      grazie del commento: perdonami se non l’ho pubblicato prima, ma era finito nello spam.

      Ho letto il tuo articolo e l’ho trovato ottimo… come vedo molti lettori e commentatori hanno scelto la via di mezzo.

      A presto.

  • Io penso che un po’ sul pesce Babauta ha ragione: noi all’origine e “al netto delle sovrastrutture” siamo come quel pesce, o come quella pianta, o come quella formica, o come quella stella. Che fanno loro? Fanno il pesce, la pianta, la formica e la stella. Sono in ognni istante quello che sono nati per essere. Per questo non hanno bisogno di controllare, pianificare, e pre-occuparsi. Vivono e basta. Conoscono “spontaneamente” la loro “mission” (direbbe la crescita personale) e la perseguono “naturalmente”.
    Per noi sarebbe lo stesso, è che noi siamo intelligenti, civili e civilizzati e quindi…
    Penso che Babauta piace anche a me: scrive in modo molto elegante e pulito e questa è una gran cosa.
    Penso anche che ogni tanto sia un po’ provocatorio: se dicesse le cose che dicono tutti nel modo in cui le dicono tutti, non sarebbe Leo Babauta.

  • Amelio

    Ne avevo sentito parlare di zen habits e leo Babauta….. e ti ringrazio per aver portato un suo articolo in Italiano…
    Beh se il titolo del suo blog rispecchia un pò la vera identità del sito,diciamo che il post sull’illusione del controllo è assolutamente normale…. se ha ANCHE una visione un pò spirituale della vita….. diciamo che ci sta…
    e su molti punti concordo con lui…
    E’ passato ormai un anno da quando ho scoperto questo vasto mondo di sviluppo personale fatto di Guru e pieno di grandi paroloni e false promesse…. lo capiamo presto che la vita è un pò diversa :) ci sono tante variabili in gioco e non siamo “solo noi a vivere e a porci obbiettivi”….
    peraltro Babauta non dice di non porsi obbiettivi ma semplicemente di agire senza pensare troppo a quello che veramente vogliamo fare o ottenere…..e non c’è cosa piu’ giusta no?
    Solo gli sciocchi hanno la convinzione di poter controllare tutto….. non possiamo farlo e mai lo faremo….
    ed è giusto cosi…
    purtroppo resto sempre dell’idea che da questo mondo (sviluppo personale) piu’ passa il tempo e piu’ illusione verrà fuori….una volta entrato si è costantamente bombardato da quel senso di “raggiungere la perfezione”…..che secondo me è una cosa insana per tutti noi…….
    Babauta ha ragione da vendere secondo me…

  • Ciao! Bellissimo questo articolo! Io penso che nella vita ci sia bisogno di entrambe le cose: di controllo e programmazione in quanto non siamo pesci ma umani e dunque dotati di tutta una serie di caratteristiche che non sto ad elencare e con cui dobbiamo vivere e fare i conti….. Però la bella notizia è che i giochi non finiscono qui (sarebbe troppo semplice)e siamo anche fatti di ben altro: di qualcosa di immateriale, di non programmabile, di imprevedibile che grazie a Dio ci consente di dare alla nostra vita un valore aggiunto e complementare. Concordo dunque con Andrea circa il “punto di sintesi” o punto d’incontro fra queste due visioni o modi di porsi.
    Ed è assolutamente necessario, secondo me, impegnarsi per trovarlo questo punto d’incontro…perché la verità come sempre, anche sembra banale, è alla fine nella VIA DI MEZZO! Noi siamo sia una cosa che l’altra, abbiamo bisogno sia del controllo che del distacco….siamo sia luce che ombra…sia materia che spirito. E la difficoltà, nonchè sfida sta proprio nel riuscire con abilità e leggerezza a destreggiarci in queste due parti contrapposte ma così indissolubilmente legate fra loro! :)

  • Antonio

    Ho trovato questo sugli obiettivi che è una risposta a Babauta:

    http://lifeexcursion.com/leo-babauta-goals/

    • Andrea

      Ciao Antonio: grazie del link.
      Leo da un po’ di tempo ha rinnegato gli obiettivi, io personalmente ci credo ancora ed il post che hai pubblicato da un ottimo punto di vista.

      Andrea.

  • Io credo nella via di mezzo: obiettivi, pianificazione e controllo sono fondamentali… ma occorre avere un’ottima dose di vera flessibilità e dinamicità, per essere realmente pronti, all’improvviso a cestinare completamente quegli obiettivi, se la “corrente del mercato” spiega altro o se c’è bisogno di farlo.

    Ed è cosi che si realizza la “via del pesce”, nel senso che davvero si nuota, però non troppo a caso.

    Avete mai letto il libro di Seth Godin “Chi ha spostato il mio formaggio?” ;)

    • Andrea

      Ciao Lorenzo,
      grazie del commento.

      Quando hai fatto l’accenno al mercato, ho subito pensato alle mie esperienze nel trading: negli investimenti in borsa ho ottenuto risultati seguendo un metodo in modo disciplinato (controllo) e abbandonando l’illusione di poter controllare l’andamento dei titoli azionari (imprevedibilità degli eventi).

      Grazie inoltre per il riferimento al libro di Spencer Johnson: Chi ha spostato il mio formaggio?. E’ senza dubbio un testo paradigmatico da questo punto di vista.

      Andrea.

  • Amelio

    Sarà ma comunque a me non pare che Babauta volesse intendere “vivere a caso e senza obbiettivi”
    Ma forse ho capito male io :)

    • Andrea

      Ciao Amelio.. ultimamente Babauta non è che dica di vivere a caso, ma piuttosto di seguire ciò che ci emoziona e ci entusiasma, senza porci obiettivi. Ha scritto infatti numerosi articoli proprio sulla sua scelta di vivere senza obiettivi.

  • Meabetter

    Ciao, gestendo anche io un blog sulla crescita personale e sulla felicità del singolo mi sono permesso di risponderti. Non di certo per attaccarti, ma anzi, per dare la mia opinione a riguardo. Mi piacerebbe creare una conversazione produttiva a riguardo, in quanto per un punto, sopratutto, non ci troviamo perfettamente d’accordo.

    Un saluto
    Meabetter

    • Andrea

      Ciao,
      perdonami, ma anche il tuo commento come quello di Stefano era finito nello spam.

      Grazie dell’articolo di risposta: apprezzato.

      Andrea.

  • Ciao a tutti!
    Bell’articolo che – sarà il momento – condivido totalmente.
    Ripeto, sarà il momento, ma trovo sempre più faticoso leggere testi e seguire teorie che puntano costantemente sullo scrivere gli obiettivi, pianificare, ecc. ecc.
    Questa fatica che sto accusando in questi ultimi tempi potrebbe essere dovuto a svariati motivi, non ultimo una tendenza rinunciataria od un attacco massiccio di pigrizia.
    Però… D’altro canto non sono neanche fortemente orientata a non fare nulla, “tanto è già stato tutto predestinato”.
    Come viene evidenziato in vario modo nei commenti sopra pubblicati, forse la giusta via sta nel mezzo: avere sì un disegno generale sul dove si vuole andare, cavalcando la vita e la quotidianità, restando però vigili sui segnali indicatori che arrivano dall’esterno. Che possono essere magari in controtendenza con i nostri obiettivi, ma possono anche indicarci strade diverse e – perchè no – maggiormente interessanti e/o nuove, che non avremmo mai visto se fossimo stati fortemente focalizzati su un binario da percorrere.
    La realtà è troppo affascinante e sfaccettata per non ascoltarla ed osservarla.

  • Andrea C

    Andrea scusami, ma non ho compreso bene il quinto punto finale:
    “Smettila di essere demotivato ed accetta le cose così come sono”
    Non riesco a cogliere il nesso tra demotivazione e accettazione della realtà…

    • Andrea

      Ciao Andrea,

      nel suo articolo Leo scrive:

      We learn to accept the world as it is, rather than being annoyed with it, stressed by it, mad at it, despaired by it, or trying to change it into what we want it to be.

      che tradotto letteralmente (o quasi) sarebbe:

      [Seguendo la filosofia del “pesce”] Impariamo ad accettare il mondo così com’è, invece che infastidirci, stressarci, arrabbiarci, disperarci, cercando di trasformarlo in ciò che vorremmo.

      Nella mia lettura dell’articolo, ho legato questo punto alla demotivazione: riflettendoci su, solitamente siamo demotivati e frustrati quando le cose non vanno come ci saremmo aspettati, ovvero quando non accettiamo la realtà dei fatti e malediciamo il destino per ciò che ci accade.

      Spero di esserti stato utile.
      Andrea.

      • Andrea C

        Sì, grazie, con il testo completo è più chiaro e in effetti avevo intuito che il nesso fosse quello che hai colto tu. Anche se forse, secondo me, più che di demotivazione sarebbe più appropriato parlare di frustrazione.

        Comunque gran bel lavoro stai facendo con questo blog e le pillole. Mi è davvero utile.
        Grazie!

  • Andrea, complimenti per gli articoli che suscitano dubbi e domande! I dubbi e le domande, ecco che cosa è davvero importante :).

    • Andrea

      Grazie a te Ilaria per i continui interventi di valore.
      Andrea.

  • Massive

    I concetti sono quelli classici dello zen (il qui e ora, l’attaccamento che genera emozioni negative…), ma una rinfrescatina da un punto di vista diverso non fa mai male.

  • Sono già diventata pesce, mi aspetto grandi cose! :O) Ciao!

  • Alessandro

    Ciao Andrea,

    ti seguo da parecchio tempo anche se sono poco attivo nei commenti e nelle discussioni.

    Prima di tutto complimenti al tuo sito, conosco Leo (non di persona :-)) ho letto ul suo metodo ZTD (zen to done).

    Nella discussione dici che Leo ha rinnegato gli obiettivi, e voglio fare una domanda a te e a tutti i frequentatori del sito).

    Parlando con un mio collega ho affermato che secondo mé non sempre é necessario definire degli obiettivi per compiere delle azioni. In pratica io sostengo che spesso é sufficiente creare/instaurare un’abitudine, ma il mio collega non era d’accordo.

    Tu, voi, cosa ne pensate?

    Saluti
    Alessandro

    • Andrea

      Ciao Alessandro,
      sono perfettamente d’accordo con te che per compiere delle azioni non servano obiettivi: ogni giorno infatti compiamo azioni che possono essere più o meno allineate con i nostri obiettivi; spesso non lo sono.

      In merito alle abitudini, credo che siano uno strumento molto più efficace degli obiettivi per spingerci quotidianamente a compiere le azioni “giuste”, tuttavia, anche se obiettivi ed abitudini sono “strumenti” differenti, le ultime sono sempre a servizio dei primi.

      Se ti va di approfondire questo concetto, ne parlo nell’ebook gratuito Pillole di Efficacia.

  • Fiorenzo

    Ciao Andrea,

    un bell’articolo! Era scorrevole e si leggeva piacevolmente, come gli altri articoli.

    Tuttavia, per quanto ci abbia riflettuto, non mi trovo d’accordo con Babauda.

    Fondamentalmente il buddhismo zen si basa sul concetto di “essenziale” che però in parte entra in contrasto col buddhismo tratto dal sutra del Loto dove il concetto fondamentale è “causa ed effetto”.

    Noi non siamo pesci, siamo esseri pensanti e in quanto tali abbiamo la facoltà di ponderare ciò che facciamo e ciò che faremo.
    Ora potremmo dire che l’esagerazione nel ponderare porterebbe al “non agire” e su questo siamo d’accordo, ma l’esagerazione opposta, porterebbe ad agire in modo sconsiderato.

    Come in ogni cosa, bisogna trovare il giusto compromesso. Io penso che ad una causa possano corrispondere molteplici effetti e bisogna solo essere consapevoli di questi effetti in modo da generare una giusta causa.

    Per portare un esempio pratico, prendo in considerazione il mio mestiere. Io sono un programmatore web e mi occupo di siti web e software web, ho un collega che fa grafica web.
    Il grafico è creativo ed agisce con l’istinto, le emozioni e la fantasia e questo lo distingue nel suo lavoro (essenziale).
    Il programmatore deve progettare, porsi degli obiettivi e avere chiaro il risultato che deve ottenere, altrimenti arriverebbe ad un risultato tralasciando molti aspetti o, nella peggiore ipotesi non arriverebbe a nessun risultato (causa effetto).
    Questo per dire che in ogni ambito siamo chiamati ad essere più o meno istintivi e abbiamo quindi bisogno di più o meno controllo. Perchè il controllo non è un illusione, l’illusione è solo avere il totale controllo.

    Saluti
    Fiorenzo

  • Ciao Andrea io non sono d’accordo con quanto dice Babauta nella maniera più assoluta.
    Secondo me avere il controllo della propria vita non è un’illusione, è possibile trovare la realizzazione in ogni campo (se lo si vuole veramente).
    Certo non possiamo avere il controllo su altre persone, ma possiamo averlo su noi stessi e sulle decisioni che prendiamo quotidianamente; questo influenza automaticamente anche gli altri.
    Se invece non abbiamo chiarezza d’intenti e vaghiamo nel mondo senza una meta ben precisa, allora si che ci lasciamo guidare da chiunque e perdiamo il controllo.
    Attenzione però, il fatto di poter controllare tutto non significa che ogni nostro piano si realizzi esattamente come lo avevamo programmato inizialmente: questo si che è illusorio.
    Lungo il cammino possono succedere tantissime cose impreviste che ci fanno cambiare idea, ciò non vuol dire che dobbiamo anche perdere il controllo della situazione.
    Se vuoi andare da Roma a Milano e programmi di andarci in aereo, poco importa se l’aeroporto di Roma cancella tutti i voli per via di un attentato ad esempio: la tua meta è essere a Milano il giorno x, vorrà dire che prenderai il treno e ci metterai qualche oretta in più.
    Poi contesto aspramente anche i punti della metafora del pesce.
    Bisogna definire obiettivi e fare ciò che si desidera, una cosa non esclude l’altra per forza.
    Bisogna pianificare e agire, la teoria senza la pratica non vale niente, ma anche la pratica senza la teoria vale poco, e agire d’impulso porta spesso più confusione che altro.
    Bisogna vivere nel presente pensando al futuro, in quanto dobbiamo sapere che persona vorremo diventare domani e cominciare a muoverci in quella direzione oggi.

  • Patricia

    penso semplicemente che non sempre è facile non pensare al futuro e vivere il presente come quel pesce che sguazza beato! indubbiamente la verità sta nel mezzo, un occhio qui e uno là….e diventiamo strabici per forza! quante volte nonostante guardiamo avanti sembriamo non avanzare? perchè diavolo succede???? troppe fisse mentali? e se poi lasciarsi andare è peggio?….ok sto delirando….

  • Patricia

    …e poi…perchè non ho una cavolo di foto? va beh…cavoli miei! scusa…sembra che oggi io voglia sfogarmi qui…..

  • Dexter

    Complimenti per il blog! Ho trovato tanti articoli utili per la gestione del tempo. Mi servivano davvero e spero che ne scriverai altri. Saluti. Dexter.

    • Andrea

      Ciao Dexter,
      certamente.

      Generalmente scrivo ispirato da quanto mi accade nella vita di volta in volta, ma ti ringrazio per il commento, mi è molto utile per sapere verso dove indirizzarmi per i prossimi articoli.

      Andrea.

  • ciao Andrè!

    arrivo buon ultimo a commentare questo splendido post di riflessione :-) e vorrei porti una domanda: se la crescita personale non portasse obiettivi da realizzare, saresti ugualmente interessato?.

    Forse la sottile differenza, se mai ce ne fosse una è tra le parole sviluppo personale e crescita.

    La crescita personale è lontana da obiettivi e risultati, è la nostra filosofia di vita, è il viaggio dentro di noi. E’ l’iniziazione alla conoscenza del sé. Meglio ci conosceremo più saremo equilibrati e felici. Con o senza obiettivi. Per citare un tuo post abbiamo “ucciso il Buddha”.

    Lo sviluppo personale è la nostra crescita esteriore. Sviluppiamo talenti, abilità, abitudini. Quello che scrive Babauta è che ci illudiamo di controllare il fuori, il mare. Non dice ch non possiamo controllare e sviluppare quello che abbiamo.
    Possiamo scegliere tra l’illusione di controllare il mare o tuffarci dentro e dare e ottenere il meglio di noi.

  • Thomas

    Sono d’accordo con le tue conclusioni infatti ho provato sulla mia pelle che liberarsi della zavorra del perfezionismo per raggiungere il 30/30 è molto più produttivo di quanto non si pensi; e nell’indagare le possibili cause delle continue pianificazioni ho capito che ciò che ci spinge a rendere impeccabile la definizione degli obiettivi è proprio la consapevolezza, o il timore se vogliamo, di dover sfruttare al 100% le nostre risorse (economiche, tempo, energie mentali).

    In altre parole la vita è talmente preziosa ed è così un’opportunità unica che non possiamo permetterci di sbagliare l’allocazione delle risorse e di qui tutte le seghe mentali che non fanno che bloccarci ed allontanarci ancor più dalla vetta.

    Ed invece essere un po’ più sereni è la chiave di volta.

    Alle volte il mondo e la vita sono così controintuitivi!

    Sei d’accordo? Ciao

    Thomas

    • Andrea

      Eh già… assolutamente d’accordo.

      Andrea.

  • Illuminante post…
    Ieri è storia. Domani è mistero. Oggi è dono. Per questo è chiamato presente. (Alice Morse Earle)
    Saluti

  • Thomas

    Ciao Andrea ho dimenticato di chiederti perchè tu non fossi al 100% d’accordo con Babauta.

    Il tuo articolo mi è piaciuto molto, ne hai scritti altri in merito allo stesso tema? Se si, potresti linkarmeli?

    Grazie in anticipo per la cortesia!

    Thomas

    • Ciao Thomas,
      non sono d’accordo al 100% con Babauta, perché più che un pesce in balia dell’istinto e delle correnti, mi piace pensare di essere un capitano, che non si illude certo di poter controllare l’oceano, ma può pur sempre governare un timone per scegliere perlomeno la direzione.

      Si, ho scritto altri articoli su questo argomento, eccone alcuni che ti potrebbero interessare:

      Quiedora: cos’è e perché dovresti praticarla
      Segui l’onda

      Nei prossimi mesi ho poi intenzione di scrivere un articolo sulla meditazione: non l’ho voluto fare prima perché la pratico da appena 2 anni, ma credo di poter condividere qualche chicca interessante ora.

      A presto,
      Andrea.

      • Thomas

        Grazie mille! Buona giornata

  • Ciao, interessante articolo, contrastante aggiungerei…

    Sembra un po’ l’opposto di quello che a cui punta lo sviluppo personale, per questo sono d’accordo in parte ed in parte sono d’accordo con te quando dici che ti piace vederti come un capitano.

    Ho affrontato proprio questo argomento nel mio articolo sull’inconscio dove spiego il paragone tra l’uomo ed una carrozza trainiata da cavalli e come i nostri comportamenti e motivazioni siano influenzati dalla mente inconscia. (colgo l’occasione per farmi pubblicità esplicita ;) ma sono sicuro che questi siano degli spunti molto interessanti per coloro che hanno letto il tuo articolo perché riguardano proprio l’argomento “quanto siamo in controllo della nostra vita”).

    Se l’uomo dovesse fare sempre quello che lo entusiasma, sarebbe il caos. Perché significherebbe farsi trainare dagli impulsi inconsci. La mente conscia invece serve proprio a frenare questi istinti e funge da dirigente, anche se molto spesso non riesce ad imporsi. Questo accade perché l’influenza dell’inconscio è molto più grande e potente, ecco perché facciamo così tanta fatica a controllare quei comportamenti e abitudini che vorremmo eliminare.

    Sono d’accordissimo sugli ultimi tre punti per i quali non raggiungiamo i risultati desiderati, ma non sono d’accordo sugli altri cinque punti per vivere come il pesce. Noi progrediamo proprio perché facciamo l’opposto del pesce.

    Quindi, secondo me, per avere un controllo della propria vita bisogna saper integrare entrambe le componenti della propria mente, la parte emozionale e la parte razionale. E, come penso stiamo cercando di fare tutti noi, il problema diventa sapere come farlo.

    A presto!
    Matteo

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