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Crescita Personale: esempi pratici

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Come comunicare EfficaceMente

Due piccoli segreti per aiutarti a comunicare con efficacia quando sei insieme agli altri.

come comunicare efficacemente

“Il modo in cui comunichiamo con gli altri e con noi stessi determina la qualità delle nostre vite.”

A. Robbins.

Nota dell’autore: l’articolo di oggi è un guest post di Marco (alias Reborn) di SeduzioneAttrazione.com. Marco è anche autore dell’ebook bestseller su Amazon: “Seduzione e Attrazione“. Se hai un Kindle, ti consiglio di scaricare questa guida: per ringraziare i lettori di EfficaceMente dell’ospitalità, Marco ha messo a disposizione il suo manuale gratuitamente (solo per oggi). Ok, le comunicazioni di servizio sono terminate! Lascio la parola a Marco che ci parlerà di come comunicare meglio.

Nella crescita personale si parla spesso di abilità da apprendere: gestione del tempo, definizione degli obiettivi, tecniche di memorizzazione, produttività personale, lettura a freddo, autostima, etc., etc. Tutte cose giustissime, per carità, eppure io sono sempre stato un fervido sostenitore delle “pulizie di primavera”.

Dal mio punto di vista, la crescita personale, ancor prima di aiutarci ad apprendere nuove capacità, dovrebbe liberarci da un’infinità di blocchi mentali che limitano il nostro potenziale; parafrasando Brad Pitt in Fight Club potremmo dire che…

“L’automiglioramento è masturbazione, invece l’autodistruzione…”

Tyler Durden.

Comunicazione ed autodistruzione

La necessità di distruggere, prima ancora di costruire, si nota più di ogni altra cosa nella comunicazione interpersonale. Provo a farti un esempio basandomi su un qualcosa che mi è capitato più volte di vedere.

Tutti noi abbiamo un collega di lavoro/università che non riteniamo particolarmente simpatico; diciamo pure il classico stronzo! Immaginiamo che entri il lunedì mattina in ufficio/aula dopo aver passato il weekend frequentando uno di quei corsi di comunicazione di stampo “piennellistico“.

Cosa farà il nostro amicone a base di stronzio?!

Molto probabilmente inizierà ad applicare la tecnica del ricalco, ovvero farà di tutto per copiare il nostro stile di comunicazione: assumerà un linguaggio corporeo simile al nostro, prenderà il ritmo del nostro respiro, adatterà il suo stile paraverbale (il modo in cui parliamo) al nostro e così via.

Noi lo fissiamo un po’ stupiti, ma trascorsi pochi minuti ci rendiamo conto che, sotto, sotto, è sempre il solito stronzetto di prima (mi concedi questo vezzeggiativo?). Sotto, sotto ci dà ancora fastidio, perché nonostante tutti gli stratagemmi da piennellione, ciò che ci infastidiva prima di lui, continua ad infastidirci ancora adesso, se possibile, ancor di più.

Ti ho fatto questo esempio, per sottolineare come anche nella comunicazione, prima di apprendere e sviluppare strambe strategie comunicative, sia necessario fare un lavoro di pulizia. Insomma, prima di comprare i nuovi mobili, devi buttare via i vecchi. Nella nostra mente non c’è spazio per “accatastare i mobili”. Nel post di oggi voglio quindi parlarti di 2 bisogni a cui devi rinunciare se vuoi imparare a comunicare efficacemente. Sei pronto?

1. Il bisogno di aver sempre ragione

Il bisogno di aver sempre ragione è davvero una brutta bestiolina: ci fa attaccare alla nostra opinione con le unghie e con i denti, anche se questo può danneggiare i nostri rapporti interpersonali o rendere meno efficace il nostro modo di agire.

Leggevo qualche tempo fa come il bisogno di avere sempre ragione possa avere conseguenze gravi anche in ambito medico. Tale problema in gergo viene definito anchoring e si verifica spesso al momento della diagnosi. Tutti i medici, basandosi sui primi sintomi o sulle prime analisi di un paziente, fanno una prima diagnosi di una determinata malattia; se però, analisi più approfondite mostrano dei dati che contrastano con la prima diagnosi, è stato dimostrato che la maggioranza dei medici, piuttosto che contraddirsi, tende ad “attaccarsi” proprio a quella prima diagnosi.

Questo è un classico esempio di come il timore di sbagliare possa offuscare il nostro giudizio e quindi minare il nostro successo. Ma non è finita qui, l’anchoring può complicare, e non poco, il nostro rapporto con gli altri.

Prova a fare mente locale: quante volte ti è capitato di arrabbiarti con una persone che aveva opinioni diverse dalle tue? Dai ammettilo, è capitato a tutti. Cosa fare in questi casi?

  • Primo, è importante riconoscere queste situazioni. Averne consapevolezza ci aiuta ad evitare comportamenti infantili.
  • Secondo, se proprio devi arrabbiarti, almeno fallo su cose importanti. Quando due persone litigano sui valori fondamentali, un sano confronto è necessario, ma litigare, ad esempio, sulle squadre di calcio è come mandare indietro l’orologio evolutivo di migliaia di anni!

Come dico sempre: “Se pensi di aver ragione, ricorda che ci sono altri 7 miliardi di esseri umani nel mondo che sono convinti della stessa cosa!”. Quando ti rendi conto che stai facendo anchoring nella tua comunicazione, prova a seguire il consiglio della nonna: fai un bel respiro profondo, rilassati, ed inizia a vedere le cose dal punto di vista del tuo interlocutore; insomma, “prova a metterti nei suoi panni” e prova a chiederti “se fossi lui/lei, come e perché la penserei in questo modo?”.

Se vuoi imparare a comunicare efficacemente il primo bisogno a cui devi rinunciare è quello di voler avere sempre ragione a tutti i costi: immedesimati nel tuo interlocutore e cerca di comprendere le motivazioni di fondo che lo spingono ad avere certe posizioni. Questo ti aiuterà a conoscere meglio la persona che hai di fronte, ma anche a conoscere meglio te stesso.

2. Il bisogno di piacere per forza agli altri

Il secondo bisogno di cui voglio parlarti è il bisogno di dover piacere per forza agli altri. Questo bisogno non solo impatta negativamente sulle tue capacità di comunicazione, ma ha effetti disastrosi anche nelle tue abilità di seduzione e attrazione.

Non fraintendermi, il bisogno di piacere agli altri è innato in ognuno di noi, ed è legato all’esigenza evoluzionistica di vivere in gruppi sociali organizzati. Il problema si ha quando questo bisogno diventa eccessivo. Questo bisogno estremizzato ci porta a fare scelte che non ci appartengono ed influenza negativamente il nostro rapporto con le altre persone.

Ma com’è possibile?”, ti chiederai, “se una persona prova a piacere agli altri, questo migliorerà il suo rapporto con loro, o no?” La risposta è No. E ora ti spiego il perché…

La persona che prova a piacere per forza agli altri, si muove spesso sul filo del rasoio. Teme infatti che ogni sua azione possa non piacere e se dovesse accadere, questo sarebbe per lui un dramma esistenziale. Questo tipo di comportamento avviene spesso nella comunicazione interpersonale, ed ancor più spesso nella seduzione. Di una cosa però puoi esser certo: gli altri se ne accorgono. Le donne, in particolar modo, hanno un sesto senso nel fiutare questa insicurezza e mancanza di fiducia in sé stessi (a proposito, hai letto il post di Andrea sui 16 modi per aumentare la fiducia in sé stessi?)

Non serve un corso sul linguaggio del corpo per capire quando una persona insicura cerca continuamente validazione da parte degli altri. Ognuno di noi è in grado di leggere questi chiari segnali del corpo in modo istintivo.

Quando percepisci questa insicurezza e questa ricerca di validazione in una persona che sta parlando con te, cosa succede? Ecco cosa succede: questa persona perde subito valore ai tuoi occhi e la comunicazione non avviene più sullo stesso livello ma dall’alto in basso, con una persona che sta sotto e l’altra che sta sopra.

Se vuoi imparare a comunicare efficacemente, devi smetterla di elemosinare l’approvazione altrui. Se non sei già abbastanza convinto, ti dirò qualcosa che stravolgerà il tuo modo di vedere la questione:

Se ti preoccupi troppo di piacere agli altri… sei un egocentrico!

Marco (alias Reborn).

Sì, esatto, sei un egocentrico, perché ti consideri al centro del mondo (appunto “ego-centrico”), come se qualsiasi essere vivente sul pianeta terra fosse interessato esclusivamente a ciò che fai e a ciò che dici. Beh, lasciami dire che non è così (a meno che tu non sia Brad Pitt o Angelina Jolie). Come dici? Hai partecipato a quel famoso reality italiano? Tranquillo, nessuno si ricorderà la tua faccia tra 2 mesi ;-)

Conclusioni

Adesso hai davanti a te una scelta. Da una parte puoi giudicare interessante questo articolo e poi dimenticartene. Dall’altra puoi fare un esercizio veramente semplice che ti aiuterà a comunicare in modo più efficace.

Per i prossimi 2 giorni poni la tua attenzione sul modo in cui comunichi con gli altri; in particolare modo, fai attenzione a quando cerchi continuamente di aver ragione e quando cerchi di piacere agli altri. Prova a “lasciar andare” questi 2 bisogni e vedi come vanno le cose. Che ne pensi?

A differenza di quello che dovresti fare tu, questo articolo sente l’impellente bisogno di piacere per forza agli altri: che ne dici di farlo felice e cliccare su quel bel pulsantino con la scritta “Mi Piace”? Grazie ad Andrea per l’ospitalità e a te per la lettura.

Foto di Simon Blackley

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  • GVB78

    è una grandissima soddisfazione per me, in questo momento, constatare che non ho assolutamente bisogno di questo articolo perchè: 1- tendo a frequentare sempre persone che la pensano diversamente da me. odio gli ambienti settari o ghettizzanti dove ti trovi a parlare con persone che la pensano come te. Le differenze arricchiscono ed è sempre una crescita scoprire nuovi punti di vista. 2 – Non mi interessa piacere a tutti. Non me lo aspetto nemmeno. Ho amici che si contano sulla punta delle dita….di una mano e anche meno. Non è un problema. Pochi ma buoni.
    3- mi incazzo a bestia con la gente che manca di rispetto.

    infatti volevo chiedere ad Andrea, proprio oggi… se in futuro farà un’articolo sulla gestione della rabbia e sulle tecniche per gestirla e trasformarla in energia positiva e proattiva perchè oggi sono rimasta tutto il giorno ad elucubrare sulla rabbia che provo… due settimane fa ho tagliato con un amica di vecchissima data (18 anni e oltre di amicizia) e sono stata male per una settimana sinchè non l’ho risolta (una volta risolta infatti tutto il disagio scompare ma sinchè non succede rimango in stallo). E questo non mi fa bene. quando me sale la “rogna fulminante” non riesco più a fare nulla.

    • sabner

      molti anni fa ho fatto una riflessione sulla rabbia che mi ha aiutato a non arrabbiarmi più. Mi sono chiesto: perchè mi arrabbio? perchè le persone si arrabbiano? Ho pensato a quelle rare volte in cui mi arrabbiavo o a quando vedevo qualcuno arrabbiarsi e ho cercato di capire quali caratteristiche avevano in conune quelle situazioni.
      .
      Sono arrivato alla conclusione che ci si arrabbia quando succede qualcosa che si discosta dalla nostra visione della realtà. Ci si arrabbia quando la realtà si dimostra diversa da come l’avevamo immaginata e invece di comprendere che le cose sono diverse da come pensiamo, invece di ACCETTARE la realtà sale la rabbia.
      .
      La soluzione è non spegnere la RAGIONE e riflettere, se è successo qualcosa che ci sta facendo arrabbiare significa che prima avevamo una visione distorta o incompleta della realtà. Meglio ammettere di aver sbagliato e comprendere la realtà piuttosto che spegnere il cervello e farsi dominare dalla rabbia.

      • GVB78

        si è così purtroppo. Nel caso della mia amica mi sono arrabbiata più con me stessa perchè speravo fosse maturata e cresciuta un pò, nell’altro caso è un cliente che dopo 5 anni di collaborazione in cui tutto è sempre andato bene ora si fa abbindolare da “un gatto e una volpe” che stanno cercando di farmi passare come incompetente (e sulla base di problemi tutti loro dove io non c’entro nulla).
        Ora però stiamo andando offtopic, mi scuso con andrea e Reborn. :-)

      • Non preoccuparti,
        mi piace sempre comprendere come i lettori interpretano i post che pubblico.

        Andrea.

  • Federico

    Ciao Andrea, non ho capito bene la differenza tra “voler avere sempre ragione” – “essere sicuro di ciò che dici” e tra “aver bisogno di piacere agli altri” – “sono d’accordo con quello che dici”. Potresti entrare un po’ più nel merito perchè mi sembra un confine molto sottile?

  • Ciao Federico, ecco la differenza:

    – voler aver sempre ragione: tutti noi vogliamo voler aver ragione è l’esagerazione di quello bisogno che porta risultati negativi
    – essere sicuro di quello che dici: credere che ciò che dici sia corretto, ma comunque essere aperto ad altre possibilità

    Tra la seconda coppia invece il confine o moto più marcato, essere d’accordo con ciò che una persona dice è semplicemente un meccanismo razionale: ti sembra che una persona abbia ragione. Il bisogno di piacere per forza agli altri invece è ciò che spiego bene nell’articolo.

  • Francesco

    Bell’articolo condivido tutto in pieno; io ho il problema dell’aver ragione stò cercando di rimediare cercando di osservarmi ripetutamente in quello che faccio….è una forma di difesa in realtà dietro la quale ci ancoriamo trovando mille pretesti per giustificarla…. che vuoi fare ?Il cambiamento è una rogna ma tocca fallo altrimenti restiamo invischiati nella melma per tutta la vita…..
    L’osservazione come diceva Gurdjef è la chiave di svolta dobbiamo essere presenti sempre in ogni momento.
    Grazie alla prossima

    • Assolutamente d’accordo Francesco: osservare, osservarsi e cambiare con continue prove ed errori.

      Andrea.

  • tina

    Bell’articolo! Grazie..

  • Sempre sul pezzo! Nel senso che proprio in questi giorni parlavo con i miei colleghi di quanto è importante saper comunicare, non basta essere istruttore per istruire.. Ma questa è un’altra storia. Grazie ancora Fausto. Anche oggi ti cito sul blog, ormai ad ogni newsletter corrisponde una citazione!

    • Grazie a te Fausto,
      Andrea.

  • Come al solito hai colpito il tema nella sua centralità, ottimo post!

    • Grazie Tony e grazie a Marco che lo ha scritto,
      Andrea.

  • fabrizio

    Bell’articolo come sempre. Ma come posso fare vestire i panni del mio interlocutore?

    • Un’ottima strategia è quella di interessarsi sinceramente ai suoi problemi e a ciò che lo appassiona.
      Comprendere perché sta dicendo qualcosa, cosa lo spinge a comunicarci determinate cose è un altro importante tassello per immedesimarsi con chi abbiamo davanti.

      Andrea.

  • Andrea

    Grandi, Andrea e Reborn! E cosa fare per chi è pompato di autostima? Forse sarà questo un indice di mascherata insicurezza?
    Son d’accordo con voi: è importante sì acquisire nuove tecniche di comunicazione che possano aiutarci ad essere efficaceMente assertivi o seducenti, ma senza eliminare i due killer discussi nell’articolo (l’egocentrismo e l’avere sempre ragione su tutto) possiamo danneggiare ulteriormente le nostre relazioni!
    Grazie,
    Andrea

  • Crystal

    Tempo fa’ pensavo che la sezione “Relazioni” di questo blog fosse un po’ trascurata e mi fa piacere quindi leggere un nuovo articolo di questa tipologia. Mi sembra che questo, come quello della settimana scorsa, faccia da ‘apripista’ a successivi articoli di questo genere. Qui s’introduce un problema, anzi due, ci vien chiesto di provare a risolverli se vogliamo iniziare a comunicare più… ‘efficaceMente’ ma non ci spiega come. Spero anche questa volta in futuri approfondimenti. Gli argomenti sono interessanti, amplificano il raggio del grande ventaglio della crescita personale, quindi va bene! Alla grande Andrea, mi piacciono queste ultime novità! Grazie come sempre e buona settimana!

    • Pensavi bene Crystal,
      nel prossimo futuro cercherò di riequilibrare un po’ le cose.
      Cercherò di farlo magari anche con altri guest post: su questo argomento apprezzo molto gli interventi di Ilaria Cardani.

      Vedremo…

      A presto,
      Andrea.

  • Max The Sewer Vent

    In effetti, perchè vogliamo piacere agli altri?
    Crediamo sia il trampolino di partenza per una relazione che deve durare nel tempo, così abbiamo bisogno di quella sicurezza animale, di quel rito d’accoppiamento in cui ti mostro che apertura d’ ali e che penne colorate tengo.
    In realtà sarà il tempo a determinare se un rappoto (d’amicizia, lavorativo, ect..) potrà durare, non una semplice programmazione neurolinguistica iniziale.
    Il problema, per quanto mi riguarda, è quanto tendo a concentrarmi sulle reazioni altrui: ho l’impressione perenne che a pelle piaccia a pochi, e soprattutto non a quelli giusti. Ciò mi spinge ad impegnarmi nel piacere agli altri, ma ho capito da un po’ quanto sia controproducente. Come scritto nel post, sono giunto alla stessa conclusione, cioè sono egocentrico. Penso che tutti mi stiano valutando, e continuamente.
    Non ho ancora risolto questo problema, anche se qualche tentativo l’ho fatto: ho provato a fregarmene di chi mi sta attorno, ma questo non ha dato buoni esiti. Non calcolare le impressioni altrui mi induce a comportarmi in maniera sgradevole e grezza, questa personalità non mi piace affatto.
    Devo trovare l’equilibrio tra le due estremità, lo devo fare.
    Sono proprio egocentrico purtroppo, infatti in questo messaggio sto sempre parlando di me.
    Grazie invece a voi, e a questi preziosi input.
    Max

    • Ciao Max,
      grazie per il contributo ;-)

      Andrea.

  • mattia

    a volte gli articoli di andrea mi ricordano quei telefilm americani che tanto piacciono ed appassionano, e come finisci una puntata vuoi vederne subito un’altra: ho iniziato mezz’ora fa a leggere questo articolo e adesso conto di averne letti almeno altri 5! ora sono su “come trovare il tempo per le tue passioni”. fantastico

    • Ciao Mattia,
      ma che bel commento: mi ha fatto davvero piacere.
      Spero di continuare a poter coinvolgere il lettore con la stessa intensità anche in futuro.

      Andrea.

  • Crystal

    Ho sentito spesso parlare della tecnica del ricalco ma mi sono sempre chiesta se questa funzioni davvero… se qualcuno la usasse con me mi sentirei quantomeno presa in giro. Ma è davvero una tecnica usata dagli esperti di comunicazione? ma è possibile che il ‘ricalcato’ non si accorga di questa ‘imitazione’? io immagino la faccia basita di chiunque se dovessi provare a fare una cosa del genere e mi sentirei in quel momento un po’ in imbarazzo. Allo stesso tempo viceversa, credo mi accorgerei subito che la persona che ho di fronte inizia piano piano a ‘copiarmi’ e ne sarei infastidita. C’è secondo me anche il rischio che quest’atteggiamento venga frainteso e visto come una forma di insicurezza, come se la persona che prova ad utilizzare questo tipo di tecnica sia in cerca d’approvazione e questo sortirebbe l’effetto contrario mettendola quindi in una condizione di inferiorità agli occhi di chi ha di fronte. Andrea puoi chiarirmi le idee? Mi piacerebbe conoscere un tuo parere a riguardo. Ti ringrazio come sempre!

    • Ciao Crystal, il ricalco vero e proprio non viene più utilizzato da nessuno (a parte quei paraguru che devono vendere corsi in aula). Esistono tecniche più sottili, come il ricalco differito, che ha lo stesso effetto sul subconscio dell’interlocutore, ma non viene percepito a livello conscio: di fatto consiste nel riprendere gestualità, tono, etc. ma con un ritardo temporale di alcuni minuti.

      Andrea.

  • Claire

    Grazie mille, gran bell’articolo!
    Buon fine settimana a tutti,

    :)

    • Grazie a te del commento Claire ;-)

  • Arianna

    Ciao Andrea,

    ti leggo spesso anche se non mi faccio mai sentire attivamente nei commenti. Oggi però sento di dover dar voce ad un dubbio che mi viene spesso quando sento parlare di “x o Y management”. Sia questo anger management, anxiety management, stress management, time management, leggo spesso che bisogna prendersi un momento. Per riflettere, per calmarsi, per pensare ad altro, per organizzarsi ecc. In particolare il discorso attuale, credo possa inserirsi in parte nell’anger management. Specialmente nel mondo del lavoro o durante conversazioni, formali, discussioni in pubblico, i tempi della conversazione non consentono pause per riflettere o per darsi una calmata. Se il tuo capo ti critica, non c’è tempo di riflettere su ciò che si è fatto, se durante una riunione bisogna rispondere a domande martellanti ed inquisitorie non c’è tempo di spostare il proprio punto di vista su quello dell’interlocutore.
    Qual è la soluzione?
    esercizio? far succedere la scena nella propria mente? Prevedere i punti di critica?
    Chiedo ciò perché mi succede spesso, come credo succeda ad altri, che mi vengano in mente le cose da dire solo a riunione/incontro/discussione finita o di riuscire a vedere il punto di vista esterno quando ormai è tropo tardi. Peggio ancora, a rendermi conto che una discussione futile poteva essere evitata. A evento finito, è troppo tardi. Come si fa a prevenire quella spiacevolissima sensazione di “avrei dovuto rispondere/agire/dire così, così e così!”

    Ciao
    Arianna

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