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Crescita Personale: esempi pratici

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Vuoi raggiungere il tuo obiettivo? Devi essere aggressivo

L’importanza di un sano atteggiamento aggressivo per raggiungere obiettivi ambiziosi.

raggiungere un obiettivo

“Gioca in attacco, sii coraggioso, sii confidente, sii determinato e realizzerai appieno il tuo potenziale.”

Greg Norman.

Andre… ma non eri andato in ferie? Ti vedo un po’ nervosetto. Che è ‘sta storia dell’essere aggressivi?!? Che t’hanno dato in Ammmeriga?!?

No, tranquillo, tutto bene! Prometto che in questo articolo non ti suggerirò i “10 modi per picchiare le vecchine alla fermata del bus”.

In questo articolo parleremo di ciò che fa davvero la differenza tra l’ottenere risultati e fallire miseramente. In questo articolo scopriremo perché nonostante i tuoi sforzi ti ritrovi sempre al punto di partenza. In questo articolo sveleremo l’ingrediente segreto per raggiungere un obiettivo ambizioso.

Non sarai mica un frignone?

Al mondo esistono due tipi di persone: i frignoni e quelli che ottengono risultati.

Il frigno – frignonis è una specie molto diffusa nella società moderna, con ampie sacche di diffusione nella penisola italica. La modalità di comunicazione principale del frignone è il lamento ed è conosciuto nel regno animale per la sua proverbiale capacità nell’individuare le scuse più fantasiose per non perseguire i propri obiettivi.

Il frignone è un animale subdolo e tende ad attirare le sue vittime attraverso allettanti inviti o telefonate di cortesia, per poi inesorabilmente finirle senza pietà scartavetrandogli le palle a suon di lamenti, racconti di disgrazie e liste infinite di motivazioni che avvalorino la tesi secondo cui il frignone è l’essere vivente più sfortunato del pianeta.

Ognuno di noi è entrato in contatto almeno una volta nella propria vita con questa specie: i luoghi di avvistamento più consueti sono spesso gli specchi del bagno nelle prime ore del mattino :-D. Se hai ancora qualche dubbio al riguardo ti consiglio di fare il test del frignone.

Obiettivi e frignoni: incompatibili per natura

Si si, vabbé Andre, che sarà mai fare qualche frigna ogni tanto e poi che c’entra tutto questo discorso con il raggiungimento degli obiettivi e l’aggressività.

C’entra, c’entra…

C’è una caratteristica che rende il frignone assolutamente incompatibile con il raggiungimento di un obiettivo ambizioso. Sai qual è? Dai, prova ad indovinare:

  • un atteggiamento fondamentalmente negativo nei confronti della vita? Nah…
  • lamentarsi continuamente? Nah…
  • piangersi addosso invece di agire? Fuochino…
  • massacrare i cojones delle persone che gli stanno attorno? Quasi…

Ciò che rende un frignone assolutamente incompatibile rispetto al raggiungimento di obiettivi di una certa levatura è l’assoluta mancanza di resilienza.

Ti ho parlato del concetto di resilienza presentandoti il libro di Trabucchi “Resisto dunque sono“. La resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, in parole povere, la resilienza è la capacità di affrontare con il giusto atteggiamento gli inevitabili problemi che ci troveremo ad affrontare una volta che abbiamo deciso di perseguire un obiettivo ambizioso.

Ecco, quando il frignone subodora a distanza dei problemi, va subito nel panico: inizia a maledire l’universo, si piange addosso, si strappa le vesti. Insomma mette in atto un atteggiamento di debolezza, subisce gli eventi esterni, da cui si fa condizionare eccessivamente. Sounds familiar?

Come evitare dunque la trappola del frignone e raggiungere quell’obiettivo a cui tieni tanto?

L’importanza di essere aggressivi

L’aggressività è una costante fondamentale della natura.

Ho iniziato ad elaborare questo articolo ammirando i paesaggi selvaggi degli Stati Uniti Occidentali. Gli immensi meandri del Grand Canyon, le imponenti formazioni rocciose di Monument Valley, la potenza della lava nascosta nelle viscere del parco di Yellowstone. Nessuno di questi spettacoli naturali sarebbe stato possibile senza un’azione costante ed aggressiva degli agenti atmosferici e naturali.

Monument Valley

Una sana attitudine aggressiva è il vero segreto per raggiungere un obiettivo ambizioso. Devi imparare a tirar fuori la tua aggressività naturale…

  • quando stai per mollare e sei pronto a farti circondare dal dolce abbraccio della procrastinazione.
  • quando pensi di non aver più la forza di andare avanti.
  • quando hai tutti contro, ma in fondo al cuore sai di essere sulla strada giusta per te.
  • quando non vedi ancora i risultati, ma sai che stai andando nella giusta direzione.
  • quando vorresti piangerti addosso ed iniziare a frignare come un moccioso.

Parliamoci chiaramente, l’aggressività di cui parlo non è cieca violenza, nulla di più lontano, ma piuttosto la “positive aggressive attitude” di cui parla il dott. Maltz nel suo capolavoro Psicocibernetica.

Sono certo che intuitivamente hai capito di cosa sto parlando: magari ti è capitato di provare questa sensazione durante una competizione sportiva, magari in un confronto accesso (ma costruttivo) con altre persone, o ancora quando hai portato a casa un risultato importante al lavoro (magari una grossa vendita) o all’università (superando un esame “tosto”).

Come esseri umani non siamo destinati ad essere sottomessi, da niente e da nessuno, siamo piuttosto chiamati ad esprimere al 100% il nostro potenziale e a farlo in modo proattivo, mettendoci una sana aggressività.

Forse sei ancora in ferie e tutto quello che vuoi è semplicemente rilassarti, ma quando ritornerai nel “campo di battaglia”, ripensa a questo semplice articolo, tira fuori le tue unghie, tira fuori la tua grinta, tira fuori la tua aggressività e quando incontrerai degli ostacoli (perché li incontrerai) non cercare un modo per evitarli, ma piuttosto scagliatici contro con forza e spazzali via.

Buona settimana.

Ps. Ho visto che anche nel mese di agosto molti lettori hanno scelto di portarsi sotto l’ombrellone Vivere EfficaceMente. Allora, ti è piaciuto? Com’è leggere gli articoli del blog in questo nuovo formato? Sei riuscito ad avere un quadro più completo sulla crescita personale? La guida ti ha aiutato ad organizzare meglio il tuo percorso di sviluppo? Fammelo sapere nei commenti.

Foto tratta da internet.

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  • Alex L. Herciu

    Ottimo articolo, Andrea! Complimenti.

    Secondo me è meraviglioso essere “agressivi” nel modo in cui hai spiegato tu. Credo che faccia parte della nostra natura di “conquistare nuove terre” e che ognuno di noi la ha dentro, ma per via di come va la società quell aggressività è stata un po’ soppressa.

    Più non la si usa e più la si sopprime più aumentano le probabilità di perderla, ma più la si usa piú ci viene naturale “combattere”.

    • Ciao Alex,
      collegandomi al tuo commento mi viene da dire che oggi troppo spesso l’aggressività è mal indirizzata (mi viene da pensare ad una certa categoria di tifosi da stadio) o peggio ancora repressa, dando origine a frustrazione e non solo.

      A presto,
      Andrea.

  • Non solo, come dici tu Andrea, serve della sana aggressività per raggiungere obiettivi importanti, ma io aggiungo che non ho mai provato vera soddisfazione per il raggiungimento di un obiettivo, se non ho dovuto tirare fuori in un qualche modo le palle.

    • Grazie Alex, concordo appieno su questa osservazione: senza dedizione difficilmente c’è soddisfazione.

      • Pier Paolo

        Trovo più importante la flessibilità: ovverossia quella dote, facente parte di una “intelligente” resilienza, che ci permette di aggirare gli ostacoli in maniera produttiva senza farci perdere di vista lo scopo principale.

        Se ci si concentra sull’aggressività si rischia di perdere di vista la razionalità: a volte è MOLTO meglio lasciar perdere un obiettivo che ci fa sprecare inutilmente energie per avere in cambio nulla o poco più (al massimo solo una gratificazione momentanea).

        Ricordo il mio ex datore di lavoro: mi rompeva in continuazione per, secondo lui, farmi tirar fuori gli “attributi”, in realtà quella era la SUA normale (e malata) modalità di interagire con gli altri -infatti rapporti reali con il prossimo = 0!

        Per lui era incomprensibile che io, con la mia apparente flemmatica calma (in realtà avrei voluto mollargli una craniata in fronte un giorno sì e l’altro pure!), raggiungessi determinati obiettivi, ed allora con la scusa del “motivarmi” per raggiungere standard più elevati, mi stava sempre con il fiato sul collo.

        Il giorno che mi sono rotto le palle delle sue modalità “motivazionali” e gli ho risposto a tono sulla sua stessa lunghezza d’onda, lì per lì ho ottenuto la sua “ammirazione” ed il suo plauso, ma passata qualche settimana è ricominciata daccapo la tortura.

        Questo mi ha fatto capire che con certe persone l’aggressività non conta nulla poiché loro stessi si nutrono di aggressività e tutto ciò rimane dunque un ciclo chiuso fine a se stesso; nel momento in cui invece nei confronti del mio ex datore di lavoro ho usato un sano e “disinteressato” paraculismo gliel’ho messo in quel posto senza neanche che se ne accorgesse!

        E quello sì che è stato un momento memorabile: l’apparente “non sforzo” è un macigno insopportabile per quelli che pensano che la vita sia sempre e comunque una continua lotta con il coltello fra i denti!

  • Domenico

    Ciao Andrea, ho comprato proprio un paio di giorni fa la raccolta Vivere Efficacemente. Complimenti! É davvero esaustiva e ben strutturata.

    Adesso ti chiedo di tenerla aggiornata anche per quelli che l’hanno già acquistata! :P

    Quest’ultimo post é decisamente “aggressivo”!!! :)
    Ben tornato!

    Sei in gamba, continua così. Il tuo blog é davvero molto ben fatto e aggiornato!

    • Ciao Domenico,
      grazie per l’acquisto, in merito all’aggiornamento, si direi di si: pensavo di pubblicare una versione aggiornata con cadenza annuale, naturalmente gratuita per chi ha già effettuato l’acquisto. Su questo ultimo punto ho però fatto una ca**ata: non mi piace essere invasivo nei confronti dei miei lettori, quindi non ho “costretto” gli acquirenti ad iscriversi ad una mailing list. In questo modo mi riesce difficile inviare automaticamente a tutti gli acquirenti la versione aggiornata, quindi potrò inviare l’aggiornamento solo su richiesta.

      Comunque, grazie per il commento, un metodo lo escogitiamo ;-)

  • daniele

    mio padre me lo ripete sempre…e credo che questo articolo si può tradurre anche con un semplice “chi la dura la vince”.
    mai piangersi addosso, serve solo a creare il vuoto sotto i piedi.

    • Come non essere d’accordo con tuo padre Daniele ;-)

  • ispirato proprio dala natura eh?
    mi piace l’idea di ricordarne la forza, e riscoprire la nostra. COme se ci si legasse alla terra.
    Dev’essere stata un bella vacanza :)

    • Ciao Lila, eh si: i paesaggi del far west americano indubbiamente ispirano un senso di immensità e “potenza”. ;-)

  • Alessandra

    Tutto vero come sempre! Ma quello che scrivi lo riesci ad applicare su te stesso o anche tu qualche volta ricadi nella procrastinazione?

    • Ciao Alessandra: all’inizio della guida Start! racconto in parte la mia storia di procrastinatore seriale: no, sono tutt’altro che perfetto, ma aver affrontato determinate sfide credo mi abbia dato un vantaggio. Oggi grazie alle tecniche imparate (e soprattutto applicate) procrastino molto meno: solo quest’anno pubblicherò, tra versioni standard e kindle, 4-5 guide da centinaia di pagine ciascuna; cosa che probabilmente avrei continuato a rimandare solo qualche anno fa. Certo ci sono ancora momenti in cui procrastino, ma a volte la procrastinazione è sana: non siamo robot ;-)

      Spero di aver risposto al tuo commento,
      Andrea.

  • Antonio

    Ciao Andrea,

    ti seguo sempre e trovo sempre i tuoi articoli molto interessanti e con spunti di novità che si capisce che non sono riciclati, ma vengono fuori dalla tua vita: forse è per questo che acquistano credibilità e spessore quando li racconti. Avevo una domanda: cosa mi dici di quegli obiettivi che ti prefissi, e poi, strada facendo, ti rendi conto che forse non ne vale la pena di perseguirli? Ti è mai capitato? E’ un altro subdolo trucco del nostro cervello o ci sono casi in cui vale davvero la pena lasciar stare e accantonare il progetto?

    Ciao!

    Antonio

    • Ciao Antonio,
      grazie del commento.

      Credo di aver capito a quali obiettivi fai riferimento: si mi è capitato più di una volta di trovarmi in una situazione simile e posso dirti che scoprire che un obiettivo non merita più il nostro impegno è sempre meglio che non averci provato affatto.

      Detto questo, come capire se andare avanti o gettare la spugna? Ti rispondo riprendendo un esempio dalla mia esperienza professionale. In molti progetti di investimento di grandi dimensioni (svariate centinaia di milioni di euro) capita che a metà dell’opera ci si ritrovi in mezzo ad un guado. Le cose non sono andate esattamente come pianificato (strano!) e ci si trova di fronte ad un dilemma: da una parte si è investito già molto e chiudendo il progetto si rischia di perdere tutto, dall’altra per portare a casa il risultato è necessario ancora investire in modo consistente. Che fare in questi casi? Numerosi studi hanno evidenziato come gli amministratori delegati tendono a proseguire gli investimenti, spesso non adottando giustificazioni oggettive. Insomma la paura di perdere i soldi investiti è più grande della paura di investire nuovi soldi. La scelta più efficace in questi casi è invece quella di fare un’attenta analisi del rapporto (investimenti sostenuti + investimenti da sostenere) / benefici attesi. Normalmente si utilizza un modello chiamato DCF (Discounted Cash Flows), se il risultato è negativo, nonostante i soldi già spesi è opportuno chiudere il progetto. Perché questo pippone? Perché anche per i nostri obiettivi personali, se non siamo più in grado di trovare le giuste motivazioni per proseguire è opportuno chiuderla li. Questo non è un invita a mollare al primo ostacolo, ma piuttosto a fare una revisione mensile/trimestrale dei propri obiettivi, mettendo in evidenza i progressi fatti e testando quali sono ancora le nostre motivazioni. Sei in grado di fare un elenco di almeno 10 motivazioni che ti spingono a perseguire il tuo obiettivo? Sono motivazioni intrinseche, ovvero dettate da te stesso, o motivazioni estrinseche, ovvero dettate dal mondo esterno? Se non sei in grado di trovare almeno 10 motivazioni intrinseche io valuterei l’abbandono, in caso contrario: testa bassa e pedalare! ;-)

      • Io ritengo che la consulenza di dirigenza aziendale e il life coaching siano leggermente diverse, perciò (pur condividendo il concetto che i benefici di continuare fino al raggiungimento dell’obiettivo, devono superare i sacrifici) io non misurerei la motivazione a continuare soltanto con quanti motivi ho per continuare, ma trovo più importante quanto importante è per me quell’obiettivo. Facciamo un caso pratico (così ci capiamo meglio): se l’obiettivo di una donna è diventare madre, trovare un compagno è un’unico motivo grande grande (non ne ha bisogno di altri 9 per decidere se continuare oppure no).

        Quindi Antonio prova prendere un foglio e tira una riga a metà dall’alto verso il basso, a sinistra scrivi ciò che perdi se non raggiungerai il tuo obiettivo, a destra cosa guadagnerai (non necessariamente in termini di soldi, ma anche in termini di autostima, felicità, energia, amicizie, salute, tempo libero etc). Poi a fianco ad ogni cosa che hai scritto metti un “peso” da 0 (non te ne frega proprio niente) a 10 (saresti pronto a morire per raggiungere questo motivo, o quasi… ;-) )

        Se non hai qualche motivo che ha almeno un peso di 7, qualche dubbio che tu ci tenga veramente, io ce l’ho :-)

        Infine trovo ottimo il suggerimento di Andrea di:

        1) avere un piano
        2) fare una revisione periodica di questo piano

        in questo modo è più facile capire quando si sta finendo fuori rotta (e capita sempre, perchè gli imprevisti ci sono sempre), se è venuto a mancare uno dei presupposti che all’inizio ci ha fatto partire o se semplicemente ci siamo scoraggiati o abbiamo paura di qualcosa.

  • Antonio

    Grazie mille, gran bella risposta!!!

    • Pier Paolo

      Ottima questa analisi di Alexander: mi sono infatti accorto che nel mio attuale progetto è principalmente venuto a mancare proprio IL presupposto che all’inizio mi aveva fatto partire, quella caratteristica che mi aveva MOTIVATO in maniera preponderante.

      Crollato quello inevitabilmente è venuta a mancare tutta la spinta motivazionale.

      Altra lezioncina da apprendere: se il gioco lo vuoi giocare a modo tuo ne devi essere responsabile in maniera totale, ovverossia o sei tu il boss che detta le “regole”, oppure se pensi che gli altri ti appoggeranno e supporteranno i tuoi progetti “lungimiranti”, finirai per trovare qualcuno che avrà sempre il modo per romperti gli zebedei!

  • Cristina

    Ciao. Come formatrice parlerei più di intraprendenza, dedizione o ancor meglio motivazione, ma non di aggressività. Trovo il suo impiego sempre sconveniente, soprattutto perchè a lungo termine essere sempre “aggressivi” fa diventare aggressivi per assuefazione. E una società di persone “aggressive”, come pure di piagnoni, è a dir poco agghiacciante. Lo vedo quando i ragazzini che praticano una disciplina di resistenza a livello agonistico mutano il carattere dal momento che si istiga loro il raggiungimento del risultato in modo più o meno scoperto. Dico questo: una persona motivata, che insegue un obiettivo legato alla propria evoluzione personale, non ha bisogno di essere aggressiva. Una casa si costruisce mattone su mattone, dalle fondamenta al tetto. Sei poi si sceglie la sabbia al posto della roccia, beh, è un altro problema.

    • Ciao Cristina, grazie del commento. Apprezzando il potere delle parole nei miei articoli mi piace “giocare” con i luoghi comuni. Al termine aggressività è associato un significato essenzialmente negativo, su questo concordo pienamente con te. Nell’articolo ho invece provato a dare una nuova accezione a questa parola, cercando di sintetizzare in questo termine concetti come “rabbia agonistica”, “grinta”, “motivazione”, “determinazione”. A mio parere, soprattutto nel mondo della formazione c’è un abuso di determinati termini (motivazione è uno di questi) che spesso vengono svuotati del loro significato. Ho notato che invece utilizzando termini controversi in modo inaspetatto spesso il lettore comprende ad un livello più intimo determinati concetti.

      Uhm…direi di aver risposto con una notevole supercazzola! Forse avrei dovuto utilizzare un “semiotica” da qualche parte! Ahaha ;-)

      Grazie ancora del commento, adesso sono serio ;-)

  • Cristina

    Tranquillo, capisco appieno quanto dici. Ma a proposito di rabbia agonistica simpaticamente ti porto un esempio che ho provato sulla mia pelle lungo i miei 16 anni di attività e che cerco di impartire ai miei piccoli, in controtendenza alla maggioranza: nel mio sport (canottaggio) un allievo educato ad andare in gara guardandola non come una sfida ma come un momento valutativo di un percorso di più ampio respiro umano porti a casa un risultato alla pari con gente molto più allenata e formata nella mentalità agonista. Nel primo caso con ogni risultato finisce il confronto (odio il termine “gara”) sempre in pace con se stesso e conscio di cosa fare per migliorarsi; nel secondo caso è succube delle aspettative frustrate e, magari, del giudizio altrui. Il caso Schwazer, indipendentemente dal doping, mi pare significativo.
    Grazie del confronto <:D
    …. e che veloce che sei a rispondere!!!!
    Ciauuuuuu.

  • Federica

    Ciao Andrè, sai, è difficile che non sia d’accordo con te, ma questa volta non condivido. Secondo me l’atteggiamento aggressivo(ovviamente non quello che ti porta a insultare e picchiare chiunque ti stia attorno ma) può essere utile sono per ottenere risultati a breve termine, come appunto una competizione sportiva, io gareggiavo e so che significa, durante la gara si è talmente tesi che la stessa non può durare più di qualche ora, questo è un’atteggiamento che distrugge. Io preferisco la determinata calma, c’è davvero bisogno di aggressività mentale per raggiungere degli obbiettivi? O forse può funzionare anche una serena convinzione?

    • Ciao Fede, grazie del commento.
      Guai ad avere lettori “yesmen”: ben vengano i pareri discordanti costruttivi.
      Concordo con te che l’aggressività di cui parlo abbia una natura temporale ristretta: è una sorta di scossa che deve svegliarci quando ci stiamo impigrendo sulle nostre posizioni o ancor peggio iniziamo a piangerci addosso. Come giustamente sottolinei, difficilmente si va da qualche parte senza una serena convinzione di fondo. Credo che i due concetti non siano contrapposti, ma piuttosto complementari se visti in lassi di tempo differenti.

  • Andres Ricci

    Ciao Andrea, inanzitutto devo dire che è un gran bel post. In veritá per raggiungere i propri obiettivi ci deve sempre essere una buona dose di aggressivitá che ci dia confidenza e la spinta giusta! L’aggressivitá sommata alla determinazione è veramente efficace.

  • Andres Ricci

    Ah! ti faccio anche una piccola correzione :) no si scrive cohones, si scrive cojones ( sono argentino).

    • ahaahaha… grazie mille Andres, correggo subito!

      Andrea.

  • franco

    ciao andrea,
    credi che il famoso “mollare tutto” e trasferirsi all’estero per un anno può aiutare chi, timido come me, sente di avere poca, pochissima aggressività?
    grazie!

    franco

    • Non credo Franco.
      Ritengo le esperienze all’estero fondamentali, ma non si cambia vita solo cambiando paese: o almeno non è così automatico come alcuni vogliono farti credere.
      Infatti sarai sempre tu in un posto diverso: devi innanzitutto lavorare su te stesso e questo lo puoi fare già dove vivi ora.

  • mate

    Come si fa a dimenticarsi di essere stati un piagnone introverso per dieci anni? Di aver sprecato 10 anni della propria vita?

    • Ciao Mate,

      Come si fa a dimenticarsi di essere stati un piagnone introverso per dieci anni? Di aver sprecato 10 anni della propria vita?

      Per esempio, ogni giorno fare piccolissimi atti di coraggio in modo tale da ri-allenare questo “muscolo”. Passando al lato pratico: da oggi ogni volta che ti sorprendi a lamentarti di qualcosa, ti ripeti mentalmente (o a voce alta se sei da solo) “Io sono responsabile dei risultati che ottengo”.

      Per i primi 7 giorni questo è sufficiente. (segnati la data su un calendario)

      Dall’ottavo al quattordicesimo giorno, oltre a ripeterti la frase, ti poni anche la domanda: “Come posso fare per _________________ (per esempio: cambiare la situazione/raggiungere il mio obiettivo/etc) ?” Più specifico sei, meglio è.

      Dal quindicesimo giorno in poi, oltre a quanto sopra, ti poni la domanda quale piccola azione puoi fare tu subito per cambiare la situazione e la metti immediatamente in pratica.

      Qualora questo processo ti sembra troppo lungo e macchinoso, ti faccio notare come l’abitudine di essere un piagnione si è formata proprio così: un pò alla volta pian piano (e non dalla notte alla mattina e non sei nemmeno nato così).

      ciao
      Alexander

      • mate

        Ciao Ale e grazie della risposta.
        No non sono nata piagnone ( non scrivo piagnona perchè non mi piace) ma “all’evento traumatico” sono andata nel pallone, l’ho subito e me ne sono fatta condizionare per 10 anni.
        E ha ragione Andrea sull’aggressività, se lo fossi stata forse mi sarei ribellata…….e non avrei perso 10 anni della mia vita.
        Dai 20 ai 30 ho fatto quello che gli altri volevano e la rabbia l’ho rivolta contro di me con l’anoressia e altro che non vi sto dire. In quei 10 anni non ho imparato nulla, li ho semplicemente persi e questo articolo di Andrea me lo ha ricordato.
        Non riesco proprio a perdonarmelo perchè ora so che era possibile agire in maniera diversa se solo avessi smesso di dare la colpa agli altri e alla malasorte.
        Certo se Andrea fosse stato un bambino prodigio e avesse aperto il blog all’epoca…chissà

      • Non riesco proprio a perdonarmelo perchè ora so che era possibile agire in maniera diversa se solo avessi smesso di dare la colpa agli altri e alla malasorte.
        Certo se Andrea fosse stato un bambino prodigio e avesse aperto il blog all’epoca…chissà

        Cara Mate,
        l’unico modo per cambiare il tuo futuro, è lasciar perdere il passato (quindi basta recriminare, ormai è successo, amen) e vivere nel presente.

        Una possibile traccia te l’ho indicata, ora sta a te decidere se vuoi cambiare.

  • Ciao Andrea, ho letto in ritardo ma con grande piacere questo tuo bell’articolo! :-) Mi ritrovo in molte cose che dici e non ti nascondo che, in passato, ci sono state situazioni che mi facevano venir voglia di “mollare” (non parlo solo del lavoro…).

    E’ in casi come questi che bisogna tirare fuori una bella dose di aggressività, e lottare per andare a prenderci ciò che ci spetta. Ammesso e non concesso che ce lo meritiamo veramente!

    Concludo citando una bellissima e significativa frase di Randy Pausch (sicuramente sai chi è…): “Non lamentatevi. Lavorate più duramente. Non cedete. L’oro migliore è quello che giace in fondo ai barili di merda”.

    • Concludo citando una bellissima e significativa frase di Randy Pausch (sicuramente sai chi è…): “Non lamentatevi. Lavorate più duramente. Non cedete. L’oro migliore è quello che giace in fondo ai barili di merda”.

      Randy Pausch è un grande maestro per me, un uomo che ha veramente vissuto secondo ciò che predicava. Sua anche l’affermazione “I muri esistono per una ragione. Non certo per allontanarci, ma per darci la possibilità di dimostrare quanto davvero desideriamo qualcosa !

      Ti ringrazio Mark per avermi ricordato il Grande Randy.

  • Fabio

    Ciao Andrea,
    Io credo che non si debba essere fondamentalmente aggressivi (anche perchè se no ciò prima annebbierebbe il proprio raziocinio con azioni dettate dall’istinto). Ma sostengo che si debba prima trovare l’equilibrio….Insomma il principio del wu wei

    http://it.wikipedia.org/wiki/Wu_wei

    Insomma l’equilibrio tra l’agire e il non agire (capire dove agire e dove non ha senso agire)…E per raggiungere tale ambizione bisogna assolutamente avere la visione chiara di quello che sta davanti a noi e dei nostri obiettivi.

    Insomma la calma e la tenacia sono le virtù dei forti (prima dell’applicare la forza della volontà bruta)

    “Le prospettive della vita dipendono dalla diligenza; l’artigiano che vuole perfezionare la sua opera deve prima affilare i suoi utensili.” (Confucio)

    quindi:

    prima di tirare fuori le unghie bisogna renderle indistruttibili (chi ti dice che lo siano??)

    Buona giornata!!

    p.s.: complimenti per il blog!!

  • Fabio

    add: l’aggressività corrode l’energia interiore (prima o poi)

    l’equilibrio….l’agire senza sforzo no!!

  • Fabio

    sommatoria di piccoli passi (anche in breve tempo) = grande passo ==> obiettivo ambizioso

  • Fabio

    è più importanti avere il focus sull’obiettivo o sul fatto di essere aggressivi?

  • Serena

    Andrea,sono una tua ammiratrice! Grazie ai tuoi consigli ho imparato a fare molte cose che prima non volevo e non potevo fare,per colpa del mio carattere e della paura infinita che ho nel fare qualsiasi cosa. Volevo chiederti,come posso usare questa “aggressività sana” anche davanti ad un professore o un assistente(i peggiori) in sede d’esame? Per me è davvero complicato. Ho una remissività che a volte mina il mio rendimento… Quasi mi faccio calpestare da chi mi interroga,soltanto perchè non so come pormi,vorrei non sembrare nè superba nè uno zerbino.Negli ultimi tempi ho migliorato questo mio modo di pormi così timido e indeciso,però ancora non mi basta. Devo fare qualcosa,non fosse altro per il percorso di studi che ho scelto,Giurisprudenza. Diciamo che in quest’ambiente devi lottare con le unghie e con i denti,e a volte sono esausta! Sto iniziando il 5° anno,e vorrei fare il possibile per laurearmi in tempi accettabili. ho in testa cosa fare,ma ho davanti a me degli ostacoli enormi che mi rendono il cammino lungo e difficilissimo. Grazie ancora per i tuoi meravigliosi articoli,per me sono delle chicche preziose! ;-)

    • Ciao Serena,
      grazie a te del commento.

      Come hai giustamente sottolineato “l’aggressività” di cui parlo naturalmente non è riferita alle altre persone, tanto meno si tratta di superbia.

      In merito all’atteggiamento timido ed indeciso, fatto salvo che un po’ di sana umiltà non guasta mai, ti suggerirei di provare un paio di tecniche:

      inizia a parlare lentamente. Non ti conosco Serena, quindi non so se questa tecnica faccia al caso tuo, ma generalmente chi ha un atteggiamento timido e remissivo tende a parlare di fretta e a bassa voce, cercando di esporre quanti più concetti possibili nel minor tempo possibile. Prova invece a parlare con la massima tranquillità, esponendo con chiarezza pochi concetti chiave, utilizzando le giuste pause ed un tono di voce adeguato. Parlo di questa tecnica più approfonditamente qui.
      utilizza la corazza invisibile. Ti ho visto! hai riso!!! ;-) Si lo so, questa sembra uscita da qualche fumetto, ma è una tecnica molto efficace. Ogni volta che devi affrontare una situazione che ti mette a disagio immagina un’armatura indistruttibile di plexiglass trasparente discendere dal cielo ed avvolgerti. Dentro questa armatura sei tu a fare le regole, nulla la può attraversare, sei perfettamente a tuo agio. Gli assistenti? Sono vocine innocue dietro la tua armatura di plexiglass.

      Fammi sapere come va,
      Andrea.

  • Davide

    ciao andrea,
    giuro non so nemmeno io come sono capitato qui a leggere questi post,ma uno dopo l’altro mi hanno coinvolto sempre di più,sono così veri e intensi e…bhe soprattutto questo..avrei dovuto leggere un pò di anni fà questo post.
    leggendo quello che hai scritto mi sono rivisto in quasi tutto,soprattutto nell’essere frignone,mi lamento molto, forse troppo sulla mia sfortuna.so che non interessa a nessuno ma volevo una tua risposta. è da bambino che pratico calcio, da 5 anni a livello di settore giovanile professionistico. di questi cinque anni solo il primo è andato benone,arrivando addirittura in nazionale.ma non lo so..tutti i miei allenatori mi dicono la stessa cosa, tu hai qualità ma non hai quella più importante..la cattiveria,l’aggressività.non ho mai saputo fare questo passo decisivo,e non intendendo solo a livello sportivo,cioè penso sia così anche nella vita di tutti i giorni al di fuori dal campo..e sono arrivato a un punto in cui la mia carriera andava in netta discesa…adesso sono ancora giovane ho 18 anni..ma mi sento che potevo essere da un altra parte ora,adesso sono senza squadra perchè la mia ex squadra è fallita(RESTANDO NEL TEMA SFORTUNA). sono arrivato al punto di pensare che forse non ne vale più la pena, ma io non voglio mollare..volevo solo chiederti un consiglio..
    leggendo i tuoi post so che puoi darmi una risposta, io non ho mai fatto una cosa simile eh..cioè vuol dire veramente che mi ha impressionato da come hai colto in pieno..non lo so forse mi sono sputtanato un pò troppo non so nemmeno io perchè l’ho fatto… sento che puoi essermi di grosso aiuto.
    GRAZIE

    • Ciao Davide,
      benvenuto.

      In realtà io conosco una persona molto più brava di me che può aiutarti a ritornare in carreggiata.
      Beh, a dirla tutta, la conosci anche tu: la incontri ogni mattina davanti allo specchio.

      sono arrivato al punto di pensare che forse non ne vale più la pena, ma io non voglio mollare..volevo solo chiederti un consiglio..

      Questa frase sintetizza meglio di ogni altra il tuo attuale stato d’animo:
      – da una parte c’è un ragazzino frignone (“sono arrivato al punto di pensare che forse non ne vale la pena“). Nota il giro di parole che hai fatto per esprimere questo concetto: è la frase tipica di una personalità debole, di una persona che tentenna e non sa bene cosa vuole fare della sua vita.
      – dall’altra parte c’è invece un uomo (“io non voglio mollare“). Riesci a notare come questa frase sia molto più diretta? Questo è il pensiero di una persona decisa, che sa quello che vuole.

      Questo per dimostrarti che hai già in te tutte le risorse di cui hai bisogno. Devi solo scegliere quale delle due persone essere davvero.
      Non permettere a nessuno, neanche ai tuoi allenatori di dirti cosa ti manca o cosa non hai. Loro non hanno neanche la più pallida idea di quello di cui sei capace. Chiaro?

      Ok Davide, quello che penso te l’ho detto: mi raccomando, tra un paio d’anni, quando sarai tra i convocati ai mondiali in Brasile, mi devi 2 biglietti per la finale (no, non sto scherzando).

  • Sonia

    Non credo nel potere dell’aggressività! Forse sarebbe il caso di parlare di determinazione, è un concetto meno violento e più teso a costruire e non a distruggere. Inoltre, la definizione di “fregnone” mi pare un po’ semplicistica. Le suddivisione del genere umano in categorie assolute con conseguente etichettamento, anche se a fini “esemplificativi”, non porta gran giovamento alle capacità relazionali che rappresentano buona parte delle competenze necessarie per arrivare al raggiungimento di un obiettivo. Per citare: “Le parole sono importanti”. Voi che dite?

    « Dobbiamo distinguere nell’uomo due tipi completamente diversi di aggressione. Il primo, che egli ha in comune con tutti gli animali, è l’impulso, programmato filogeneticamente, di attaccare o di fuggire quando sono minacciati interessi vitali. Questa aggressione difensiva, “benigna”, è al servizio della sopravvivenza dell’individuo e della specie, è biologicamente adattiva, e cessa quando viene a mancare l’aggressione. L’altro tipo, l’aggressione “maligna”, e cioè la crudeltà e la distruttività, è specifica della specie umana, e praticamente assente nella maggior parte dei mammiferi; non è programmata filogeneticamente e non è biologicamente adattiva; non ha alcuno scopo e, se soddisfatta, procura voluttà »
    (Erich Fromm, Anatomia della distruttività umana)

    • Ciao Sonia,
      grazie molte per questo commento, l’ho trovato molto interessante :-)

      Ps. parlavo di “frignone” e non “fregnone”: quella dei “fregnoni” temo sia un’altra categoria molto diffusa, soprattutto in Italia; ovvero narratori compulsivi di fregnacce ;-)

      A presto,
      Andrea.

  • Sonia

    Questione di vocali sulla tastiera del PC! ;)

  • blu

    ciao andrea,
    anche io ho un problema di mancanza di aggressività (ho 19 anni), sono fin troppo diplomatico e riflessivo (e anche insicuro), e questo mi ha tolto molte occasioni (con ragazze, amici, e nella vita in generale). Penso che l’aggressività (intesa come voglia di spaccare il mondo in senso buono) sia una forma di energia spirituale fondamentale per la vita al giorno d’oggi, del tipo chi pecora si fa il lupo lo mangia. Ebbene ho provato questa ‘energia’ solo in momenti particolari, come in litigate particolarmente accese (molto rare) o facendo sport. Per il resto del tempo, onestamente, penso di essere un frignone, uno che si ‘culla’ nei rimpianti e che vive nel passato. Cosa mi consiglieresti per tirare fuoria quell’aggressività, quella sicurezza e sfrontatezza nel buttarsi nelle cose fregandonese del risultato?

  • VICTOR

    io sono una persona modesta e questo articolo mi servirà

  • max

    Ciao,
    mi permetto di dire la mia in quanto è un argomento che mi riguarda in maniera molto decisa.
    Ho sempre avuto questo tipo di problema, tant è vero che nella vita (ho 36 anni) non sono mai riuscito a portare a termine nessun obiettivo ambizioso, a discapito della mia ambizione che c’ è…è lì…e richiede sempre la sua parte.
    10 anni fa ebbi un’ esperienza di 4 anni di psicanalisi, ne ero uscito diciamo bene ma avevo affrontato solo una parte dei miei scheletri nell’ armadio.
    Ad oggi, dopo una serie di eventi traumatici, mi si è ripresentato il nodo che dovevo sciogliere da tempo : per farla breve, io NON HO MAI POTUTO esprimere la mia aggressività, per via del modo in cui sono stato cresciuto, ho sempre messo davanti gli altri, io ero sempre quello che nelle situazioni poi scappava, e non portava a termine, o non si prendeva ciò che avrebbe dovuto prendersi !!!
    E vi posso assicurare che ho sempre provato a mettercela tutta, sono caduto 100 volte e mi sono rialzato 100 volte, la grinta ce l’ ho ma..a causa di questo che è fondamentalmente un problema di autostima, non ce l’ ho mai fatta finora.
    Ad oggi ho intrapreso un nuovo percorso con un nuovo terapeuta, sono saltate fuori diverse consapevolezze che stanno finalmente tirando fuori la mia rabbia , intesa appunto come aggressività positivita, costruttiva, e spero da qui di riuscire a prendere finalmente la mia strada (mi sto preparando per superare un test di ammissione all’ università, intanto).
    Chi non ha mai provato questa esperienza, non sa cosa voglia dire star male tutta la vita, vedere gli altri che “si prendono” i loro obiettivi, e tu stai li al balcone a guardarli, vieni criticato perché non fai determinate cose, tu vorresti prendere una strada ma poi invece non ci riesci, allora per vivere sei costretto a fare delle cose che nn ti piacciono, che hai sempre odiato, che non sono tue, e intanto gli altri però seguono la loro strada !!!!
    Non vale per tutti il discorso del lamentarsi, perché c’ è gente che proprio non riesce a tirar fuori l’ aggressività , perchè nel momento in cui sei nato e nei primi anni di vita ti viene trasmesso il messaggio sbagliato, ovvero :”tu non vali!!!”, magari involontariamente e inconsciamente, ma comunque è successo, e tu cresci così, senza un valore !!!
    Scusate lo sfogo ma mi sono rotto i maroni di vedere gli altri riuscire nella vita e io devo star li a guardare , magari subendo anche le prepotenze di certi arroganti!!!
    é una cosa che va oltre la volontà in certi casi !!!

    • Ciao Max,
      grazie per aver condiviso la tua testimonianza.

      In bocca al lupo per il tuo percorso.

      Andrea.

  • Sebastiano

    Ciao Andrea,
    anch’io come max ho questo problema, ed anzi non ho 36 anni, bensì 22.
    Sono sempre condizionato dalle decisioni degli altri (soprattutto dei miei genitori), che ogni qualvolta posso fare qualcosa piccolo o grande che sia, loro devono mettermi i bastoni fra le ruote. sono sempre cresciuto con la frase “TU NON CAPISCI UN CAZZO!!!”, oppure “MA COSA NE VUOI SAPERE TU”. Tanto da portare la mia autostima sotto lo zero. ancora non riesco a trovare un lavoro, e se faccio un colloquio ho sempre quel timore di non essere mai assunto (come mi è sempre capitato) tutto ciò mi demoralizza e purtroppo tendo a non rialzarmi, come se prendessi un pugno allo stomaco, duro da sopportare, la mia ambizione anzi è molto grande, e purtroppo mi servirebbe tutta l’aggressività che ho soppresso fino adesso, dovrei indossare una maschera per non mostrare la mia vera identità, ma mi è difficile. E vorrei sapere come fare.
    In ogni caso grazie a te, leggo perle di saggezza e non le solite boiate che ti fanno illudere. Racconti cosa c’è di più vero tra noi persone malinconiche e demoralizzate.

  • Lost

    Ciao Andrea , anch’io come tanti sono un soggetto alla ricerca di una personale aggressività. Dopo aver subito soprattutto nell’ambito lavorativo da un ex datore di lavoro angherie e umiliazioni che non sto a narrare perché rasentano l’incredibile, sono da poco finalmente riuscito ad avere in quest’ambito ricevuto le gratificazioni che da tanto aspettavo, sia in termini di valorizzazione dell’operato, sia economici. Ora mi trovo a vivere in un sereno e costruttivo clima lavorativo, ma manca ancora qualcosa che il mio superiore di tanto in tanto mi fa notare (con una certa aggressività ) appunto l’aggressivita. La critica e’ che non è in quello che faccio, ma in come lo faccio, e la cosa peggiore e’ che non mi rendo conto di questo. Nel mio lavoro a volte bisognerebbe “gridare” per far arrivare il concetto, invece sono molle, dico e faccio le cose giuste, ma non con il tono e la giusta determinazione. Che mi consigli?

    • Ho sempre pensato che chi deve gridare non ha in realtà argomenti.
      Più che la sana aggressività di cui parlo in questo post, ti consiglio di approfondire il concetto di assertività: ne ho parlato in questo articolo.

      A presto,
      Andrea.

  • Ciao Andrea,

    sono, senza ombra di dubbio (e senza fare il test) in una piena e densa fase di “frignone”. Grandi problemi (l’azienda di famiglia che va a rotoli, causa crisi e scelte sbagliate) davanti ai quali sale l’impotenza, mi paralizzano letteralmente e ci metto un po’ a reagire. So cosa mi fa stare bene e voglio arrivare lì. Rivoglio la mia vita. La rivoglio. Leggo con assiduità ogni tua “pillola” e -almeno per un po’- mi aiutano a stare meglio e a vedere le cose da un’altra prospettiva che non sia quella della paura. Ok, ora torno a combattere. Continua così :-) FRIGNONE MODE: OFF

  • loris

    Mi pare che si voglia dare ad aggressività i significati (a seconda) di tenacia, di determinazione, di fiducia nei propri mezzi, di competitività. E non ho mai incontrato nessun bravo superiore (nel lavoro ad esempio), o recruiter esperto, che guardi all’aggressività come una qualità positiva. Non sono d’accordo.

  • Giuliano Altavilla

    A proposito di resilienza non so se hai letto o preso in considerazione il libro di Nico Valsesia http://amzn.to/2b3mlY8 per me è stato di ispirazione

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