EfficaceMente

Crescita Personale: esempi pratici

135.204
Iscritti
ISCRIVIMI 》
Iscriviti! ...e non perdere i nuovi articoli
In regalo per te gli estratti delle mie Guide

Non ascoltarlo

E se tutti i tuoi recenti fallimenti fossero colpa di un moccioso? E se quel moccioso si nascondesse tra i meandri dei tuoi pensieri? In questo articolo ti spiego come metterlo a tacere e dare una svolta.

non ascoltarlo

“Non è mai troppo tardi per essere ciò che avresti voluto essere.”

George Eliot.

Da piccolino, avrò avuto non più di 4 o 5 anni, ogni volta che accompagnavo mia mamma a fare compere, la trascinavo nel negozio di giocattoli vicino casa e qui mettevo in atto la più evoluta strategia di persuasione infantile conosciuta dal genere umano: le frigne.

Nonostante la mia costanza ed il mio notevole impegno “frignitoso” devo dire di non aver mai avuto particolare successo nel convincerla, ad eccezione di una volta. Probabilmente presa per sfinimento, un giorno mia madre mi fece la tanta agognata domanda: “Va bene Andrea, cosa vuoi prendere?“. E io prontamente risposi: “Tutto, voglio tutto mamma“.

Ricordare quell’episodio mi strappa sempre un sorriso, ho voluto però parlartene per un motivo ben preciso. Stavo infatti ripensando a tutte quelle volte in cui ho rimandato la sveglia, ho saltato un allenamento, ho procrastinato un impegno. In ognuna di queste occasioni una vocina si è insinuata tra i meandri della mia mente, una vocina lamentosa ed insistente, una vocina maledettamente simile alle frigne di quel bambino di 5 anni che voleva tutto e subito.

Se non riesci a mantenere i tuoi buoni propositi per più di 48 ore, se hai più obiettivi di una reflex ma passi le giornate su un eminflex, se ti senti in un pantano in cui nulla cambia ma tutto affonda, questo articolo è stato scritto per te. Poche frigne e prosegui la lettura ;-)

Quando il bambino frignone dirige la tua vita

“C’è dentro di me non so che spirito divino e demoniaco; […] ed è come una voce che io ho dentro sin da fanciullo; la quale, ogni volta che mi si fa sentire, sempre mi dissuade da qualcosa che sto per compiere, e non mi fa mai proposte.”

Platone (Apologia di Socrate, 31d).

Da sempre gli esseri umani sono stati soggetti alle bizze di quel bambino frignone che alberga in ognuno di noi. Nel libro “Alla ricerca delle coccole perdute“, Giulio Cesare Giacobbe fornisce una descrizione magistrale della personalità del bambino (più noto ai lettori di EfficaceMente con l’appellativo di “Frigno Frignonis”):

Giulio Cesare Giacobbe - Alla ricerca delle coccole perduteIl bambino è la persona più sfigata dell’universo. E, tragicamente, lo sa. Quando senti qualcuno che ti dice che è sfigato, che il mondo ce l’ha con lui, che lui è il più sfigato dell’universo, sappilo, ti sta parlando un bambino. Se ha meno di dodici anni è normale. Se ha più di dodici anni è preoccupante. Se ne ha più di diciotto è tragico. Se ne ha più di venti è un casino. […] Il problema è che il bambino è incapace di affrontare da solo la vita e le sue difficoltà, i suoi pericoli, i suoi ostacoli, le sue prove, le sue responsabilità. E’ incapace di dominare l’ambiente che lo circonda. Perché è incapace di sopportare le frustrazioni che l’ambiente impone: le difficoltà, la fatica, la sconfitta, la perdita, il dolore. Perché non ha sicurezza in sé stesso ed è convinto di non potercela fare.

Insomma, la personalità del bambino frignone emerge ogni qualvolta la vita ci mette alla prova:

  • Il bambino frignone se ne frega dei tuoi obiettivi, soprattutto se richiedono una qualche forma di impegno prolungato nel tempo. A lui interessa solo sfuggire al disagio e appena si presentano le prime difficoltà inizia a sussurrarti: “ma chi te lo fa fare?“, “non ne vale la pena“, “oggi ti meriti una pausa“.
  • Il bambino frignone è un fervente sostenitore della procrastinazione. Ti fa credere che non c’è alcuna fretta, che domani sarai incredibilmente produttivo e recupererai tranquillamente il tempo perso finora. La verità è spesso ben diversa (parola di Stephen King).
  • Il bambino frignone è un portatore sano di “scusite“. Quando ti ritrovi faccia a faccia con le tue responsabilità, sta certo che lui troverà sempre una scusa perfettamente razionale per aiutarti a svignartela. Non mi credi?! Scommetto uno zilione di euro che nell’ultima settimana hai utilizzato almeno una di queste scuse.

Il bambino frignone è dunque profondamente radicato in noi, ma è pur sempre una singola sfaccettatura della nostra personalità. Forse in questo momento è la sfaccettatura dominante, ma non necessariamente deve esserlo nel prossimo futuro. Possiamo scegliere di non essere quel bambino. Possiamo scegliere di non ascoltarlo.

Sì André, ma come?! Non è che c’hai una di quelle tue tecnicucce pratiche ed efficaci per zittire ‘sto frigno frignonis?! Ne vorrei prendere 2 etti e mezzo. Grazie.

L’autodisciplina selettiva

“Il segreto del successo è scegliere le abitudini giuste e avere quel tanto di disciplina che serve per formarle.”

G. Keller.

Lo ammetto, l’immagine del samurai dalla ferrea autodisciplina e dall’indistruttibile resilienza mi ha sempre affascinato, la verità però è che affidare il nostro cambiamento esclusivamente alla disciplina non funziona: più ci irrigidiamo, più cerchiamo di zittire il bambino frignone che è in noi e più lui si rivolta con inaspettata ferocia, bruciando in pochi istanti giorni di duri progressi (ti avevo parlato di un meccanismo molto simile anche nell’articolo sull’autocontrollo).

Esiste tuttavia un approccio per evitare che il bambino frignone diriga la nostra vita, senza al contempo trasformarci in degli automi frustrati e repressi: si tratta dell’autodisciplina selettiva.

Recentemente ho suggerito all’interno del gruppo Facebook di EfficaceMente il libro di Gary Keller intitolato “Una cosa sola“. Tra le varie strategie suggerite, quella che ho sperimentato con maggior successo è stata proprio quella dell’autodisciplina selettiva. Nello specifico, l’autore paragona la nostra autodisciplina alla batteria di uno smartphone: quando la batteria è piena, riusciamo tranquillamente a zittire il bambino frignone, portando a termine tutti i nostri buoni propositi. Quando invece la batteria è scarica, Mr. Frigne prende il sopravvento e ci porta a replicare gli schemi di comportamento (sbagliati) che meglio conosciamo.

Il segreto dunque è prendere consapevolezza di questo “ciclo di ricarica” della nostra autodisciplina e sfruttare le limitate riserve di forza di volontà a nostra disposizione per formare degli schemi di comportamento (leggi “abitudini”) che siano funzionali al raggiungimento dei nostri obiettivi.

‘Mazza André, ormai parli come un professorone! Senti, in parole povere, che devo fare per evitare che frigno mandi sempre tutto a pu…pazze?! 

Tradotto in parole povere, autodisciplina selettiva significa:

  1. Concentrarsi su una sola abitudine che ci avvicini ai nostri obiettivi.
  2. Praticare questa abitudine alla mattina, quando le riserve di autodisciplina sono al massimo.
  3. Far leva sulla nostra forza di volontà solo il tempo necessario per formare l’abitudine.

That’s it. E indovina un po’?! Abbiamo già visto lo strumento ideale per sfruttare i principi dell’autodisciplina selettiva: sì, esattamente, sto parlando della #sfida90901. Se non lo hai già fatto, puoi adottare questo “formato” non solo per portare avanti uno specifico progetto, ma anche per instaurare una nuova abitudine.

Ti avverto, il bambino frignone non se ne starà con le mani in mano e farà di tutto per sabotarti. Ma tu ora lo conosci, conosci i suoi inganni e le sue parole di miele. Non ascoltarlo. Sfrutta i principi dell’autodisciplina selettiva e porta a termine la tua #sfida90901.

“Per non assuefarsi, non rassegnarsi, non arrendersi, ci vuole passione. Per vivere ci vuole passione.”

Oriana Fallaci.

Ti auguro una settimana con più passione e meno frigne ;-) Andrea.

Foto di Maram

Rimandi sempre tutto a domani?

Iscriviti alla newsletter e scarica l'estratto di Start! La guida per smettere di procrastinare

Iscriviti alla newsletter di EfficaceMente! Subito in omaggio per te l'estratto di Start! la guida pratica per sconfiggere la procrastinazione.

INVIAMI L'ESTRATTO 》
Già 135204 iscritti
Sarai dei nostri?
  • Alex

    Quando il bambino frignone ha diritto la vita per troppo tempo offrendo solo pessime abitudini … e ora è arrivato anche il momento di fare i conti con la disoccupazione, studi persi e pensieri preoccupanti è davvero una guerra interna riuscire a scegliere una SOLA abitudine da cambiare. Ce ne sarebbero troppe…

    Per fortuna i tuoi articoli ti mettono in condizione di riflettere profondamente. Consapevolmente troverò l’abitudine più importante da dove iniziare.

    Grazie e buon inizio settimana

    • Si diventa ciò che si pensa, scegli i tuoi pensieri con molta attenzione, concentrati sulle abitudini che vuoi sviluppare e immaginati mentre esegui le nuove azioni quotidiane, rimani concentrato il più possibile su quello che vuoi e non su quello che non vuoi…parla di come sarà fantastica la tua vita una volta che avrai creato i cambiamenti che desideri, accetta la situazione così com’è e poi focalizzati su come vuoi che sia la tua vita…Come si mangia un elefante? Un panino alla volta :-) Piccoli passi fatti con costanza ti porteranno lontano…

    • Ciao Alex,
      quando ci si trova con il “fango” fino alla gola certe parole, certe strategie strappano un sorriso amaro. Ti ringrazio quindi 2 volte per il tuo commento. In merito al cercare UNA sola abitudine da cambiare, so perfettamente quanto sia difficile: quando prendiamo finalmente consapevolezza di dovere cambiare, vorremmo stravolgere la nostra vita dalla sera alla mattina: magari ci riusciamo anche, per qualche giorno o, se siamo bravi, qualche settimana. Ma poi inevitabilmente torniamo alla casella del via.

      Concentrarsi su una singola abitudine può sembrare un approccio più lento, ma di fatto è quello che garantisce i migliori risultati sul lungo periodo.

      Andrea.

  • Ciao Andrea,
    articolo molto interessante anche questa settimana
    Grazie

    • Ciao Elisa,
      mi fa piacere ti sia piaciuto :-)

      Alla prossima settimana.
      Andrea.

  • Bartolo

    Ciao Andrea, argomento interessante e divertente da leggere come sempre.
    Ho trovato utile per me soprattutto quando dici:
    prendere consapevolezza di questo “ciclo di ricarica” della nostra autodisciplina e sfruttare le limitate riserve di forza di volontà a nostra disposizione per formare degli schemi di comportamento (leggi “abitudini”) che siano funzionali al raggiungimento dei nostri obiettivi.
    Dato che non riusciamo ad avere sempre la massima autodisciplina, allora è più efficace impegnarci a creare nuove abitudini nelle prime ore del mattino.

    • Sì, assolutamente: nell’ultimo periodo (a partire dal post sul perfezionismo) ho capito che in alcuni miei vecchi articoli rischiava di passare l’idea che per avere successo sia indispensabile essere dei samurai superdisciplinati che non possono mai sgarrare: non è così.

      Mi auguro che in questi post trasmettano il messaggio corretto che la vita è ciclica e dobbiamo saperci adattare ai cicli della vita per riuscire al meglio.

      Andrea.

  • Angela

    Ciao Andrea.. bell’articolo… ho solo un piccolo problema: tu consigli di agire la mattina… che per me e’ il momento della giornata in cui sono piu’vulnerabile nel senso che sono una pigrona assurda e la mattina faccio una fatica terribile ad alzarmi (i famosi “ancora 5 minuti””sono il mio punto debole)a meno che non debba per lavoro o impegni gia’presi.
    Ma voglio lavorare su questo, magari facendo una cosa alla volta come dici
    Alla prox!

    • Ciao Angela, sull’essere pigri la mattina ci sono 2 possibili spiegazioni: siamo effettivamente dei “night owl”, persone che riescono ad essere davvero produttive dal tardo pomeriggio fino a notte tarda, oppure c’è qualcosa che dobbiamo cambiare nelle nostre abitudini sportive ed alimentari.

      Da ricerche che ho avuto modo di leggere, i night owl sono MOOOOOLTO meno di quanto si possa pensare! ;-)

      • Quella degli “ultimi 10 minuti” può essere una vera croce.
        Personalmente uso una tecnica che mi sembra di aver trovato anche su questo blog: invece di spegnere la sveglia e svegliarsi poco alla volta, tenere la sveglia/il telefono ad una certa distanza dal letto, e quando suona partire in piedi là per là. In questo modo si salta a pie’ pari la fase dell’avvilimento per il doversi alzare… -)
        …e sapere di aver impostato l’ora giusta quando ancora si era lucidi aiuta a fissare l’abitudine

  • Enza

    Gran bell’articolo, mi ha fatto svegliare con una certa allegria, intraprendendo la giornata nel migliore dei modi, nonostante sia come al solito un periodo difficile. La tua ironia è una delle “armi” migliori che hai a disposizione. Perchè non basta sapere, conoscere, informarsi. Ma è importante saper comunicare, e tu sai farlo alla grande. Il tuo “bambino frigno frignonis” mi ha portato alla mente la poetica del fanciullino di Pascoli applicata al contrario ;)!!
    La sfida #90901 è stato uno dei primi consigli che ho applicato e tra alti e bassi continuo a portarla avanti. Di sicuro è un ottimo modo per iniziare a cambiare qualcosa della propria vita, che sia un abitudine, o la volontà d’intraprendere quel progetto che da anni abbiamo chiuso a chiave nel cassetto. Consiglio a tutti di provarci, non è mai troppo tardi, è molto stimolante e aiuta poi con il tempo a cambiare anche altre abitudini e modi di pensare poco costruttivi.

    • Ciao Enza,
      grazie davvero per questo commento.

      In merito alla poetica del fanciullino di pascoliana memoria, volevo citarla nell’articolo, ma rischiavo poi di espanderlo troppo. Parlo spesso in termini negativi del bambino frignone che è in noi, in realtà, come suggerisce anche Giacobbe, la personalità del bambino ha anche dei tratti positivi. Lungi da me volerli reprimere o negare.

      Certo che spesso della personalità del bambino viviamo spesso i lati negativi più che quelli positivi come la capacità di immergersi nel momento presente o uno stato di continua sorpresa di fronte ai più semplici episodi della vita.

      Andrea.

  • LOL, questa è geniale “se hai più obiettivi di una reflex ma passi le giornate su un eminflex”

    • Anna

      Haha, ha fatto ridere anche me e pensare “ma come caspita se le inventa?” XD
      Dall’Eminflex all’Apologia Socratica… Andrea non ne sbagli una!

    • Ahahaha, vedo che quel passaggio è piaciuto a più di un lettore.

      Mettiamola così, certi frasi che sembrano scorrevoli ed immediate non è che mi riescono proprio al primo colpo. Questo post in particolare è stato un parto: l’ho ripreso e rimaneggiato per 3 giorni di fila. Ma sono felice sia piaciuto :-)

      A presto,
      Andrea.

  • Mariarita

    Ciao Andrea,
    mi spieghi come fai ad avere sempre maledettamente ragione??????!!!! ;)
    scherzi a parte…gran bell’articolo.
    Mi piace il concetto di autodisciplina selettiva…lascia lo spazio a quel tocco di sana follia…che rende la vita più frizzante.

    • Ciao Mariarita,
      so’ maco! C’ho la sfera di gristallo ;-)

      Sì, come dicevo in un precedente commento, sto sempre più cercando di sottolineare l’importanza di un approccio equilibrato alla crescita personale: certi approcci stile “rambo” proposti da formatori che sono rimasti agli anni ’90 non solo non funzionano, ma sono pure dannosi.

      Andrea.

  • Riccardo

    Grazie per l’ottimo articolo! Seguirò i tuoi consigli ;-)! Ho intenzione di sperimentare la meditazione mindfulness e credo che praticarla appena sveglio possa migliorare di gran lunga la qualità della mia giornata

    • Se te la cavi con l’inglese ti consiglio di utilizzare l’applicazione Headspace per iniziare: davvero ben fatta.

      Andrea.

  • Angela

    ‘se hai più obiettivi di una reflex ma passi le giornate su un eminflex’

    Ho riso per un quarto d’ora, questa te la rubo ahahah. Mi ci ritrovo in pieno. Grazie Andrea per i tuoi preziosi consigli :)

    • Oh, voglio i diritti sul copppirait!

  • Emma

    Ciao Andrea!
    Che ridere il bimbo Frigno Frignonis.
    Ora rido, ma da piccola non mi divertiva tanto il fatto che molti compagni di scuola mi prendessero in giro per via del mio cognome, Frignani, da cui frigna :(
    A volte quel bimbo, o, nel mio caso, bimba frignona, la soffocherei con un cuscino; altre volte la farei giocare per distrarsi e per farle fare ciò che voglio ma senza che se ne renda pienamente conto ;)
    Avanzando a passi di bimba, mi accorgo che sto seminando durante il percorso, e soprattutto non lascio perdere. Mai.
    Anche se non posso nascondere di trovarmi spesso in difficoltà con la stronzetta che fa i capricci e grida e mi distrae dal sentiero.
    L’altro giorno ho cancellato per sbaglio il mio diario della sfida #90901; per fortuna ne avevo salvato una copia aggiornata (maledizione!) al 2 ottobre.
    Ho ripreso da lì. E continuerò.

    Grazie Andrea!

    • Ciao Emma,
      quella che stai percorrendo è la strada giusta: basta con questa idea che la vita per essere perfetta non debba avere intoppi. L’ho scritto a chiare lettere nel post: ci sono giorni in cui sono un frignone da competizione, non mi batte nessuno, però cerco sempre di migliorarmi, cerco di capire cosa non funziona e come posso farlo funzionare: sbaglio, ricomincio, sbaglio ancora e alla fine qualcosa porto sempre a casa ;-)

      Piacere di far parte dello stesso club.

      A presto,
      Andrea.

  • Leggendo L’articolo mi è venuta in mente questa storia:
    Una sera un anziano Cherokee disse a suo nipote: “Figlio mio, la battaglia è tra i due lupi che vivono dentro di noi.
    Uno è infelicità, paura, preoccupazione, gelosia, dispiacere, autocommiserazione, rancore, senso di inferiorità.
    L’altro è felicità, gioia, amore, speranza, serenità, gentilezza, generosità, verità, compassione”.
    Il piccolo ci pensò su per un minuto e poi chiese: “Quale dei due lupi vince?”.
    L’anziano Cherokee rispose : “Quello a cui dai da mangiare”

    • Pier Paolo

      “Una sera un anziano Cherokee disse a suo nipote: “Figlio mio, la battaglia è tra i due lupi che vivono dentro di noi.
      Uno è infelicità, paura, preoccupazione, gelosia, dispiacere, autocommiserazione, rancore, senso di inferiorità.
      L’altro è felicità, gioia, amore, speranza, serenità, gentilezza, generosità, verità, compassione”.
      Il piccolo ci pensò su per un minuto e poi chiese: “Quale dei due lupi vince?”.
      L’anziano Cherokee rispose : “Quello a cui dai da mangiare”

      Saggezza antica: sempre la migliore; altro che internet, tv, veline e tecniche fast food.

      • Poi si scopre che questa storia è stata scritta in qualche catena di sant’antonio nel 2002 (come il 90% di queste storielle) ma poco importa, il messaggio è corretto.

        Grazie della condivisione Danilo,
        Andrea.

  • Manuel

    Ciao andrea! è lo stesso principio del “parlamento mentale” , no?

    Tra la vocina che ti motiva, la vocia che vorrebbe fare altro e la tua coscienza bisogna stare attenti a non ascoltare il bambino che ci spinge a non fare un cazz tutto il giorno, vero? :D

    • Mettiamola così: in molti parlamenti mentali il PBF (Partito dei Bambini Frignoni) ha spesso la maggioranza assoluta. Ci vuole un’opposizione cazzuta per portare a casa risultati positivi.

      Andrea.

  • franci

    Caro Andrea,
    questo articolo non poteva capitare in un momento più adatto; proprio oggi mi sono trovata in una situazione dalla quale sarei voluta scappare immediatamente, come già altre volte è successo. Senza rendermene conto il mio cervello stava già iniziando ad elaborare scuse, per esempio “lo farò domani”, “tornerò la prossima settimana”. Stavo quasi per convincermi a scappare da quella situazione di disagio ma mi sono fermata, ho riflettuto, ho capito che quella era una paura irrazionale, ho pensato a tutti gli articoli che ho letto sul blog e l’ho affrontata! Questa piccola azione mi ha sicuramente fatto sentire meglio per tutta la giornata :) grazie André!

    • Grandissima Franci,
      vedi, sono sempre più convinto che la direzione della nostra vita la decidiamo in questi istanti. Non serve certo un’autodisciplina d’acciaio, serve però avere consapevolezza e chiarezza mentale in questi momenti chiave.

      Brava,
      a presto.

      Andrea.

  • Diego

    Ciao Andrea, bell articolo!
    Mi hai fatto venire in mente il sonno polifasico quando hai parlato della batteria. Non è che lo si può usare anche come “trucco” per “tenere la pila sempre carica? Funzionerebbe?

    • Io il sonno polifasico l’ho sperimentato: è un po’ estremo, con certi ritmi fisiologici meglio non scherzare troppo e testarli comunque con la massima cautela, possibilmente affiancati da qualche esperto.

      La variante che suggerisco è il sonno bifasico: blocco notturno + sonnellino pomeridiano.

      Nel periodo di adattamento l’impatto sull’autodisciplina è negativo, dopo, concordo con te che si potrebbero avere dei benefici.

      Andrea.

  • Manu

    L’articolo è ottimo, come al solito, ma che fare quando il “bambino frignone” non è solo dentro di te e ce l’hai lì in carne e ossa? E a lui dell’autocontrollo e delle buone abitudini non gliene può fregar di meno… E così gli obiettivi li rimandi sempre a domani.

    • Ciao Manu,
      non avendo ancora vissuto l’esperienza genitoriale in prima persona, preferisco non dare consigli campati in aria: però, come già detto in passato, sono sempre rimasto impressionato da uno dei miei blogger preferiti, Leo Babauta che con una famiglia di 6 marmocchi è riuscito a portare avanti un cambiamento radicale nella propria vita personale e professionale. Tutto il suo approccio è basato sulla formazione di nuove abitudini.

  • l’articolo è ottimo, e quanti bambini frignoni incontriamo sulla nostra strada con la sindrome di Lucignolo addosso

    • Eh, un sacco Ferruccio: i peggiori poi sono quelli che incontriamo di prima mattina allo specchio ;-)

      • Cerco di chiudere gli occhi e non guardarlo tutte le volte :-)
        Grazie

  • A. Ambra

    Caro Andrea, buongiorno e, in ritardo, buon compleanno al tuo blog!
    Premesso che ho letto con attenzione, e quindi anche che dici di alternare il samurai a giorni in cui viene fuori la parte bambino di te… non sono d’accordo in linea di massima col principio alla base dell’articolo.
    Probabilmente conosci gli archetipi di Jung, e il Puer, ovvero il bambino, è una parte di noi che non va affatto repressa, schiacciata, zittita.
    Il post, in buona fede tua, ma sotto l’influenza, me ne dolgo, degli scritti di un personaggio come Giacobbe, presenta il Bambino esclusivamente come una sfaccettatura negativa di noi.
    Non è così, tutti gli archetipi (e su questi Giacobbe è di una superficialità incredibile, manichea – basti pensare a libri suoi come “Sei un adulto o un bambino?”), così come vari aspetti caratteriali di ogni individuo (la tigna, tanto per fare un esempio) hanno il lato negativo e quello positivo: basta il buon senso per capirlo. La tigna da una parte aiuta tanto (lo dico da tignosa), ma dall’altra, se non si sa gestirla può condurre a disastri vari.
    Idem, il Bambino, in negativo rappresenta certamente una persona immatura incapace di assumere responsabilità, l’eterno Peter Pan; ma dall’altra rappresenta il genio creativo della giovinezza, le risorse più vigorose, le capacità di rinnovamento della psiche (la resilienza!).
    E’ dannosissimo cercare di cancellare o reprimere o zittire il Bambino in noi!
    Io capisco che tu hai inteso le parole di Giacobbe nel senso da te coniato, ovvero parli di persona “frigno frignonis” – più che di Bambino come archetipo che ci portiamo dentro (anche nella sua accezione positiva e necessaria) e che dobbiamo tenerci stretto invece- e così preferisco pensare che tu intenda in questo post.
    La descrizione di Giacobbe è assolutamente superficiale: non per niente, laddove tu parli di “bambino frignone” (ovvero specifichi), lui parla di Bambino e basta.
    Ignorando completamente che ogni archetipo ha due facce, e il lato oscuro del Bambino è detto “Orfano”.
    Mi piacerebbe aver tempo ora per scrivere un po’ più esaurientemente, mi fermo solo dicendo che la bibliografia di Giacobbe (immagino tu la conosca), ha al suo attivo libri alquanto imbarazzanti e dozzinali a dir poco, tipo “Come diventare bella, ricca e stronza” e altri, facilmente verificabili, che nemmeno nella più demenziale delle riviste femminili…
    E, a proposito, di essere maturi… ho dato una sbirciata al blog di Giacobbe (che lui chiama “forum”!), i commenti erano rimasti fermi al 2008, ciò comunque non toglie nulla a questa illuminante conversazione:
    Utente: “Pierangelo ha detto…
    Egregio dottor Giacobbe,
    ero in procinto di inserirla in Wikipedia perché la ritengo ormai sufficientemente “enciclopedico”, ma mi manca il suo luogo e data di nascita che non sono riuscito a reperire su internet. Se non ha nulla in contrario, la prego di fornire tali dati in risposta a questo commento.”
    Giacobbe: “Giulio Cesare Giacobbe ha detto…
    Caro Pierangelo, ti ringrazio moltissimo della tua intenzione di inserirmi in Wikipedia ma non posso fornirti i dati che mi hai chiesto perché li fornirò soltanto da morto e al momento sono ancora vivo.”
    Per scrupolo controllando su Wikipedia a tutt’oggi (novembre 2014), i dati suddetti non ci sono ancora.
    Quale lato infantile di Giulio Cesare Giacobbe gli rende così vergognoso rivelare la sua data di nascita (non che ci importi.. però dice qualcosa sulla “maturità” della persona) e perfino sul luogo? Di che HA PAURA? Dov’è la sicurezza di sé dell’ADULTO?
    Andrea, so che tu sei in buonafede, ma sono entrata in rotta di collisione con il mondo della crescita personale, che ho incontrato per puro caso un anno fa mentre mi facevo una cultura sul web marketing (e da lì a sentire parlare di crescita personale il passo è breve e volevo vedere che roba era..), grazie agli esemplari di para-guru in cui mi sono imbattuta nel web mentre curiosavo per capirne di più, e a tutte le cavolate che ho letto nel 99,90% dei blog su questo argomento.
    Ci sono persone come te, sensate, oneste, non ignoranti, non ambigue.. ma come te ne avrò visto un altro, forse due. Il resto.. nausea.
    Sarà che fin da piccola ho sempre pensato che l’unico scopo plausibile (e vantaggioso) per cui siamo su questa terra è quello di migliorare, sennò non vedo il perché della nostra esistenza (e ciò non ha a che fare con alcuna religione), quindi per me il miglioramento è una cosa da perseguire naturalmente. Non mi sono mai sentita demotivata un giorno in vita mia, anzi.
    Incuriosita tuttavia da questo argomento, “crescita personale”, ho cominciato ad approfondire, girare leggere.. Ti ho detto altre volte che sono curiosa.. E posso dire che, pur essendo blogger dal 2005 e bazzicando il web dagli inizi dei 2000, i blog di crescita personale, italiani e stranieri, sono stata l’esperienza più avvilente e perfino preoccupante a cui ho assistito in tutti questi anni.. con quei miscugli di psicologia spicciola, New Age (in cui fanno entrare nello stesso blog la salute, i soldi, la spiritualità, il parlare con l’aldilà -lo fa pure Pavlina, in concerto con l’ex moglie Erin – la seduzione pret a porter a schiocco di dita…), coach improvvisati e quanto di peggio abbia visto finora in internet..
    Scusa lo sfogo, ma se lo faccio qui da te vuol dire che non ti considero di questa risma, anzi tutt’altro. Cerca sempre di pensare solo di tuo, il miglioramento personale.. è personale! Ma non dubito che tu lo sappia benissimo.
    Ciao!

    • Pier Paolo

      Ciao Ambra: che dire, chapeaux!

      Hai scritto molte cose condivisibili e che ritengo assai vere. Andrea dovrebbe cercare di far MAGGIORMENTE suo questo tuo saggio consiglio finale: “Cerca sempre di pensare solo di tuo, il miglioramento personale.. è personale! Ma non dubito che tu lo sappia benissimo”, a volte vedo farglielo fare al primo colpo, altre volte corregge il tiro solo dopo aver prima dato una solida l’impressione contraria, ed altre volte a mio parere sta ancora cavalcando altre onde, comunque effettivamente concordo che in un panorama assolutamente desolante come quello della cosiddetta “Crescita Personale” Andrea è uno dei pochi che ancora si salva (soprattutto a mio parere per la sua capacità comunicativa, non tanto per i contenuti)! ;-).

      Per quanto riguarda il resto di questo panorama mi sento di ripetere il detto: “Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna”…..e questo ce lo aggiungo io, ed evidentemente insegnando ci guadagna parecchio, ma se ci guadagna è anche perché parecchi creduloni danno credito ACRITICAMENTE a certe baggianate, dunque guardiamo anche il rovescio della medaglia, altrimenti facciamo un’analisi monca.

      Andrea bisognerebbe dare rilievo anche al credulon credulonis non solo al frigno frignonis, perché secondo me anche di quelli ce n’è una bella vagonata! ;-)

      • Pier Paolo

        La coscienza critica più di altre a mio avviso può far la differenza. Cercare di sviluppare l’attitudine a pensare con la propria testa è la scelta che premia di più a mio avviso: questo non significa essere costantemente critici (in maniera cavillosa e superficiale) su tutto e tutti, significa semplicemente abituarsi a mettere alla prova se stessi e ciò che ci viene proposto e solo DOPO esprimere un giudizio, giudizio che ovviamente deve essere pesato sulla base anche di evidenze il più oggettive possibili.

        Quando leggo certi commenti su questo blog caratterizzati da un certo tipo di comunicazione di routine mi viene sempre una sorta di tristezza e capisco come mai poi si inneschi un determinato meccanismo: ma se la mancanza d’equilibrio da una parte è comprensibile (visto che chi è in quella condizione cerca risposte a quella mancanza su questo blog) dovrebbe esserci nella controparte una maggiore responsabilità (che nasce innanzitutto proprio da quell’equilibrio che manca invece a chi cerca quelle risposte) visto che questa controparte si propone come facilitatore ed apportatore di soluzioni, altrimenti si finisce nel calderone della “desolazione” comune.

        Essere apprezzati e riconosciuti è indubbiamente una bella sensazione, ma non deve diventare una dipendenza che appaga solamente il proprio ego a discapito di occasioni reali di crescita comune.

    • Ciao Ambra,
      grazie davvero per questo tuo commento: molto apprezzato :-). Di Giacobbe ho voluto riprendere la definizione del bambino perché molto in linea con la definizione di frignone che ho spesso utilizzato nei miei post. Ho molta simpatia per gli scritti di Giacobbe, ma concordo con te che abbiano dei limiti. Provo a rispondere ai diversi punti che hai sollevato:

      – come detto in questo commento, la personalità del bambino così come è descritta da Giacobbe ha molti aspetti positivi, c’è un’intera sezione del libro che ho citato dedicata a questi aspetti. Se hai modo dagli pure una lettura veloce, il testo è scorrevole. Come ti dicevo qualche riga fa, l’oggetto del post è la vocina del bambino frignone e ho ripreso gli aspetti negativi della personalità del bambino così come sono evidenziati da Giacobbe, perché coincidono con la mia visione dei frigno – frignonis.
      – tra i tanti aspetti positivi che hai citato del Puer, la resilienza è l’unico su cui proprio non mi trovo. Un bambino aspetta 0,2s prima di piangere se ha fame o sonno. La resilienza è senza dubbio uno di quei tratti caratteriali che richiedono allenamento e che spesso si sviluppano in fase adulta. Personalmente i tratti positivi che più mi affascinano della personalità del bambino sono la capacità di vivere ogni esperienza con sorpresa e con totale presenza nel momento presente, argomenti che ho ampiamente trattato qui su EfficaceMente.
      – Per quanto riguarda l’analisi del mondo della crescita personale, non posso che condividerla con rammarico. Tanta spazzatura, tanta ignoranza, tanta approssimazione. Ho parlato spesso del mio rapporto di odio e amore nei confronti di questa “corrente di pensiero” (non saprei davvero come definirla, ci ho provato per anni). Provo sincero imbarazzo per certi personaggi che ruotano attorno al mondo della formazione in Italia e all’estero; al contempo però tra la tanta spazzatura che ho letto, ascoltato, visto e sperimentato, c’è stato un buon 20% di informazioni che si è rivelato estremamente utile e che mi ha permesso di fare un salto di qualità in diversi ambiti della mia vita. EfficaceMente è nato per condividere quel 20%. Non mi illudo di azzeccarle tutte: ho fatto errori e farò errori, ma credo fermamente che possa esserci un modo diverso di parlare di queste tematiche e ho fatto di questa convinzione la mia principale attività per il momento.
      – Naturalmente oltre agli errori, che commetto, ci possono essere elementi su cui semplicemente non mi trovo d’accordo con alcuni lettori (il fatto che la resilienza sia un tratto caratteristico della personalità di un bambino può esserne un esempio). In questi casi i commenti sono sempre aperti: se ho modo partecipo, ribadendo la mia opinione, altrimenti rimangono comunque a testimonianza di punti di vista differenti che possono arricchire il lettore.

      Grazie ancora del contributo.
      A presto,
      Andrea.

  • Pier Paolo

    ” Un bambino aspetta 0,2s prima di piangere se ha fame o sonno. La resilienza è senza dubbio uno di quei tratti caratteriali che richiedono allenamento e che spesso si sviluppano in fase adulta.”

    Piangere per la fame od il sonno, che sono bisogni fisiologici, non mi sembra sia un paragone molto azzeccato per quanto riguarda la resilienza.

    Penso che Ambra si riferisse al fatto che i bambini posseggono naturalmente una mente elastica e determinata allo stesso tempo, una mente che fa raggiungere il loro obiettivo passando attraverso approcci diversi senza intestardirsi, come spesso fanno gli adulti, su un solo modo arrendendosi se non lo raggiungono al primo colpo. Se tu osservi un bambino che si appresta ad iniziare a muovere i primi passi noterai che nonostante ci provi e cada si rialza con sempre maggior determinazione, affrontando quell’esperienza attraverso tentativi sempre nuovi e diversi ma aventi un unico fine da raggiungere, imparare a camminare: ecco questo mi sembra invece un buon esempio di resilienza che può mostrare come un bambino la affronti con il giusto approccio.

    • Ciao Pier Paolo,
      non ricordo in quale post ne ho parlato, comunque spesso si confonde la resilienza, con la resistenza.
      L’esempio che hai fatto del bambino che muove i primi passi è un ottimo esempio di resistenza ed è sicuramente un approccio che ogni adulto dovrebbe adottare per affrontare nuove sfide. Resistenza significa infatti essere in grado di mantenere nel tempo un determinato sforzo (fisico, mentale, etc.).

      La resilienza invece è la capacità di sopportare gli urti (fisici, mentali, emotivi, etc.). Un bambino ha zero resilienza: nel momento in cui ha fame, piange, nel momento in cui ha sonno, piange, nel momento in cui cade, piange. Questa è la sua natura e la natura lo ha “programmato” in questo modo per garantirne la sopravvivenza: un bambino infatti non è in grado di provvedere a sé stesso.

      Ciao.

      • Pier Paolo

        “Un bambino ha zero resilienza: nel momento in cui ha fame, piange, nel momento in cui ha sonno, piange, nel momento in cui cade, piange. Questa è la sua natura e la natura lo ha “programmato” in questo modo per garantirne la sopravvivenza: un bambino infatti non è in grado di provvedere a sé stesso.”

        Un bambino piange per COMUNICARE un suo BISOGNO, non perché manca di resilienza Andrea, sono due cose che non c’entrano assolutamente nulla. Cosa fa un bambino di 2 anni quando ha fame, si mette a spadellare e si prepara da mangiare? Il piangere è il suo UNICO modo per comunicare col mondo esterno, per catturare l’attenzione al fine di soddisfare quel suo bisogno primario.

        Non essendo in grado di provvedere a se stesso, come hai giustamente sottolineato, deve dipendere dal prossimo per sopravvivere e dunque deve avere una comunicazione d’impatto che richiami immediatamente l’attenzione, per questo piange.

        Non pensi che l’esempio dell’imparare a camminare sia un esempio di resilienza? Lo vedi più come resistenza. Ok, non sono molto d’accordo ma può anche essere, ci mancherebbe, però ci sono molti altri esempi a mio modo di vedere dove i bambini dimostrano una resilienza innata, non so se ti è mai capitato di vedere un bambino impegnato a “risolvere” un suo problema, io li ho spesso visti agire in una maniera incredibilmente tenace, provando e riprovando diversi approcci fino a che non arrivano all’obiettivo. Certamente nel loro caso dobbiamo considerare che si tratta di obiettivi di breve/brevissimo termine, non stiamo certamente parlando di strategie complesse e protratte nel tempo, non sono ancora immersi nelle problematiche di noi adulti e dunque bisogna vedere i loro problemi dalla loro prospettiva: se facciamo l’errore di considerarli dal nostro punto di vista di adulti allora ogni analisi cade sul nascere.

        Ma nel loro mondo in miniatura dimostrano già di che pasta sono fatti, e spesso quando sono così piccoli non sono ancora “inquinati” da tutte le limitazioni, i “dogmi”, le credenze che crescendo assorbiamo noi adulti, ecco perché la loro naturale spontaneità ha tratti molto affini con il concetto di resilienza, almeno a mio parere e secondo il concetto “elastico” e portato a sviluppare la creatività che ho di questo termine.

      • Guarda Pier Paolo, mi sembra di essere stato abbastanza chiaro sul fatto che bambini e resilienza non c’entrano nulla, non vorrei che venisse fuori che alla fine questa storia della resilienza nei bambini l’ho tirata fuori io :-D

        In merito agli esempi che hai fatto, sono splendidi, ma semplicemente sono esempi di resistenza e non resilienza. La differenza l’ho messa in evidenza nel precedente commento :-)

  • anna maria

    Andrea, non condivido quanto hai detto del bambino frignone!Tu ti ricordo del momento in cui tua mamma ti ha chiesto’Va bene Andrea,cosa vuoi prendere?’ ,in quel momento tu non eri un frignone, eri solo un bambino sollecitato da una moltitudine di oggetti che desideravi avere e non c’è niente di male un questo. La cosa piu bella è,per me ,il ricordo che hai oggi di tua mamma che ti presta attenzione.Infatti ti fa sorridere,perche in quel momento eri al centro della sua attenzione. Questo non vuole dire che bisogna dare tutto ai bambini( posso certificarlo perchè sono mamma du due bimbi di 5 e 4 anni),Dobbiamo a mio avviso distinguere il bambino ,quando è bambino,dal bambino che c’è nell’adulto e che a differenza di te io consiglio di ascoltarlo.Il problema è che quando un adulto “frigna “è perchè quel bambino che c’è in lui ,quando era bambino,non è stato ascoltato,non è stato apprezzato,non è stato valorizzato, non è stato accettato,in poche parole non è stato accolto come bambino che ha delle esigenze non solo per mangiare o essere pulito.Un bambino ha bisogno di essere nutrito di fiducia,ha bisogno di essere accettato per com’ è,ha bisogno di essere stimolato dai suoi genitori e dall’ambiente circostante per poter crescere libero,senza paure,senza il timore di non farcela,senza l’ossessione di essere quello che gli altri(in primo luogo i genitori)vogliono che sia ,senza considerare quello che lui “sente bene per se stesso”. Il bambino è una persona meravigliosa!Giacobbe dice che” il bambino è la persona più sfigata del mondo”:quanta tristezza che questo signore deve avere in se stesso!Io voglio farti partecipe della frase di Maria Montessori che dice” il bambino è la parte più importante dell’adulto”e l’essere bambino non deve essere un problema ,per me deve essere il momento più meraviglioso dell’esistenza di una persona.Tu Andrea fai un lavoro importantissimo per gli adulti,ma pensa a queste persone che ti espongono le loro difficoltà come studenti,come giovani ,che rinviano sempre le loro decisioni,che non hanno il coraggio di cambiare la loro vita.Io penso che non sono dei frignoni,ma solamente persone non hanno ricevuto quel nutrimento particolare quando erano bambini.Io ho una grande fiducia nelle vita,quindi penso che possiamo sempre cambiare la nostra situazione quando sentiamo che non siamo felici e tu di tecniche ne offri tantissime ed efficacemente efficaci.Alcuni possono cambiare più facilmente,altri con più difficoltà,tutto è direttamente proporzionale a come siamo stati bambini,a come abbiamo vissuto questa fondamentale fase della nostra crescita ,una crescita che non solo fisica,ma anche psicologica,morale,etica e sociale e dove l’autostima è il trampolino per lanciarsi con fiducia verso quello che vogliamo realizzare a 5 anni,a 15 anni ,a 35 anni…Ci sarebbero ancora tante cose da dire tutte legate ai tuoi articoli ma con approcio di lettura differente,nel quale il bambino che è nell’adulto non sia visto e definito come frignoso,ma come una persona da condurre delicatamente verso quella LIBERTà che ha il DIRITTO di vivere!Grazie di avermi ascoltato Anna.

    • Ciao Anna, grazie del commento.
      Come scritto nel post, ricordo con piacere quell’episodio della mia infanzia, ma l’ho riportato solo per sottolineare come il volere “tutto e subito”, trasposto nell’età adulta, fa di noi dei frignoni.

      Credo che un paio di lettori stiano forzando un’interpretazione del post a mio avviso scorretta, ma naturalmente la comunicazione è sempre biunivoca e quindi me ne assumo la responsabilità.

      Comunque, se può essere utile, lo ribadisco: l’articolo non riguarda i bambini. Leggilo bene Anna, si parla sempre e solo di personalità del bambino, atteggiamenti da bambino frignone, etc.. Il post riguarda noi adulti che continuiamo ad adottare meccanismi da bambini frignoni. Il bambino inteso come essere umano di età compresa tra gli 0 e i 6 anni adotta questi meccanismi in SPECIFICHE situazioni addirittura per una questione di sopravvivenza, quindi è del tutto naturale. Noi spesso lo facciamo per immaturità.

      Ripeto e concludo, nell’articolo si parla del bambino frignone, che è una raffigurazione di una modalità di comportamento ben delineata in questo e in altri post. Parlare di educazione dei bambini, della poetica del fanciullino e addirittura di “DIRITTO di vivere” mi sembra un tantino fuori tema.

      E’ come se nel post dedicato alla via del guerriero un lettore mi facesse l’appunto che dei militari hanno torturato dei prigionieri ad Abu Ghraib. Mi dispiace, ma semplicemente stiamo parlando di cose diverse e probabilmente non sono stato abbastanza bravo da farlo capire al 100% dei lettori.

      • anna maria

        Ciao Andrea,con il mio commento volevo solo dire che ,per me,potremmo avere molti meno adulti che si fanno gestire dal loro bambino frignone,quindi molto più autonomi a gestire la loro vita,se solo avessero avuto l’occasione di essere ascoltati di più quando erano bambini.Penso che ho trattato un aspetto dell’argomento che non ti interessa o che non condividi,forse è la mia formazione in pedagogia che mi ha tratto in inganno…Scusami,a presto Anna

      • No, assolutamente Anna Maria, anzi, ti ringrazio nuovamente per il commento. Ho approfittato del tuo commento per ribadire il messaggio del mio articolo :-)

        Per quanto riguarda poi il tema che sollevi, concordo con te che molti “danni” siano stati fatti durante la nostra infanzia, ma purtroppo su quelli non abbiamo potere e credo sia importante agire ora, sui nostri comportamenti adulti.

        A presto,
        Andrea.

      • A. Ambra

        Dunque, devo dire che non mi piace per niente che, nell’ambito di una discussione che vi è sfuggita di mano (a voi e solo a voi, io non c’ero) sfociando in un surriscaldamento ingiustificato degli animi, io, peraltro completamente ignara e assente, sia stata presa alla fine come capro espiatorio di tutto il flame che voi e solo voi avete creato e alimentato, per motivi vostri.
        La discussione è partita da Ambra (io) quindi tutto questo casino indecente di insulti fra voi è colpa di Ambra?

        Andrea, Ambra ha fatto un solo commento, assolutamente senza polemica, specie nei tuoi confronti, e non ha detto nulla che non sia verificabile. Non è “un utente che ha cercato di forzare” le parole di Andrea (quando, dove?? Esempi prego).
        Ambra si è congratulata con Andrea per distinguersi da una massa di ciarlatani? Sì.
        Ambra ha contestato Giacobbe, come del resto ha fatto Anna Maria, e quel che Ambra ha detto di Giacobbe è tutto completamente verificabile dalla prima all’ultima parola (altrimenti non l’avrei scritto, sono abbastanza ‘scafata’ di blog da non prestare il fianco a clamorose smentite o peggio)? Sì, certo.
        Anche quello che ho scritto di Pavlina è vero: nel suo stesso blog sostiene di essere in affari con l’ex moglie Erin che dice di essere medium, ci sono tanto di video che fanno insieme dove parlano di comunicare con morti e spiriti guida, anche. E la sorella di Pavlina ha lasciato il suo precedente lavoro, non molti anni fa, per darsi anche lei, guarda caso, a fare la medium: trovate i siti di entrambe in rete, prima di dire qualcosa mi informo, e quando mi informo lo faccio come nessun altro.
        A parte ciò, Ambra ha chiaramente fatto dei distinguo fra Andrea e Giacobbe e Andrea e la gran massa di “esperti” in crescita personale che sono personaggi inquietanti a dir poco.
        Ambra non ha alimentato flame, anche perché non è entrata a leggere alcuna risposta fino ad oggi, da quel dì.
        Anna Maria e Pier Paolo hanno contestato con commenti plurimi, Ambra ne ha scritto uno solo, nemmeno tanto idiota, eppure Anna Maria viene rassicurata che è solo l’altro paio di utenti (quindi me compresa, altrimenti sarebbe solo Pier Paolo) a essere degli attaccabrighe (“forzatori degli scritti altrui”).
        Francamente, se dovete prendervela con qualcuno quando vi riscaldate, pensateci 10 volte prima (tecnica letta anche in questo blog, ma comunque è semplice buon senso), e magari rileggetevi il commento della persona che avete deciso di attaccare alla cieca, giusto per vedere se state scrivendo qualche cosa di ragionevole o andate incontro a una brutta figura.
        Come sempre ho scritto il suddetto commento, che poi è stato bollato come pietra dello scandalo quando vi siete tutti riscaldati oltre il dignitoso, molto in fretta: ho pochissimo tempo. Ho nominato -bestemmia! – la parola resilienza invece che resistenza? L’ho fatto perché l’archetipo Puer di Jung rappresenta la capacità di rigenerarsi (controllare per credere), e perché, per associazione velocissima, in quel momento mi si è affacciato alla mente un libro di Andrea Canevaro, ‘Bambini che sopravvivono alla guerra’, su bambini di luoghi come Burundi, Ruanda, Uganda, Bosnia, Israele, Sudan, bambini che hanno subito traumi e anche mutilazioni gravissime, e dove l’autore (o gli autori, credo che sia una collaborazione) danno una delle definizioni di resilienza più note, quanto meno in pedagogia.
        E’ stato semplicemente il frutto rapidissimo di un’associazione mentale, una minuscola parola, che però, guardate, è stata presa a pretesto di una discussione assurda. In cui il mio commento non c’entra nulla.
        Onestamente, ti senti di bannarmi come lettrice ostile e polemica, sul serio? Rileggi la tua stessa risposta al mio commento, prima che i tuoi commenti naufragassero nel mare del flame (non con me) e degenerassero in accuse strabilianti nei miei confronti.

      • Ciao Ambra, ti ringrazio del chiarimento.

        personalmente ho fatto riferimento al tuo commento solo in questa frase:

        “Credo che un paio di lettori stiano forzando un’interpretazione del post a mio avviso scorretta, ma naturalmente la comunicazione è sempre biunivoca e quindi me ne assumo la responsabilità.”

        La forzatura l’ho letta in questa tua frase: “Probabilmente conosci gli archetipi di Jung, e il Puer, ovvero il bambino, è una parte di noi che non va affatto repressa, schiacciata, zittita.”

        1) Nell’articolo non parlo del Puer, ma del bambino frignone che, semplificando, è l’insieme delle caratteristiche negative del carattere infantile.
        2) Anche in questo caso non parlo di repressione o schiacciamenti vari.
        3) Come detto la comunicazione è sempre biunivoca e quindi era un’autocritica per non aver sottolineato abbastanza questo punto.

        Detto questo, il tuo commento è uscito di scena e c’è stata una discussione tra me e Pier Paolo, che ha riguardato inizialmente la resilienza e che si è poi spostato sul commento di Anna Maria. Ti confermo dunque che il tuo commento non è stato più preso in considerazione, nessuno ti ha rivolto accuse e che qui l’unico ad essere stato bannato per le motivazioni dette è Pier Paolo :-)

        Ciao.

        Ps. Dinasty ce fa na pippa.

    • Pier Paolo

      Andrea, sicuramente non l’hai tirata fuori tu, ma neanche io, semplicemente si è partiti da un’affermazione di Ambra e tu hai specificato il tuo pensiero a riguardo, così come ho fatto io, tutto qui, con scioltezza: non c’è da farne un caso nazionale!

      Se poi il senso del tuo intervento è “siccome io dico che è così allora è così”, bene, allora ti dico: OK HAI RAGIONE! :-D

      • Grande Pier Paolo, hai capito lo spirito del mio intervento :-D

      • Pier Paolo

        “Per quanto riguarda poi il tema che sollevi, concordo con te che molti “danni” siano stati fatti durante la nostra infanzia, ma purtroppo su quelli non abbiamo potere e credo sia importante agire ora, sui nostri comportamenti adulti.”

        Questo purtroppo è un concetto clamorosamente errato ed è un tuo grosso limite che, in modo sicuramente non educato ma perlomeno diretto e schietto, era stato evidenziato da un lettore apparso su questo blog non molto tempo fa (mi sembrava si chiamasse Marco).

        I problemi, quelli seri, non derivano dall'”ora”, derivano da quello che si è assimilato nel nostro passato, non penso certamente di dire una novità in questo senso, e mi fa un po’ specie che chi pretende di occuparsi di “crescita personale” ritenga che le due cose siano disgiunte (cito “ma purtroppo su quelli (i danni dell’infanzia) non abbiamo potere”).

        Se fosse vero quello che affermi la psicanalisi, la psicologia e tutto quello che ci ruota attorno dovremmo buttarle al macero!

        Purtroppo la tua visione Andrea in questo ambito è molto superficiale, vero è che spesso e volentieri hai ribadito che il tuo interesse non rientra in quei campi, ma è altrettanto vero che molte volte con i tuoi post ci sconfini alla grande, e se ci sconfini dovresti essere maggiormente informato circa ciò che sono le problematiche che affronti altrimenti le “soluzioni” che proponi sono solo dei palliativi che come ha ben evidenziato anche Ambra rientrano in un ambito generale del “settore” che sfocia nel desolante.

      • Ciao Pier Paolo,
        se tu hai inventato una macchina del tempo e sei in grado di tornare nel passato, prendere da parte i genitori del piccolo Luigino e spiegargli che devono ascoltarlo altrimenti da grande diventerà un frignone, accomodati. Perché io ad Anna Maria è di questo che stavo parlando, di come, a volte, alcuni danni vengano fatti nella nostra infanzia e sia piuttosto inutile piangere sul latte versato. Puoi girare la frittata come preferisci Pier Paolo, ma senza una Delorean le cause NON le puoi modificare:

        Il fatto che una problematica abbia le sue radici nel passato, non ci esime però dall’intervenire ora. Anzi, ora è l’unico momento in cui possiamo agire, perché quei danni stanno influenzando i nostri comportamenti adulti.

        Nello specifico, quando NON dobbiamo affrontare problemi psicologici, le strategie di crescita personale possono essere molto efficaci e qui sul blog cerco di proporre le migliori. Quando invece questi danni sono profondi e sfociano in problematiche psicologiche (attacchi di panico, depressione, etc.) è necessario un intervento di psicoterapia: c’è chi preferisce scavare nel passato con la psicoanalisi, chi preferisce l’approccio suggerito dalla terapia breve strategica e chi ancora preferisce intervenire sugli aspetti cognitivo-comportamentali.

        Mi auguro questo commento abbia chiarito i tuoi dubbi.

        Buona serata.
        Andrea.

  • tonyloquio

    Io spero sempre che arrivi qualche comunista e si mangi questo cavolo di bambino sabotatore… :D :D :D

    Battute a parte, bell’articolo… anche se la parte finale non mi convince appieno. L’applicare una abitudine salutare alla mattina… beh, aiuta, ma… se la mattina è il momento in cui sono più carico e quindi riesco a lavorare bene… instaurare un’abitudine mattutina mi serve a poco. Mi serve un metodo per riuscire a sconfiggere il bimbominkia nelle ore peggiori, non in quelle migliori… non so se ho reso l’idea…
    Tipo: ora sto leggendo il tuo blog per procastinare il mio lavoro! E’ il periodo dopo pranzo, quando la digestione mi uccide… suggerimenti per tornare all’opera? :D :D :D

    • Ciao Tony,
      il messaggio chiave del post è questo: “non siamo superman, arriverà sempre il momento durante il giorno in cui cazzeggeremo e avremo il nostro livello di disciplina sotto le suole; facciamoci furbi e creiamo un blocco di tempo durante la mattina da dedicare ai nostri progetti più importanti”.

      Se tu stamattina avessi portato a termine l’attività più importante di oggi, il fatto che dopo pranzo cazzeggi o perdi mezzora, non cambia nulla, anzi, ti dirò, fa quasi bene.

      Andrea.

    • Pier Paolo

      Mi fa piacere Andrea che me lo confermi! ;-)

      Ciao.

    • Pier Paolo

      “Nello specifico, quando NON dobbiamo affrontare problemi psicologici, le strategie di crescita personale possono essere molto efficaci e qui sul blog cerco di proporre le migliori.”

      Questa affermazione sa molto di autoreferenzialità Andrea, autoreferenzialità che non è supportata da alcun dato di fatto concreto. Anche chi pratica l’urinoterapia è convinto che con essa si risolvano tutti i problemi del mondo, ne sono convinti loro e con questo chiudono ogni discorso, e questo è un bel problema.

      Noto, e mi dispiace perché evidentemente sopravvalutavo il tuo equilibrio, che stai “pericolosamente” andando su una china che ti fa sempre più assomigliare ad un guru assolutista, certo alterni simpatiche battutine per creare convivialità ed indubbiamente, come ti ho più volte ripetuto, hai una capacità dialettica notevole (ed è questa la tua capacità maggiore, ed il “segreto” del tuo successo), soprattutto nello svicolare dalla sostanza del contradditorio quando ti trovi in difficoltà, però di base, ed è quello che mi preoccupa di più, dietro questa apparente facciata di competente “simpaticone” vedo una persona che è molto presa in questo suo ruolo di “autorità” indiscussa del settore.

      Penso che il “successo” del tuo blog ti stia dando un po’ alla testa, capita sovente sai, soprattutto a chi punta quasi tutto sulle gratificazioni “materiali”: l’unico rimedio che mi sento di darti in questo caso è quello di ritornare con i piedi per terra ed essere un po’ più umile, solo in questo modo potrai partire da una base sufficientemente solida per dare consigli realmente utili sulla crescita personale senza imporre il tuo pensiero come se fosse l’unico veramente di valore.

      Buona serata anche a te.

      • Pier Paolo

        Ah….piccolo particolare giusto per concludere e per chiarirti che non sto cercando di fare polemica fine a se stessa o che non sappia di cosa parlo: il mio primo corso di “crescita personale”, come lo intendi tu, l’ho fatto nel 1986, l’ultimo nel 2006, sempre relativamente a quel tipo di metodologia che tu definisci “molto efficace”. 20 anni!

        Ed in mezzo ne ho fatti talmente tanti di corsi che manco me li ricordo più. Mi ricordo però quanto ho speso, e non lo scrivo per passare da pollo, che già me lo sono ampiamente e sonoramente dato da solo. Ed erano tutti più o meno la stessa minestra riscaldata, la stessa che proponi tu “cercando di proporre le migliori strategie di crescita personale”: fuffa Andrea, almeno per me è stato così, e come per me lo è stato anche per la maggior parte delle persone che ho conosciuto, almeno il 90% (alla fine, soprattutto in quegli anni, ci si conosceva quasi tutti in quell’ambito allora abbastanza d’avanguardia).

        E c’è di più: se era fuffa 30 anni fa, figurati adesso.

        Puoi cercare di proporre il tutto a modo tuo, ma la metodologia alla fine è sempre la stessa, dal momento che utilizzi gli stessi IDENTICI strumenti (ovverossia gli stessi testi dai quali prendono lo spunto anche i tuoi “concorrenti”) ed a riprova di questo se leggi i blog di quelli che critichi tanto anche loro fanno riferimento agli stessi autori che tu tanto elogi, così come uguali sono gli imput di base di questa fantomatica “crescita personale”.

        A meno dunque che tu non abbia ideato un sistema totalmente originale che sia frutto solo del tuo ingegno, ma questo non mi risulta dal momento che non ho visto da nessuna parte un metodo “Andrea Giuliodori” coperto da brevetto, le tue tecniche “efficaci” sono le stesse uguali identiche di quelle degli enne guretti sparsi in giro per il web (magari l’unica differenza è che “gli altri” non saranno simpatici quanto te), per cui non raccontiamoci baggianate per piacere.

        Te la ricordi la famosa citazione di Abraham Lincoln, vero? Te la riporto Andrea giusto per rinfrescarti la memoria: “Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre.”

        Di polli in giro ce ne sono ancora tanti, ma qualcuno fortunatamente è riuscito a scappare dal recinto, e se sono qui a “rompere” è per cercare di mettere in guardia dal caderci come feci io a suo tempo.

        Buonanotte Andrea e sogni d’oro!

      • Guarda Pier Paolo, leggendo questi tuoi ultimi commenti ho pensato immediatamente allo stereotipo del collezionista di corsi: leggi di tutto, fai corsi alla ricerca dell’ultimo tormentone, conosci tutte le teorie, ma in fin dei conti sono 20 anni che con queste strategie non cavi un ragno dal buco. Purtroppo, come hai giustamente sottolineato, non sei il solo a rientrare in questa categoria. Il fatto però che tu non sia stato in grado di farle funzionare queste strategie, non significa certo che non funzionino. Sarebbe come affermare che il tuo smartphone non funziona, quando semplicemente ti sei dimenticato di accenderlo.

        Su un’altra cosa poi siamo sulla stessa lunghezza d’onda: la crescita personale non è altro che buon senso applicato, l’ho ripetuto spesso. Chi ha studiato estensivamente queste teorie sa che i principi cardine non sono poi molti, ma questo non è un male, anzi è la conferma che effettivamente, pur partendo da esperienze diverse, spesso si arriva a conclusioni e soluzioni simili. Vedi, il vero cancro di chi si avvicina a questo mondo è il voler ricercare sempre la NUOVA tecnica proveniente dagli Stati Uniti, la NUOVA teoria rivoluzionaria, senza dedicare il tempo necessario alla pratica.

        Se pensi che io debba inventare il “metodo Andrea Giuliodori”, non hai compreso il ruolo di EfficaceMente: esistono fin troppe strategie, teorie e tecniche, ne ho lette e sperimentate di ogni tipo, quello che faccio qui sul blog è selezionarle, togliergli la fuffa, ridurle alla loro essenzialità e tradurle in azioni pratiche. E’ quello che mi riesce meglio ed è quello che ho fatto per me stesso negli ultimi 14 anni, insomma è ciò che tra i tanti fallimenti mi ha portato ad ottenere risultati concreti all’università, al lavoro e ora con la mia attività online (risultati che, se ho ben capito, sono mancati nella tua esperienza).

        Per concludere, l’idea di essere un paladino del pensiero critico che cerca di aiutare le povere vittime di Andrea di EfficaceMente, credo ti piaccia Pier Paolo, ma sono convinto che la realtà sia un tantino diversa. Leggendo questi ultimi commenti, in cui hai messo nero su bianco la tua frustrazione nei confronti della crescita personale, mi sono fatto l’idea che tu non sia in grado di accettare che altri riescano effettivamente ad ottenere dei risultati laddove tu non sei riuscito. La storiella della volpe e dell’uva ti suona familiare?

        Mettersi in discussione non è mai semplice, sono il primo a cadere in questa trappola e ti ringrazio per i commenti duri ma costruttivi che mi hai lasciato in passato. Tuttavia dedicare tempo ed energie per “distruggere” ciò che non siamo stati in grado di far funzionare, piuttosto che spendere quel tempo e quelle energie per trovare il modo di farlo funzionare, lo considero uno spreco indicibile.

        Se, come mi hai confermato Pier Paolo, il tuo intento è puramente distruttivo e nasce da una tua frustrazione personale, temo di non poterti dare più spazio qui sul blog.

        Andrea.

  • anna maria

    Andrea,mi dispiace di avere sollevato un problema,comunque su una cosa sono convinta e condivido con te: non possiamo piangere sul latte versato ma agire ora per poter cambiare.Penso che per molti è difficile accettere questo ,perchè per loro stessi è difficile cambiare o pensano che sono nella condizione peggiore per poterlo fare.Tu giustamente ci dai dei consigli,poi dipende da noi metterli in pratica come possiamo e come vogliamo,tutto questo non rientra nelle tue competenze,perchè ogni persona resta sempre libera.Andrea,incontrerai sempre delle persone che metteranno i puntini sulle i, ma l’importante è l’intenzione che hanno alla base:come confronto per migliorarsi ,confrontarsi o per distruggere e distruggersi ! Io rientravo nelle prima categoria perchè per me utilizzare la propria intelligenza per “distruggere”,non serve a niente!Saluti Anna

    • Cara Anna, ti ringrazio per questo commento e non preoccuparti: nessun problema.
      Purtroppo da alcuni mesi i commenti di Pier Paolo erano degenerati, sarei dovuto intervenire prima, ma sono sempre restio a bannare anche i commentatori più critici: certo, il blog non può diventare un luogo di sfogo per le proprie frustrazioni personali. Diciamo che il tuo commento è stato “usato” da Pier Paolo, come tutti gli ultimi commenti anche solo velatamente critici nei miei confronti.

      Il tuo spirito di confronto era molto chiaro e mi auguro che la mia prima risposta abbia messo in evidenza con maggior chiarezza il mio punto di vista.

      A presto Andrea.

  • Carlo

    Ciao Andrea, sono un appassionato di psicologia, ma purtroppo non sono uno psicologo , ne possiodo la vostra conoscenza. Condivido appieno cio che ha scritto Ambra che con poche parole ha guadagnato la mia stima. A parere mio, credo che ogni bambino sia un individuo unico e con il suo carattere. Mi spiego meglio: ho conosciuto un bambino di 5 anni molto più responsabile dei loro genitori, una bambina che piangeva e si arrendeva alla prima difficoltà (perciò ne resistente e neppure resiliente) un bambino con un carattere così forte che teneva testa ad entrambi i genitori, se frignava lo faceva solo perche sapeva che con quella leva prima o poi la madre avrebbe ceduto cadendo sotto il suo controllo come un burattino nelle sue mani, capace di prendersi un sacco di botte dal padre pur di vincere alla fine per sfinimento dei genitori, conoscere meglio i ricatti emotivi e le leve psicologiche di uno psicologo professionista. Non venite a dirmi che questo bambino non sia resistente e resiliente. Per come li interpreto io il bambino, l’adulto e il genitore di Giacobbe sono solo degli esempi (o metafore) ma non sono positivi o negativ,i hanno entrambe le caratteristiche, dobbiamo imparare a percepirli in noi e osservarli senza giudicarli (in modo mindfulness) e sfruttare il lato positivo di ognuno di essi. Poi magari sbaglio, ripeto di non essere un luminare in materia. vorrei sapere cosa ne pensi. Ciao e a presto.

  • luca

    Ciao Andrea,
    fino ad un anno fa seguivo il tuo blog, ad un certo punto però non sono più riuscito a seguirti,sono entrato in crisi, in un momento di totale distacco da me stesso.

    Oggi riguardo dopo tanto tempo un tuo post e credo che il problema che ho riscontrato sia il rapporto che consigli con noi stessi. Io ho imparato prima di tutto ad accettare i miei limiti, e da questi limiti attraverso il dialogo e l’educazione ho imparato a migliorare i miei comportamenti. Non litigo e non domo me stesso ma lo educo allo scopo di essere un giorno fiero di tutto ciò che sono.

    Detto questo rimango del parere che l’obiettivo di “efficacemente” sia nobile,
    e confermo che mi ha aiutato per molto tempo.
    Quindi spero che questa mia opinione t possa solo che aiutare :)

    • Grazie del commento Luca.
      Quello che ho capito negli anni è che le mie strategie non sono per tutti: sono molto felice tu abbia trovato la tua strada :-)

      A presto,
      Andrea.

  • Domenico Palumbo

    Ciao Andrea ,Volevo però farti notare una mia amica psicologa mi ha sempre detto che un principio-pilastro della psicologia afferma che bisogna sempre dare ascolto alla parte bambina di noi(ad esempio bisogna piangere se ne abbiamo voglia ecc.) e se tralasciamo o ignoriamo del tutto questa parte le conseguenze sono dei malesseri psicologi non indifferenti.(e su questo argomento ci sono libri su libri ad esempio ”Il dramma del bambino dotato” di Alice Miller .Che ne pensi?

ISCRIVIMI 》
Iscriviti! ...e non perdere i nuovi articoli
In regalo per te gli estratti delle mie Guide