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Crescita Personale: esempi pratici

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Come sviluppare i tuoi talenti: la Teoria delle Incapacità

Ognuno di noi ha dei talenti sopiti che è chiamato a coltivare e a sviluppare quotidianamente. In questo articolo troverai un esercizio in 3 stadi che ti aiuterà in questo percorso di crescita personale.

talenti

“Il vero talento si esprime nelle scelte che compi ogni giorno.”

S. Adler.

Fermi tutti! Sono anni André che ci scartavetri gli zebedei con la storia che il talento è soprovvalutato, che tutto ciò di cui abbiamo bisogno è un po’ di sana tigna, e oggi te ne esci con un post dedicato allo sviluppo dei talenti?! Guarda che presento un esposto all’L.D.C. (Lega per la Difesa della Coerenza)!

L’idea che il talento sia un “dono naturale” in grado di determinare inequivocabilmente il nostro destino (nel bene, se ce l’abbiamo, e nel male, se ne siamo privi) è una convinzione che ho sempre ritenuto deboluccia. E a quanto pare non sono il solo. Secondo Scott Barry Kaufman, professore di psicologia alla New York University ed autore del libro Ungifted, il talento è indissolubilmente legato alla pratica. Senza una predisposizione iniziale la pratica rischia spesso di trasformarsi in frustrazione, ma senza un esercizio costante il talento rimane quasi sempre una promessa inespressa. Insomma, il talento è un seme che va innaffiato quotidianamente.

L’obiettivo dell’articolo di oggi è dunque quello di aiutarti a sviluppare e ad esprimere al meglio i tuoi talenti, anche quelli che credi di non possedere, ma che potrebbero essere semplicemente stati soffocati da anni di frignite e procrastinazione acuta. Per farlo ti proporrò un esercizio in 3 stadi, che ho avuto modo di svolgere dal vivo con il Prof. Giorgio Nardone, ideatore del modello di Problem Solving & Coaching Strategico. Questo esercizio ti consentirà di acquisire maggiore consapevolezza di ciò che in questo momento sta bloccando il tuo potenziale.

Lo sviluppo dei talenti e la Teoria delle Incapacità

Come visto, lo sviluppo dei nostri talenti è legato a doppia mandata alla qualità e alla quantità del nostro esercizio quotidiano. Spesso però, gli schemi d’azione inefficaci che siamo stati abituati ad adottare (le “tentate soluzioni ridondanti“), piuttosto che nutrire i nostri talenti, li soffocano.

Ti avevo già parlato di questo piccolo problemino presentandoti la Curva del Successo. In quell’occasione avevo utilizzato queste parole:

“Invece di provare una nuova strada per raggiungere lo stesso obiettivo, torniamo a percorrere la stessa strada fallimentare per raggiungere un nuovo obiettivo.”

Per svelare e sviluppare i nostri talenti dobbiamo dunque percorrere nuove strade, ma per farlo è necessario fermarci, correggere le attuali coordinate GPS e aspettare che il nuovo percorso venga calcolato. La teoria delle incapacità del Prof. Nardone si basa proprio su questo approccio e ci guida alla riscoperta delle nostre capacità nascoste partendo da ciò che in questo momento ci sta bloccando (le incapacità). Nello specifico, l’esercizio che ti presenterò prevede 3 livelli di analisi. Vediamoli nel dettaglio.

Livello 1: Soluzione

Prendi carta e penna, oppure crea una nuova nota sul tuo smartphone o computer, e riporta come prima cosa una tua difficoltà che si ripete nel tempo, un qualcosa che in questo momento non ti sta permettendo di esprimere i tuoi talenti al meglio: mi raccomando, qui non stiamo parlando di patologie o problemi cronicizzati, ma di atteggiamenti che non ti stanno consentendo di raggiungere i tuoi obiettivi. Tutto chiaro? Scrivi il comportamento che ti sta limitando sul foglio.

Bene, questo qualcosa che non ti consente di tirar fuori i tuoi talenti in determinate situazioni, come si concretizza? In altre parole, cos’è che ti sta bloccando?

  1. L’incapacità di trovare la soluzione? Non sei in grado di capire cosa devi fare.
  2. L’incapacità di applicare la soluzione? Sai cosa devi fare, ma non l’hai ancora messo in pratica.
  3. L’incapacità di mantenere la soluzione? Hai fatto alcuni tentativi per applicare la soluzione, ma non sei stato in grado di essere costante (per intenderci: hai ceduto all’effetto “chissenefrega”).
  4. L’incapacità di sostenere gli effetti collaterali della soluzione? Sei riuscito ad essere costante nell’applicare la tua soluzione, ma non sei stato capace di sostenere le conseguenze di tale soluzione.

Provo ad aiutarti utilizzando un esempio di facile comprensione: ipotizziamo che tu sia uno studente universitario e che finora il tuo percorso accademico sia stato contrassegnato da risultati non particolarmente brillanti. Cos’è che ti sta bloccando?

  • Non conosci un metodo di studio efficace (incapacità 1).
  • Conosci le tecniche di studio migliori, ma non le stai applicando (incapacità 2).
  • Hai risultati incostanti: alcuni esami li prepari alla perfezione, altri molto meno (incapacità 3).
  • Temi di essere ritenuto un secchione dai tuoi amici (incapacità 4).

Bene, scrivi sul tuo foglio qual è l’incapacità che in questo momento non ti sta consentendo di esprimere appieno il tuo talento.

Livello 2: Reazione

Esiste poi un secondo livello, più profondo, ancor più vicino alla radice dei nostri limiti. Questo secondo livello indaga le nostre reazioni di fronte alle difficoltà che riscontriamo. Qual è la tua reazione di fronte ai blocchi che abbiamo visto al livello 1? Ti ritrovi ad avere:

  • l’incapacità di reagire? Se sei alla continua ricerca della soluzione giusta, se tendi ad iper-razionalizzare tutto, se hai la continua paura di sbagliare, molto probabilmente, alle prime difficoltà la tua reazione naturale è quella di bloccarti.
  • l’incapacità di non reagire? Se di fronte alle difficoltà, la tua reazione naturale è quella di indulgere nel piacere (ti consiglio di leggere qui), avere scatti di rabbia o comportamenti ripetitivi, molto probabilmente sei incapace di non reagire.
  • l’incapacità di percepire correttamente? Se infine hai il classico comportamento dello “struzzo” e di fronte ad un problema lo neghi, nascondendo la testa sotto la sabbia, la tua reazione tipica è l’auto-inganno.

Anche in questo caso, scrivi sul tuo foglio qual è la tua incapacità di secondo livello.

Occhio, il Coaching Strategico di Nardone si fonda sulla logica matematica, ne deriva che nei diversi livelli di analisi le risposte devono essere coerenti tra loro, altrimenti significa che stai barando (con te stesso). Se ad esempio hai appena scritto di essere incapace di reagire, significa che al livello precedente la tua risposta sarebbe dovuta essere: “l’incapacità ad applicare la soluzione“. Oppure, se la tua reazione naturale è l’incapacità di percepire correttamente la realtà, al livello precedente la risposta più coerente sarebbe dovuta essere: “l’incapacità di trovare la soluzione“. Pensavi di fare il furbetto, eh?! ;-) Passiamo al prossimo livello di analisi.

Livello 3: Sensazione

Siamo dunque arrivati al terzo livello di analisi, il livello più “primitivo”, ovvero ciò che è alla base delle nostre emozioni e dei nostri comportamenti: le sensazioni. Nello specifico esistono 4 sensazioni di fondo:

  • La paura.
  • Il piacere.
  • Il dolore.
  • La rabbia.

Queste sensazioni sono alla radice di tutte le incapacità viste nei primi due livelli: le condizionano, le acuiscono, le controllano. Tuttavia, nel momento in cui viene individuata la sensazione primordiale che sta bloccando i nostri talenti, è possibile mettere in atto tutta una serie di stratagemmi in grado di liberare il nostro potenziale.

Liberare i nostri talenti lavorando sulle 4 sensazioni primordiali

Gli elementi visti nei tre livelli si combinano tra loro e danno vita a quel vasto spettro di comportamenti tipici dell’essere umano, per cui è necessario affrontare ognuna di queste combinazioni “limitanti” con gli stratagemmi di Coaching Strategico più adatti. Provo a proportene alcuni suggeriti da Nardone a titolo esemplificativo.

  1. Affrontare la paura. Immagina di conoscere la soluzione al tuo problema, ma non essere in grado di applicarla (livello 1), immagina inoltre che la tua reazione spontanea sia quella di non reagire (livello 2), ovvero di bloccarti, e che alla base di tutto vi sia una fondamentale sensazione di paura (livello 3). In questo caso, uno degli stratagemmi più efficaci è quello della “peggiore fantasia“, ovvero dedicare ogni giorno un tempo prestabilito (30 minuti) a fantasticare nei dettagli sulle peggiori cose che potrebbero accadere nel momento in cui dovessi trovarti faccia a faccia con la tua paura.
  2. Gestire il piacere. Immagina di conoscere ed aver applicato la soluzione, ma non essere riuscito a mantenerla nel tempo (livello 1), immagina inoltre che la causa della tua incostanza sia l’incapacità di non reagire (livello 2): vorresti evitare di fare una cosa, ma ci ricaschi puntualmente. Immagina infine che alla base di tutto vi sia una ricerca spasmodica del piacere (livello 3). In questo caso, una tecnica molto efficace consiste nel concedersi completamente al piacere, ma ad intervalli ben precisi. Se ad esempio sprechi un mare di tempo su social network e siti vari, prima ancora di utilizzare una to don’t list, imponiti di navigare tutti i giorni alla stessa ora per 60 minuti di seguito: senza eccezioni.
  3. Sopportare il dolore. Immagina, ancora una volta, di essere incapace di mantenere la soluzione (livello 1), immagina però di essere questa volta nell’incapacità di reagire (livello 2) e che ciò sia dovuto al fatto di non riuscire a sopportare il dolore (livello 3). In questo caso è necessario lavorare sulla resistenza e sulla resilienza. Lavorare sulla resistenza significa allenarsi gradualmente a sopportare una sforzo prolungato. Lavorare sulla resilienza significa invece essere in grado di sopportare gli “urti” della vita (contrattempi, imprevisti, drammi). Su questo ultimo tema ti ho già proposto in passato la tecnica ABCDE.
  4. Liberarsi della rabbia. In conclusione immagina di non conoscere la soluzione (livello 1) e che questo sia dovuto alla tua incapacità di percepire correttamente la realtà (livello 2). Le sensazioni primordiali alla base di questo atteggiamento potrebbero essere molteplici, ma ipotizziamo che tu non riesca a vedere la soluzione perché “accecato” dalla rabbia (livello 3). In questo caso è possibile applicare uno stratagemma molto divertente. Prendi un foglio di carta, una busta ed una penna. Inizia ora a scrivere una lettera, indirizzandola all’oggetto (o al soggetto) della tua rabbia: scrivi in questa lettera i peggiori insulti, tutto ciò che odi di questa cosa o di questa persona, poi chiudi la lettera e gettala via: NON la spedire. Se preferisci puoi preparare una bozza di un’email, ma occhio a non premere “invia”! ;-)

Mi auguro che questo esercizio ed i relativi stratagemmi ti siano piaciuti, ma soprattutto mi auguro che ti abbia aiutato a prendere maggiore consapevolezza di ciò che in questo momento non ti sta consentendo di esprimerti ai massimi livelli. Se vuoi approfondire gli stratagemmi utili a superare le nostre incapacità, tra i tanti libri scritti da Nardone ti suggerisco: “Problem Solving Strategico da tasca“.

Come detto all’inizio del post, la Teoria delle Incapacità rientra nel modello di Coaching Strategico. Visto che ogni tanto viene fuori l’argomento coach e coaching tra i lettori di EfficaceMente, ho pensato di approfittare di questo articolo per fare un po’ di chiarezza. Continua a leggere, il post è quasi finito, ma c’è ancora una sorpresa ;-)

André, da quando sei diventato un coach?

Mi considero un appassionato ed un esperto di efficacia e crescita personale: questo significa che sono anni (14 per l’esattezza) che studio, pratico e condivido le migliori strategie per essere più efficaci nello studio, nel lavoro e nella vita in generale. NON sono però un coach (e non mi interessa esserlo). Anzi, in più di un’occasione ho espresso i miei dubbi sul proliferare di quelli che chiamo i “coach del weekend“: persone senza reali conoscenze o competenze che dopo un weekend di formazione e il diplomino in mano vorrebbero rivendersi come esperti di coaching.

Per evitare che si faccia confusione e per fornire dei riferimenti solidi a chi si avvicina alla tematica del coaching -o perché ritiene di aver bisogno di un coach, o perché vuol diventarlo- ho chiesto al Prof. Nardone un’intervista sull’argomento (e ne ho approfittato anche per avere chiarimenti sulla Teoria delle Incapacità). Intendiamoci bene, il Coaching Strategico non è l’unico modello di coaching esistente, ma come vedrai in un passaggio dell’intervista, è quello che più si avvicina alla filosofia di EfficaceMente:

Intervista sul coaching a Giorgio Nardone (clicca qui)

Ti aspetto nell’altra pagina. Se invece non sei interessato al coaching, beh, grazie per essere arrivato fin qui. Questa settimana il mio augurio è che tu possa liberarti dalle catene che ti stanno bloccando ed esprimere al meglio i tuoi talenti. A lunedì prossimo. Andrea.

Foto di Furtseff

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  • Emilio

    Buongiorno Andrea,
    mille grazie ; ho sempre piacere di ricevere la tua mail il lunedì mattina , alcune a livello personale hanno significato molto. Volevo chiederti una cosa a riguardo di questo post che , così come mi ha incuriosito, mi ha messo sù dei dubbi, ovvero lo stratagemma della “peggior fantasia”. Ma fantasticare tutti i giorni sulla “peggiore delle ipotesi” non farebbe altro che incrementare la paura?
    Forse non sono a conoscenza della psicologia che c’è dietro, ma a freddo mi è venuto da pensare questo.
    Un saluto e buon inizio settimana
    Emilio

    • Ciao Emilio,
      il paradosso è uno degli elementi chiave dei modelli di Nardone. Se la peggior fantasia ti sembra uno stratagemma strano, dovresti vedere la dieta paradossale ;-) Detto questo, lo stratagemma funziona proprio perché porta ad una “banalizzazione” della paura: come ho avuto modo di dire anche in altri articoli del blog, la paura è come una densa e scura nebbia, se tentiamo di sfuggirle, questa ci avvolge, terrorizzandoci; se al contrario le andiamo deliberatamente contro, si dirada. L’idea di dare un tempo ben determinato alla paura e poi, una volta terminato l’esercizio, dedicarsi ad altro è di per sé geniale: la paura non è più un qualcosa che può coglierci alla sprovvista in qualsiasi situazione, diventa qualcosa con cui abbiamo ormai familiarizzato, qualcosa che, analizzata da vicino, è molto meno terrorizzante di quanto potessimo pensare.

      Comunque, le parole servono fino ad un certo punto, l’efficacia di questi stratagemmi va testata sulla propria pelle e possibilmente con la guida di persone che si siano formate con Nardone.

      Andrea.

  • Marco

    Informazioni trite e ritrite.
    Dette e ridette.
    Fritte e rifritte.

    Tutti coloro che hanno raggiunto il talento in qualche particolare area ridono di questa psicologia spiccia. O forse mi sbaglio.
    Forse Mozart era appassionato di coaching strategico tascabile versione bignami.

    Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna. Amen.

    • Ciao Marco,
      grazie del commento.
      Sì, ti confermo che sbagli :-)

      Il problem solving strategico, che è alla base dei due modelli di Nardone, è considerato tra le più importanti innovazioni nell’ambito della psicologia moderna degli ultimi 20 anni. Per quanto riguarda poi “tutti” quei talenti che dal tuo punto di vista riderebbero di queste strategie, ti segnalo che Aldo Montano, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra, ha ringraziato pubblicamente il Prof. Nardone per questo risultato (fonte). Idem per Alessia Zecchini, che ha recentemente realizzato un nuovo record nell’apnea in assetto costante, dopo essere stata seguita da Nardone.

      Guarda Marco, sono il primo a sostenere che termini come “coaching” in Italia siano sputtanati a causa dei tanti ciarlatani che vogliono rivendersi come esperti, ma obiettivo di questo post è anche quello di fare un po’ di chiarezza a riguardo. Evitiamo generalizzazioni “a la caz di can” senza conoscere bene di cosa stiamo parlando.

      Grazie ancora del confronto,
      Andrea.

  • Marco

    “Il problem solving strategico…é considerato tra le più importanti innovazioni nell’ambito della psicologia moderna degli ultimi 20 anni.”

    È considerato da chi? Detta cosi sembra che TUTTI siano unanimi nel riconoscere il il valore di questo approccio…un po’ di onestà intellettuale ti prego.
    Non è affatto cosi. Da molti viene considerato un approccio superficiale e inutile nel produrre risultati a lungo termine.

    Poi Aldo Montano e Alessia Zecchini sono solo due dei molti sportivi seguiti dal Prof. Nardone. Casualmente solo loro due hanno conseguito risultati degni di nota.
    Se fosse cosi efficace la metodologia proposta i talentuosi sarebbero molti di piu di due non credi? Eri tu che parlavi di bias di conferma?

    Tu non fai chiarezza. Proponi psicologia spiccia come roba seria. E la mia non è una generalizzazione “a la caz di can” (molto gentile ed educato da parte tua). Mi sembra di essere molto preciso.

    Perché non usi il problem solving strategico tascabile per risolvere il problema che hai a scrivere contenuti seri? Ah scusami, forse lo hai gia fatto è questo è il tuo talentuoso risultato.

    • Ciao Marco, io ci metto la faccia in questo progetto da 6 anni, Nardone non ha bisogno di presentazioni, tu al contrario usi un’email falsa per lasciare commenti: gentilmente, non mi parlare di onestà intellettuale. Per quanto mi riguarda potresti tranquillamente essere uno di quei “coach del weekend” (o un concorrente di Nardone) a cui questo articolo da un po’ fastidio.

      In merito agli sportivi e agli artisti seguiti da Nardone, ti confermo che sono molti e che il Professore non ama pubblicizzare queste collaborazioni: è del tutto logico, se un professionista si rivolge a lui per un blocco nelle performance, vuole tutto tranne che essere sotto i riflettori. I pochi nomi che vengono fuori sono di chi lo ringrazia pubblicamente in prima persona (vedi articolo citato).

      Per concludere, in merito al “talentuoso risultato”, ti confermo che EfficaceMente ha 1 milione di visualizzazioni ogni mese: dalla tua email falsa, non sono invece riuscito a risalire ai tuoi lavori. Puoi tranquillamente riportarli nel tuo prossimo commento: come detto, ogni contributo di valore è ben accetto.

      Buona giornata,
      Andrea.

  • Anna

    Ciao Andrea,
    apprezzo molto i metodi strutturati e trovo che quello del prof. Nardone possa essere molto utile, sin dalla prima fase (Soluzione), a riconoscere quali problemi/incapacità ci impediscono di ottenere certi risultati. Quando ci si trova in situazioni di stallo quel primo passo può rivelarsi fondamentale per comprendere le origini del problema e quindi mettere in atto delle soluzioni correttive. Poi ognuno è libero di scegliere le sue, io nelle soluzioni proposte nell’articolo trovo spunti molto interessanti e “facilmente” replicabili. Quello sull’affrontare la paura ha lasciato perplessa anche me, ho chiarito il dubbio solo leggendo la tua risposta ad un commento precedente (credo mi informerò sui principi della dieta paradossale).
    Complimenti per questo articolo in cui come sempre riesci a rendere fruibili e accessibili contenuti di valore.
    Buona settimana anche a te,
    Anna.

    • Ciao Anna,
      ti ringrazio del commento.

      A presto,
      Andrea.

  • Pier Paolo

    Ciao Andrea, mi è piaciuta molto la risposta che ti ha dato il prof. Nardone, nell’intervista che ti ha concesso, alla tua domanda riguardante l’argomento procrastinazione -conoscendoti non poteva di certo mancare;-)!

    In quella risposta ha messo in evidenza come il prendersi cura “amorevolmente” di noi stessi (volersi bene in poche parole) sia la chiave per la risoluzione di ogni problema: tutti i vari più o meno funzionali stratagemmi non contano nulla se non si da priorità nel soddisfare la NOSTRA reale gratificazione (da non confondersi con il piacere effimero fine a se stesso) per raggiungere ciò che si desidera VERAMENTE.

    Il Prof. Nardone termina il suo intervento affermando che in fondo ed infine siamo nati per essere liberi e non per vittimizzarci: già solo comprendere e mettere in pratica in maniera equilibrata e “saggia” questa filosofia di vita ci può consentire di esprimere i nostri più grandi talenti e vivere appieno la nostra vita nel migliore dei modi.

    • Ciao Pier Paolo,
      ricordo il momento in cui stavo trascrivendo la risposta del Professore e ho pensato: “cavoli, devo utilizzare più spesso queste parole, o in troppi miei articoli rischia di passare il concetto che la crescita personale è solo duro lavoro e fatica“.

      Grazie del commento,
      a presto.

      Andrea.

      • Pier Paolo

        E’ già…..bisogna assolutamente che passi un concetto del genere (anch’io ho martellato molto su questo punto se ricordi) perché altrimenti si rischia veramente di attribuire alla crescita personale un’errata valenza del tipo “sudore, lacrime e sangue”, quando invece in realtà dovrebbe essere tutt’altro, ed infatti l’altro giorno ti ho ringraziato per non avermi fatto procrastinare proprio sul decidere di cominciare a prendermi cura di me stesso nel modo che sapevo essere giusto per me, ed infatti qualche risultato, usando questo mio personale parametro, lo sto già riscontrando.

        La crescita è PERSONALE proprio per questo, perché ognuno, nel rispetto del proprio amore per se stesso, deve trovare ciò che può farlo progredire nel modo a lui più consono ed efficace: non siamo tutti fatti alla stessa maniera, e se cominciamo appunto a riconoscere questa essenziale DIFFERENZA, iniziamo il percorso con il giusto “amorevole” approccio nei nostri riguardi: nel modo quindi più importante e proficuo per noi!

        P.S. Andrea, devi trovare un sistema per poter ricercare gli articoli in modo più EffiCace: il riquadretto in alto a destra “cerca articolo” non funziona!

      • Ho appena verificato Pier Paolo: a me la casella ricerca funziona come al solito.
        Inserisci il testo che vuoi cercare e premi invio.
        Che problemi ti da?

        Andrea

  • Maura

    Ciao Andrea
    ti ringrazio perché grazie alla lettura del tuo blog, e ad un mio personale percorso verso la consapevolezza, qualche mese fa al livello 1 avrei risposto “l’incapacità di trovare la soluzione”; oggi invece, dopo essermi rispecchiata in vari modelli da te proposti e avere compreso le dinamiche mentali sottostanti, ho sentito di poter rispondere “incapacità di mantenere la soluzione”… insomma la soluzione nel frattempo l’ho trovata, il prossimo passo è mantenerla.
    Buona giornata
    Maura

    • Ciao Maura,
      non sei la sola: generalmente la maggior parte delle persone si trova proprio in difficoltà nell’applicare la soluzione e nel mantenerla.

      Grazie del commento,
      complimenti per il tuo percorso e alla prossima.

      Andrea.

    • Pier Paolo

      Se inserisco un titolo di un articolo, e l’ho copiato pari pari, e poi gli do invio a me non succede nulla! :-(

      P.S. Riguardo il flame su questo thread, mi permetto di ricordarti di applicare ciò che sai (ricordi la domanda “magica” che evidenziavi nel post sulla resilienza?), il “muro contro muro” non serve a nulla, se non ad esacerbare gli animi (e rendere l’eventuale proseguo un susseguirsi di risentimenti) ed a non farti riflettere su qualcosa che il tuo interlocutore (magari in maniera rude e poco diplomatica) cerca di evidenziare e che l’istintività del momento non ti fa cogliere: solo alla volgare e becera maleducazione non darei alcun interesse, tuttavia, e lo so molto bene per esperienza, a volte uno scontro duro può arricchirti anch’esso in una maniera che potrai capire solo se ti mantieni sempre aperto al confronto -a volte un “miracolo” del genere capita, e la soddisfazione di essere andato oltre l’emotività e l’ego ed averli sconfitti sul loro “territorio” prediletto a me ha sempre gratificato molto. ;-)

      • Davvero strano Pier Paolo, se riesci magari prova su un dispositivo differente o con un browser differente e fammi sapere.

        In merito al flame: mea culpa. In alcuni casi purtroppo cado nella polemica sterile, naturalmente è dovuto al mio attaccamento emotivo al blog, su questo hai pienamente ragione Pier Paolo. Un aspetto su cui devo ancora lavorare. Per esperienza certi commenti vanno semplicemente fatti morire come rami secchi (vedi il post sul camion della spazzatura), ma dopo aver lavorato per svariate ore ad un articolo, aver organizzato un’intervista con uno dei riferimenti della psicologia a livello internazionale, aver cercato di condividere contenuti che in rete è difficile reperire, se ti arriva il saputello di turno che bolla l’articolo come aria fritta, gli zebedei girano… EfficaceMente ;-)

  • Mirko

    Premettendo che adoro il tuo blog che mi ha dato centinaia di ottimi spunti per migliorarmi, che ho letto e acquistato due delle tue guide, che ho trovato ottime, devo dire che ho trovato questo articolo non all’altezza di tanti altri tuoi. Non capisco perché si sia parlato di livello uno, due e tre, con risposte da segnare su un foglio, se poi si riduce il tutto alle 4 sensazioni primordiali. E poi perché all’incapacità di reagire deve corrispondere necessariamente l’incapacità di Applicare la soluzione. Non può essere di Mantenere la soluzione? se sono percorsi obbligati coerenti che arrivano alle 4 sensazioni primordiali, che altre combinazioni ci possono essere oltre ai quattro esempi finali?
    Probabilmente l’argomento era troppo complesso per essere affrontato in un post. Lo prendo come un suggerimento di lettura (anche se non credo che per il momento lo seguirò)
    X Marco dalla finta mail: è vero che molte persone di successo non sanno nemmeno cosa sia il coaching, questo perché hanno innate certe caratteristiche che portano al successo. Perché in fondo il segreto del successo non è un segreto, devi lavorare duro e essere determinato. Crederci fermamente.
    Trovo comunque utile questo blog. Perché poi i libri sull’argomento si somigliano tutti. Ne ho letti un buon numero. Anche negli articoli di un blog come questo, i concetti base sono sempre gli stessi. Ma a volte dire una cosa in una maniera diversa fa una differenza enorme. Ho trovato un libro che per me ha fatto la differenza. Non dice nulla di più di altri libri e i concetti sono gli stessi che trovi su questo blog. Però ha fatto una presa diversa. È da quando l’ho che letto che sto agendo senza procrastinare, con una forte motivazione. Forse ho trovato il libro più adatto a me, o forse perché alcune cose c’è bisogno di sentirle un po’ di volte prima di interiorizzarle veramente.
    P.s. Sul talento di Andrea non si discute…

    Ciao

    • Ciao Mirko,
      grazie del feedback: la premessa non era necessaria, anche se l’ho apprezzata; per me è molto utile capire quando un post non è chiaro o non è percepito come utile.

      Quando ho appreso per la prima volta la Teoria delle Incapacità e l’ho vista mettere in pratica dal vivo, mi ha subito colpito: probabilmente non sono stato in grado di riportarla con altrettanta efficacia. Mea culpa.

      Provo comunque a rispondere ai tuoi dubbi:

      – le 4 sensazioni primordiali rappresentano la leva chiave su cui si interviene per liberare il potenziale del soggetto, tuttavia è indispensabile comprendere quali incapacità sono percepite nei 2 livelli sovrastanti per tarare l’intervento in modo puntuale. Insomma, per affrontare la paura si mettono in atto una serie di stratagemmi, di cui la “peggiore fantasia” è un esempio. Ad incapacità diverse, devono adattarsi stratagemmi diversi.
      – Come riportato nel post, il modello si fonda sulla logica matematica, questo significa che le varie risposte devono essere tra loro coerenti (che non significa però “univoche”). Questi “controlli” servono ad andare alla radice del problema: spesso infatti al livello 1 si pensa di avere una specifica incapacità, ma analizzando il livello 2 si scopre che probabilmente l’incapacità vista precedente va analizzata con maggiore attenzione: l’esempio che hai riportato è emblematico. Se di fronte ad una situazione problematica ti blocchi (sei incapace di reagire), questo significa che il tuo problema è senza dubbio nel trovare o nell’applicare la soluzione (io ho utilizzato questo secondo esempio), non nel mantenerla (se davanti ad un problema non reagisci, non c’è nulla da mantenere) o nel sopportarne gli effetti collaterali.
      – Ti confermo che l’argomento è vasto: le combinazioni presentate sono solo un esempio, ve ne possono essere sicuramente molte altre, ma non tutte le combinazioni matematicamente possibili. Nel 4 esempio la sensazione primordiale potrebbe essere il dolore e non la rabbia, sarebbe dunque necessario applicare uno stratagemma differente.

      Qual è questo libro che ti ha colpito così tanto Mirko?

      Concordo poi sul fatto che le “regole base” del gioco non siano poi molte, ma a seconda della fase della vita che stiamo attraversando o dell’obiettivo che vogliamo raggiungere, avere dei punti di vista differenti può esserci di grande aiuto. Ritengo poi che conoscere certe regole non sia sufficiente: è necessario ricordarcene ad intervalli costanti, questa è un po’ la funzione di EfficaceMente ;-)

      Andrea.

      • Mirko

        Sono contento che tu abbia compreso perfettamente lo spirito del mio intervento. Grazie per la spiegazione aggiuntiva… Probabilmente sono io che non capisco o mi imbroglio con i concetti. Non è che davanti a una difficoltà mi blocco sempre, ho imparato nel tempo soluzioni e stratagemmi che mi hanno fatto andare oltre e saltare il problema. Solo che non le applico sempre e quindi reputo il problema principale il mantenere la soluzione. La costanza. Boh, forse è più una incomprensione verbale che altro…
        Grazie per la disponibilità nella risposta.
        Il libro a cui facevo riferimento è Una cosa sola: l’unico metodo per fissare le priorità e ottenere risultati.
        Non so perché ma mi ha dato una scossa maggiore rispetto ad altri e per adesso sto rigando dritto sul mio obiettivo. Ma come sempre non è una formula magica, come sempre sono io che devo mettermi sotto a lavorare,affrontando i problemi e le difficoltà. Quegli stessi concetti li ho trovati anche qui. Il piccolo passo verso l’obiettivo, la sfida 90 90 1, l’ora sacra, la pratica deliberata (anche se il libro suggerisce almeno 4 ore al giorno!!!) Il punto è che le stesse cose bisogna sentirle più volte e in tutte le maniere possibili. O con una sfumatura diversa. Per questo ho molto rispetto per quello che fai, perché in questo sei bravissimo.
        Il tuo blog è sempre un grande stimolo per me perché mi dà la sensazione di far parte di una comunità di persone che provano a pensare positivo e raggiungere le proprie mete.
        Ciao, alla prossima.

      • The 1 Thing di Gary Keller?! Fantastico: l’ho letto giusto un paio di mesi fa. Gran libro: ottima scelta ;-)

        A rileggerci presto Mirko.

        Ps. se ti va, metti pure una tua breve recensione del libro sull’EfficaceMente Book Club, sono certo possa essere di aiuto a molti.

    • Pier Paolo

      Ti capisco Andrea ci mancherebbe, anche se io volevo dire ANCHE qualcos’altro che forse non è emerso (acc….i limiti del mezzo) e cioè: se una persona fa solo polemica fine a se stessa basta andargli dietro senza PERO’ scendere al suo stesso livello (lo conosci il detto “è inutile discutere con un “idioma”, prima ti porta al suo stesso livello e poi ti batte per esperienza”) e così facendo si affloscia da solo poiché molto presto i suoi stessi mezzucci finiranno per ritorgliercisi contro, se invece la polemica può essere anche costruttiva (perché l’interlocutore se pur in maniera arrogante od antipatica sembra avere argomenti) non serve a nulla fare a gara a chi ne sa di più od insulta meglio, semplicemente si prova a trovare un qualche punto d’accordo per vedere se può nascere un qualcosa di utile per entrambi.

      Certo Marco è intervenuto in un modo che non farebbe piacere a nessuno, però io ho trovato in alcune sue argomentazioni degli spunti interessanti (tu giustamente mi risponderai, la fai facile tu, visto che non ti ha tirato in mezzo con giudizi parecchio pesanti), spunti che magari se maggiormente sviscerati, e qui bisogna capire fino a dove lui vuole arrivare e cioè se il suo “Se invece cerchi di capire perchè qualcuno che legge i tuoi post li trova pessimi (a volte, non sempre) forse non dventarai uno scrittore di talento ma migliorerai qualcosina.”, ha un fondamento oppure è semplicemente un’altra pessima provocazione maldestramente “mascherata”.

      Male che vada la pessima figura la farà solamente e SOLO lui, se invece una qualche ragione, che al momento può apparirti recondita, può avercela anche lui tu potresti ritrovarti con un consiglio in più di cui tener conto per poterti migliorare: alla fine se ci pensi non hai nulla da perderci perché ogni occasione di confronto può sempre riservare delle imprevedibili sorprese. Io su questo, incredibile ma vero, sono forse più tignoso di te! ;-)

  • Lorenzo

    Cavolo davvero un bell’articolo. Mi ha fatto riflettere non poco. Mi piacerebbe molto partecipare al convegno ma non posso proprio.

    • Mi fa piacere ti sia piaciuto Lorenzo :-)
      Purtroppo sono nella tua stessa situazione e devo ancora capire se riesco ad andare.
      Comunque se ti capita, un seminario di Nardone te lo consiglio: a me piace molto il suo approccio basato sulla logica (eh, che ci vuo’ fa’, l’ingegnere che è in me esce sempre fuori) e poi è davvero una persona di una cultura sterminata. Viene dall’accademia, quindi non lo si può neanche paragonare a certi formatori italiani, ma se penso a certi coach italici ignoranti come gli asini, mi viene da sorridere.

      A presto,
      Andrea.

  • Marco

    L’intelligenza intellettuale non ha niente a che fare con la email che uso per scrivere un commento. Semplicemente non trovo nessuna ragione valida per darti la mia email e quindi ne metto una fittizia. Qualcuno la chiama Privacy.

    E poi no, ti sbagli. Non sono ne coach ne concorrente di Nardone. Non c’e nessun mio lavoro a cui risalire, non ho un blog e non ho nessun interesse a dire quello che dico.

    Da lettore, mi piace esprimere la mia opinione. Si chiama critica. E non dev’essere necessariamente costruttiva o positiva. Quando uno fa un lavoro come il tuo, ha dei vantaggi e degli svantaggi. Lo svantaggio è che uno puo non pensarla come te, ha la libertà di dirlo. Senza essere etichettato come ignorante, superficiale e simili.

    È da sei anni che fai questo lavoro? Buon per te. Hai un milione di visualizzazioni? Buon per te. Ma cio non toglie che non necessariamente ogni tuo post rappresenta una verità assoluta. Anzi. Non basta leggere un libricino o leggere 52 libri all’anno per fare di te il massimo esperto di aria fritta.

    Dai consigli superficiali. Ricerchine scolastiche da prima media.
    Nessuno avrà maggior talento grazie a te o a questo post. Tu lo sai benissimo.
    Aria fritta. Poi se ti piace pensare che quello che dico è un sabotaggio degli illuminati contro il tuo blog di successo pensalo pure… Se invece cerchi di capire perchè qualcuno che legge i tuoi post li trova pessimi (a volte, non sempre) forse non dventarai uno scrittore di talento ma migliorerai qualcosina.

    Voglio diventare presidente degli Stati Uniti. Vai da Anthony Robbins. Clinton ha fatto cosi e ne parla benissimo.
    Voglio fondare un azienda come la Apple. Altri 30.000 consigli di esperti.

    La verità è che gli esperti non sono tali. Vedono libri. Chiacchiere. Nessuno di loro è divantato Steve Jobs ne presidente.

    Tu, grazie a Nardone e al tuo post quale talento ha sviluppato? Te lo dico io.
    Nessuno. Tante chiacchiere vuote. E qualche visualizzazione di persone annoiate e insicure.

    Stop. E forse una guida per lo studio.
    Buon per te. Ma per me rimane sempre un post inutile.

    • Ciao Marco,
      guarda, non la devi prendere sul personale: io capisco che vorremmo sentirci tutti delle principesse speciali, vorremmo che tutti rimanessero impressionati quando esprimiamo delle opinioni, per il semplice fatto di averle espresse, ma purtroppo non funziona esattamente così.

      A molti utenti di internet non è chiaro un punto fondamentale:

      La possibilità di esprimere la propria opinione in nessun modo determina il valore di quella opinione.

      Per capirci, se facessi una polemica sul calcio, probabilmente potrei essere preso a schiaffoni (metaforicamente parlando) anche da un ragazzino delle medie. Le mie opinioni personali sul calcio valgono zero.

      Quindi se non sei uno psicoterapeuta con 20 anni di esperienza e 15.000 casi di successo alle spalle, o non sei un blogger con 1 milione di visualizzazioni al mese, le tue opinioni critiche sulla psicologia (psicologia “spiccia”, etc.) e sul blogging (talentuoso risultato), mi spiace, ma lasciano il tempo che trovano.

      Marco, intendiamoci bene, la mia non è una valutazione sul valore di te come persona, ma semplicemente sul valore delle tue opinioni relativamente ai temi che hai trattato nei tuoi commenti. A me è molto chiaro quali sono i vantaggi e gli svantaggi del lavoro che faccio, ma vorrei che fosse altrettanto chiaro a te che se esprimi opinioni da bar, senza essere nella posizione di poterlo fare, poi non puoi lamentarti se qualcuno te lo fa notare.

      A presto,
      Andrea.

      Ps. so che probabilmente sentirai l’irrefrenabile pulsione di dire l’ultima parola (è un ottimo esempio di “incapacità di non reagire”), te la lascio con piacere, altrimenti rischieremo di prolungare all’infinito un flame oneroso per noi e noioso per gli altri. Ciao.

    • A. Ambra

      Non voglio alimentare alcun flame, ma sono precisina per natura, quindi vorrei chiarire quello che mi sembra un misunderstanding, da parte di Marco: Andrea non è un coach e non “fa questo lavoro da sei anni”, anzi, non fa questo lavoro.
      Detto ciò, io ogni tanto giro per blog che conosco o anche che non conosco, come LETTRICE.
      Lo faccio per mia utilità professionale. Molto spesso mi imbatto in nuovi blog e in post e blogger che dicono delle grandissime fesserie, o che comunque suscitano un’impressione pessima in me. Che faccio? Passo avanti e non commento, anzi prendo nota mentalmente e scarto per sempre quel blog dai miei percorsi (chiamasi cernita), visto che il mio tempo è prezioso, come quello di tutti.
      Certo che c’è diritto di critica, Marco, ma perché mettersi a criticare, anzi a leggere prima ancora, qualcosa che non ti interessa e non ti va a genio?
      Scusa ma non vedo il senso delle (acri) polemiche che fai.
      Quel che ha detto Pier Paolo lo condivido, e penso che tu in fondo, accanto alla capacità di insulto, abbia anche una certa arguzia, però permettimi di dire che arguzia e intelligenza potresti usarle meglio!
      Siccome sono femmina spero che la mia sia l’ultima parola su ciò ^_^

  • Marco

    X Mirko

    Sono contento che hai trovato il libro che fa per te. Mi fa piacere che procrastini meno, o che hai smesso del tutto.
    Non sottovalutare pero il fenomeno chiamato “regressione verso la media”.
    Mi spiego. Probabilmente tu procrastini le cose da fare (come tutti gli esseri umani). Ci sono periodi in cui procrastini di piu e periodi che procrastini di meno.
    Quando procrastini di piu, sei piu propenso a comprare un libro sulla procrastinazione (inutile). E qui scatta la “regressione verso la media”. Con o senza libro, tu nei mesi successivi al picco di massima procrastinazione, continui si a procrastinare ma di meno. Ma siccome hai preso il libro, credi erroneamente che la tua maggiore produttività sia dovuta a quello che leggi.

    E qui scatta la profezia. Passeranno mesi e tornerai a procrastinare. Forse cercherai un altro libro, un corso o qualcosa di simile. Ma la verità è che continuerai a procrastinare per tutta la tua vita, a volte di piu e a volte di meno. Ma sempre almeno un pochino. Quando sarai al decimo libro sulla procrastinazione cerca di ricordarti le mie parole.
    È vero, non cambierà di una virgola la tua tendenza a procrastinare, ma forse la indirizzerai in direzioni piu utili i tuoi euro faticosamente spesi.

    • Mirko

      Non esistono formule magiche, ne sono perfettamente consapeve. Ma alcuni concetti positivi messi in fila ti possono aiutare a mettere in giusta prospettiva le cose e a farti diventare più produttivo.
      Nella vita si cambia, l’ho sperimentato personalmente, e si può migliorare. Cambiare punto di vista a volte può generare piccole e grandi rivoluzioni. Non esiste il metodo che ti fa migliorare senza che tu muova un dito, questo è chiaro. Ma circondati in un mondo di catastrofisti, questi libri fanno appello alle qualità migliori delle persone, sulle loro possibilità, si concentrano sulle risposte invece che sulle domande.
      Il tuo mi sembra un punto di vista decisamente pessimista. E non credo di essere in grado di fartelo cambiare. Mi sembra che ti sei messo nella predisposizione d’animo di chi critica e crede di capire le cose meglio degli altri.
      Dubita, fai bene a dubitare. Ma la critica fine a se stessa a cosa ti porta? Sei deluso perché cercavi formule magiche e non le hai trovate? Che cosa ti aspettavi?
      Non cercare la pozione, prova a migliorarti, con impegno.

    • Pier Paolo

      Quello che dici ha un fondamento di verità, ma da ciò che conosco può essere spiegato anche con il cosidetto “effetto cipolla”: in poche parole si postula che ogni nostro atteggiamento, comportamento, convinzione, etc. siano rivestiti da diversi strati di consapevolezza che le nostre esperienze contribuiscono a “sbucciare” fino ad arrivare ad un’ ipotetica base (qualcosa di simile al 3° livello di Nardone, ma ancora più profondo e specifico) da cui il tutto si andrebbe a dipanare.

      Ovviamente questo è un processo “quasi” infinito e dunque ci sta sicuramente l’alternanza continua tra momenti di procrastinazione (sarebbe meglio definirli di riflessione) e momenti di azione, lo stallo fine a se stesso può essere contrastato secondo me in maniera appropriata anche semplicemente usando corrette tecniche motivazionali, ed in questo senso possono essere utili allo scopo anche gli articoli di Andrea, certamente per quanto riguarda la procrastinazione profonda, la vera e propria buccia di cipolla/consapevolezza, è necessario un lavoro di introspezione e di analisi che con la semplice motivazione non si può fare: non sono un esperto sia chiaro, parlo solo per (lunga) esperienza personale di sbucciatore! ;-)

      • Pier Paolo

        La replica qui sopra era riferita a Marco.

  • Marco

    Purtroppo la pulsione di dire l’ultima parola ce l’ho e la dico.
    Ma sará breve e concisa per non annoiarti troppo.

    Sai quante copie ha venduto Rhonda Byrne per il segreto che tu, blogger da 28.400 iscritti, hai definito come emerita cavolata? Milioni e milioni in 38 paesi nel mondo.

    Ora le possibilitá sono due.

    A) Se le cose scritte da Rhonda Byrne sono cavolate come dici tu…il fatto che hai un milione di visualizzazioni non indica assolutamente che tu capisca minimamente qualcosa di quello che dici ne tanto meno che tu dica qualcosa di utile.

    B) Se un milione di visite indicano che quello che dici ha senso o dimostra qualcosa…allora le chiacchiere da bar le fai tu quando dici che legge di attrazione è una cavolata.

    Ovviamente puoi sostituire a Rhonda Byrne chiunque di tuo gradimento.

    La conclusione é che quello che dici è stupido (non te, solo le tue affermazioni).
    Prova a leggere 52 libri di logica che magari eviti di dire stupidaggini.

    • Su Marco, se non ci troviamo neanche sulle basi della logica, diventa difficile interloquire: io te la lascio pure l’ultima parola, però scrivila bene.

      Nel post sulla legge di attrazione ho scritto “questi sono dei geni del marketing”. quindi…
      buon marketing => milioni di copie vendute.

      Il tuo sillogismo secondo cui la serietà/qualità di un libro ne determinerebbe il successo editoriale è palesemente errato, altrimenti non si spiegherebbe il fenomeno Moccia! ;-)

      Ma veniamo a quanto ho affermato nei miei commenti a questo post.
      Ti faccio uno schemino riepilogativo, che magari ti può essere di aiuto:

      Capacità di blogging:
      Io = 1 milione di visualizzazioni/mese
      Tu = 0 visualizzazioni/mese

      ne deriva che => la tua opinione sul blogging = 0

      Contenuti del post:
      Nardone = 20 anni di esperienza e 15.000 casi di successo,
      Tu = 0 anni di esperienza e 0 casi di successo

      ne deriva che => la tua opinione su questo post (da dove è partito tutto) = 0

      Se hai dubbi, ti consiglio il mio manuale sullo studio Sm2: per te alla modica cifra di 99€.
      Scaricalo ora! XD

  • Andrès Ricci

    Caro Marco,ma perchè continui ad insistere e a perdere il tuo tempo su questo post?
    Se sai che tutto quello che scrive Andrea può essere catalogato come “psicologia spiccia” perchè insisti nel fornirci la tua critica distruttiva?
    Nessuno se ne frega della tua critica. Tutte le persone che sono qui nel bene o nel male visitano il sito perchè vogliono crescere e diventare ogni giorno delle persone migliori.
    E poi,mi sa che devi tornare a scuola perchè non conosci la definizione di critica. Si può criticare si,ma c’è maniera e maniera, tu fai tutto il contrario, ti metti nella posizione di “semi-dio” come se tu fossi l’unico a possedere la verità assoluta e peraltro insulti.

    Guarda, davvero, perdi tempo qui… Saluti :)

  • sara

    Ciao Andrea, ho trovato molto interessanti il tuo articolo e l’intervista al Professor Nardone. Complimenti…anche questa volta!!
    Sai, una delle ragioni che mi ha spinta ad iscrivermi al blog e (qualche volta) a partecipare ai commenti, è stata l’educazione delle persone che scrivono su EfficaceMente. Ognuno ha le proprie opinioni, seguire un blog non significa condividere a priori ciò che viene proposto come se fosse la Verità Assoluta! Quindi è giusto e lecito dire la propria, ma sarebbe bene farlo rispettando il lavoro degli altri, senza cadere in critiche sterili che, a mio avviso, risultano anche poco educate.
    Continua così Andrea! Ti auguro una buona settimana,
    Sara

    • Ciao Sara,
      grazie del commento :-)

      Sì, ho sempre posto particolare attenzione alla qualità del dialogo con i lettori: a volte però cado anche io nella polemica, ti assicuro che la gestione del blog in sé è una bella esperienza di crescita personale, ben più intensa per molti aspetti del mio precedente lavoro.

      A risentirci,
      Andrea.

      • Pier Paolo

        Io mi sono fatto le ossa su alcuni newsgroup, sai quelli “free” per intenderci, dove trovi di tutto, la categoria free non ha moderazione per cui prova ad immaginare cosa ci può capitare in mezzo, però devo dire che quella “palestra” mi è servita per affinare di parecchio la mia capacità di interazione con il prossimo e crescere personalmente in modi che nel mondo non virtuale difficilmente si riuscirebbero a raggiungere -almeno da vivi;-) : è un po’ come, allo stadio, partire dalla curva degli ultras per giungere infine al settore vip!

        Il segreto a mio parere è rimanere sempre disponibili ed aperti nel dare e nel ricevere: duro a volte, faticoso spesso, ma alla fine molto gratificante.

  • Daniele

    Ciao Andrea, ti ringrazio molto per questo articolo: l’ho trovato molto utile in alcuni aspetti perchè mi ha portato a riflettere su alcuni limiti che mi autoimpongo e che mi rendo conto di avere. Da qui la volontà di affrontarli con più serenità. L’esercizio della “fantasia peggiore” mi ricorda un tipo di meditazione ben preciso che ho già fatto ma che sicuramente dovrei riprendere a fare ogni tanto, cioè: prima concentrarsi sul respiro per qualche minuto e quindi visualizzare e / o riportare alla mente situazioni dove questa paura si esplica nelle situazioni per me critiche. Continuando questa meditazione nel tempo si deve rafforzare sempre di più in cose sempre più allucinanti, e facendo così assume connotati del tutto ridicoli: dopo che per anni ho avuto paura di cose ridicole, ora rendermi conto che quelle stesse siano cose che mi fanno sorridere della loro infondatezza… bè è di un liberante mai visto :)

    Per quanto riguarda invece la suddivisione categorica descritta nei svariati livelli, mi sono trovato un po’ spaesato, nel senso: al livello 1 sia l’incapacità di applicare la soluzione che l’incapacità di contenere gli effetti collaterali della stessa fanno parte tutt’uno della risposta che darei. Allo stesso modo quindi per la logica dell’esercizio nel livello 2: 50% di reagire e 50% di percepire correttamente. Poi chiaramente nel livello 3 si uniscono nella stessa che alla fine avevo già individuato all’inizio del livello 1 nel scrivere la difficoltà.

    Nonostante quest’ultimo punto mi sono trovato degli ottimi spunti sui quali lavorarci sopra :)

    Grazie mille Andrea!

    • Ciao Daniele,
      sì, confermo che molti degli stratagemmi di Nardone sì rifanno agli studi di Logica dei Greci e agli stratagemmi orientali (cinesi per l’esattezza).

      In merito alla suddivisione categorica, come specificato, io non sono un coach e non voglio fingere di esserlo, ma da quanto ho compreso in realtà le nostre incapacità sono sempre piuttosto chiare, il fatto che non lo siano a noi non significa necessariamente che il modello non sia solido. Per comprenderlo però è necessario confrontarsi con chi ha una formazione molto approfondita sul problem solving strategico: io non sono all’altezza :-)

      Grazie del commento,
      Andrea.

  • Complimenti, ho ritrovato in questo articolo cose che vado dicendo sul mio blog da molto tempo. Credo che il coaching strategico e questo genere di approccio possa essere una chiave vincente per sbloccare lo stallo di un paese che forse si piange troppo addosso.
    Well done!
    ciao!
    Matteo

  • A. Ambra

    Ciao Andrea, che dirti, l’articolo più l’intervista mi hanno dato degli spunti di riflessione a proposito di un mio progetto, l’intervista poi l’ho trovata illuminante in alcuni punti, a questo proposito. Mirko ha espresso dei dubbi che condividevo e a cui hai già risposto nel tuo commento di approfondimento a lui, quindi grazie!
    Oh, e sì, a proposito di “Ciao Pier Paolo,
    ricordo il momento in cui stavo trascrivendo la risposta del Professore e ho pensato: “cavoli, devo utilizzare più spesso queste parole, o in troppi miei articoli rischia di passare il concetto che la crescita personale è solo duro lavoro e fatica“, sono d’accordo! :D ^_^
    Vedo che menzioni gli stratagemmi cinesi: intendi i 36 stratagemmi di strategia militare? Sono incuriosita!
    Ciao, buona giornata!

    • Ciao Ambra,
      sì conosco il testo sugli stratagemmi a cui fai riferimento, ma non ho avuto ancora modo di leggerlo.
      Ti faccio un esempio di stratagemma che viene spesso utilizzato da Nardone: “spegnere il fuoco aggiungendo la legna“. Questo tipo di stratagemma si rifà alla cultura millenaria cinese: nel libro di cui parli è riportato uno stratagemma simile?

      Buona giornata a te,
      Andrea.

      • A. Ambra

        Andrea non ne so molto di stratagemmi cinesi, ho letto per puro caso di questi 36 stratagemmi tempo fa e avevo fatto una ricerca rapida in web per curiosità: molti erano piuttosto incomprensibili per me, senza qualcuno che li spiegasse, quindi li misi nel dimenticatoio. Però ricordo di sicuro che ve ne erano di paradossali. Quello che usa Nardone è paradossale infatti (ma non me lo ricordo, mi spiace)!
        Però forse ne esistono di più che 36 (ripeto che non so praticamente niente degli stratagemmi, mi era più familiare “L’arte della guerra”), solo che io ho visto citati i “36”, ed essendo curiosa avevo cercato delle informazioni: molto sibillini per me. Uno che ricordo è “Stratagemma della città vuota”, che mi ricorda tanto l’evacuazione di massa della città di Mosca durante la campagna di Russia di Napoleone: in effetti fu una strategia vincente! Ciao!

      • Capisco, onestamente non so se siano gli stessi, ma ci darò sicuramente un’occhiata.
        A presto.

        Andrea.

  • Gaia

    Bel post. Da sempre penso che una delle idee più limitanti in circolazione sia che talentuosi si nasce e non si diventa. Ho apprezzato molto l’intervista al Prof. Nardone.

    Leggendo in commenti, non ho potuto fare a meno di notare la polemica di Marco.
    Condivido con Andres che Marco si mette in una posizione di “semi-dio unico detentore di verità assolute” e capisco la posizione difensiva assunta da Andrea.

    Se però analizziamo le idee anziche il modo in cui esse vengono presentate non posso che trovarmi d’accordo con Marco.

    È vero che l’idea che il talento non sia un dono della natura è diventata una generalizzazione cosi grande da nascondere una verità altrettanto vera: non tutti raggiungeranno lo stesso grado di talento nella vita. Indipendentemente dalle strategie e tecniche adottate. La costituzione fisica e mentale di ogni singolo individo differisce notevolmente da altri e necessariamente ne influenza le performance.

    Faccio un esempio banale. È vero che nell’ NBA ci sono giocatori sotto l’1,80cm e sono sicuramente uno stimolo a non arrendersi a madre natura nel perseguire i propri sogni. Dall’altra sono pochi, indipendentemnete dal coach che li ha seguiti.

    Quindi per quanto sia vera è utile la convinzione che talentuosi non si nasce ma si diventa (cosa che condivido assolutamente), è anche necessario essere consapevoli che indipendentemente dal coach che ti segue (senza togliere niente al Prof. Nardone) il talento non è alla portata di tutti. I limiti ci sono e vanno riconosciuti.

    Poi, un’altra considerazione necessaria, senza impegno e il giusto coach il nostro talento puo rimanere sopito e non uscire mai. Ma come non basta usare lo stesso fondotinta per diventare Charlize Theron non basta andare dal Prof. Nardone per vincere contro Aldo Montano.

    Questo è il genere di confusione che cerca di creare la pubblicità con i suoi sponsor e i suoi slogan ad effetto ma che puo generare frustrazione in tutti coloro che ne vengono suggestionati.

    Vi chiedo scusa per essermi dilungata ma mi faceva piacere dire la mia idea.
    Quindi la mia conclusione è: verissimo che il talento è frutto di duro lavoro e non sono solo pochi fortunati dalla nascita possono raggiungerlo. Vero anche che la nuda e cruda realta ci dimostra che non è alla portata di tutti. E non c’e coach, allenamento o qualsiasi altra cosa si voglia che possa far diventare vostro figlio come Einstain o Michael Jordan.

    • Ciao Gaia,
      grazie del contributo. Ho cercato di sottolineare questo elemento proprio nell’introduzione al post: “Senza una predisposizione iniziale la pratica rischia spesso di trasformarsi in frustrazione, ma senza un esercizio costante il talento rimane quasi sempre una promessa inespressa“.

      Concordo appieno con quanto dici: non siamo tutti uguali ed il seme per germogliare ha bisogno del giusto terreno. Credo però sia importante sottolineare altri 2 aspetti:

      1. Il fatto che tu non abbia talento in un determinato ambito, non significa che tu non possa essere una persona di talento altrove: quindi, innanzitutto è necessario trovare il proprio talento.
      2. pratica e talento, come visto, sono strettamente correlate, eppure, per quella che è la mia esperienza, spesso a mancarci non sono le potenziali abilità, ma una pratica massiva.

      A presto,
      Andrea.

      • Pier Paolo

        ” Il fatto che tu non abbia talento in un determinato ambito, non significa che tu non possa essere una persona di talento altrove: quindi, innanzitutto è necessario trovare il proprio talento.”

        Mmmh Andrea scusami ma questa mi sembra una di quelle nuove mode che ogni tanto emergono da chissà quale guru che deve propinarci il suo NUOVO FANTASMAGORICO corso “magico”! ;-)

        Io penso che la predisposizione a fare qualcosa al di sopra della media non sia una cosa che vada ricercata col lanternino, o meglio forse lo può essere in pochi e circoscritti casi, quando magari il tuo ambiente circostante ti ha talmente “castrato” che sei così demotivato su tutto che non credi o non metti in atto nessuna azione pratica, ma a parte appunto questi casi che presumo debbano essere seguiti e risolti da persone con specializzazioni adeguate, leggi psicologi/psichiatri, nella maggioranza dei casi ognuno di noi può saper riconoscere da solo, senza troppa “ricerca”, dove è più o meno portato: basta seguire magari semplicemente le proprie passioni e verificare le proprie capacità ed abilità nel conseguire dei risultati da esse.

        Questa continua pulsione a voler trovare un talento nascosto mi pare più che altro una pezza ad una mancanza d’autostima latente, io vedo invece in questo “messaggio” che riceviamo più un invito a volerci accettare per come siamo, a vivere nella naturalezza del nostro essere (ad amare incondizionatamente noi stessi, come ha detto anche il Prof. Nardone, ricordi?), senza sentirci inadeguati se non possediamo un chissà quale talento: il talento più grande di tutti a mio avviso E’ PROPRIO ESSERE SE STESSI, ED ESSERE FELICI NELL’ESSERLO IN MANIERA SPONTANEA E GENUINA! ;-)

  • Gaia

    Scusami Andrea, mi permetto di sottolineare due aspetti per me importanti.

    “Il fatto che tu non abbia talento in un determinato ambito, non significa che tu non possa essere una persona di talento altrove: quindi, innanzitutto è necessario trovare il proprio talento.”

    Condivido pienamente il pensiero di Pier Paolo. Dalle tue parole sembra che la ricerca del talento sia lo scopo. Un scopo volto ad aumentare la propria autostima.

    Il talento non va ricercato. Nasce dalle passioni. Se a me piace praticare un particolare sport il mio desiderio (senza dover fare riflessioni e ricerche particolari) sarà eccellere in quella particolare disciplina. E se ho talento, potrò svilupparlo, se non ce l’ho dovro accontentarmi di praticare quel particolare sport bene, ma senza eccellere. E se sono alta 1,45m avrò dei limiti. Coach, belle parole e motivazioni saranno inutili.

    Tu dici: cerca l’area in cui puoi avere talento.
    Io ti dico: se a me piace il basket e la mia costituzione mi permetterebbe solo di essere una bravissima pattinatrice sul ghiaccio, a me, di diventare talentusoa nel pattinare sul ghiaccio frega poco. Perche sviluppare quel talento? Non mi interessa.

    “pratica e talento, come visto, sono strettamente correlate, eppure, per quella che è la mia esperienza, spesso a mancarci non sono le potenziali abilità, ma una pratica massiva.”

    Sono d’accordo con te. Pratica e talento sono strettamente correlante ma solo quando sono presenti entrambe.
    Talento senza pratica non è talento.
    Pratica senza talento non è talento.

    Dalle tue parole invece traspare l’idea che se una fa tanta tanta pratica di qualità il talento è la logica conseguenza. Non è vero. Sarai brava ma il talento è un’altra cosa.

    • Pier Paolo

      “Sono d’accordo con te. Pratica e talento sono strettamente correlante ma solo quando sono presenti entrambe.
      Talento senza pratica non è talento.
      Pratica senza talento non è talento.

      Dalle tue parole invece traspare l’idea che se una fa tanta tanta pratica di qualità il talento è la logica conseguenza. Non è vero. Sarai brava ma il talento è un’altra cosa.”

      Concordo pienamente con te Gaia, anche perché la “pratica di qualità” presuppone
      1 Passione, che ti motiva a raggiungere quella qualità e
      2 una certa dose di talento (altrimenti difficilmente sarebbe di qualità).

      Praticare in maniera estremamente “quantitativa” qualcosa su cui non hai passione (che non dimentichiamoci è la molla SCATENANTE da cui parte il tutto) non è assolutamente né concepibile né fattibile, se hai una passione ed in quella passione dimostri un talento ed a quello abbini una pratica costante e tenace sicuramente la conseguenza sarà l’eccellenza, ma se non hai alcun talento la passione e la pratica massiva non ti potranno mai portare all’eccellenza: poco ma sicuro.

      Ed il talento viene riconosciuto soprattutto in chi eccelle. ;-)

  • Gaia

    Esatto Pier Paolo. Forse hai spiegato meglio di me il punto.
    Per questo motivo Andrea, dire che bisogna trovare il proprio talento, è una frase di effetto ma priva di contenuto.

    Ricercare un talento, per cui non si prova un’istintiva attrazione (passione), non porta a sviluppare vero talento. È una ricerca vuota ed effimera. Aiuta solo a capire che le nostre predisposizioni fisiche e mentali vanno in direzione opposta alle nostre passioni e rischia di portarci a investire risorse e tempo su aree della nostra vita che non ci piacciono. Come conseguenza la frustrazione e l’infelicità.

    Io penso veramente che è un’idea potenzialmente molto dannosa credere che il talento sia innato ma non bisogna fare l’errore di generalizzare troppo dall’altra parte.

    È vero, potenzialmente nulla è impossibile. Ma i limiti esistono, ed è meglio prenderne consapevolezza (anche se a volte, parlo per esperienza personale, puo essere doloroso) prima di lanciarsi da un palazzo credendo di poter volare.

    Ed è meglio un po di sano realismo, che alimentare false speranze nelle persone.
    Le belle parole piacciono a tutti, è sicuramente bello credere nelle favole….ma la vita è un’altra cosa. Fortunatamente.

    • Pier Paolo

      “È vero, potenzialmente nulla è impossibile. Ma i limiti esistono, ed è meglio prenderne consapevolezza (anche se a volte, parlo per esperienza personale, puo essere doloroso) prima di lanciarsi da un palazzo credendo di poter volare.

      Ed è meglio un po di sano realismo, che alimentare false speranze nelle persone.
      Le belle parole piacciono a tutti, è sicuramente bello credere nelle favole….ma la vita è un’altra cosa. Fortunatamente.”

      Come giustamente affermi bisogna essere capaci di coltivare EFFICACEMENTE il “terreno che sta nel mezzo” tra i nostri limiti e le nostre potenzialità, già solo facendo questo nella maniera migliore possibile spesso si può andare oltre quelli che riteniamo essere i nostri sogni più arditi: per alcuni un tale atteggiamento pare essere, a livello di principio teorico operativo, un atteggiamento timoroso e limitante, in realtà è invece il miglior modo per far emergere il meglio di se stessi in quanto si concentrano le proprie energie SOLO su ciò che ci riesce meglio, e così facendo non si può far altro che migliorarsi costantemente poiché si prosegue con un passo, sì adeguato alle nostre gambe, ma allo stesso tempo inesorabile.

  • Gaia

    Aesatto. Sembra anche il miglioramento sia lo scopo.
    Il miglioramente dev’essere un mezzo per raggiungere uno scopo…senza scopo il miglioramento fine a se stesso non ha senso.

    Io posso voler migliorare come moglie…ma se non me ne frega niente di mio marito il miglioramento fine a se stesso è inutile. Quando invece miglioro con una motivazione (il miglioramento come fine) allora si che si ragiona.

    Sembra davvero, e forse non è un caso che sia uscita la guida sull’autostima di Andrea, che anziche voler raggiungere obiettivi si cerchi solo di appagare il proprio ego.
    Sviluppo il mio talento, leggo tanti libri ecc…cosi valgo.

    Invece secondo me il processo dev’essere inverso. Amo i miei figli. Amo mio marito. Amo il mio lavoro. Allora cerco di migliorare. E divantare una brava madre, moglie e segretaria aumenta la mia autostima.

    • Pier Paolo

      “Il miglioramente dev’essere un mezzo per raggiungere uno scopo…senza scopo il miglioramento fine a se stesso non ha senso.”

      Su questo Gaia non mi sento di essere completamente d’accordo, il miglioramento fine a se stesso può avere un senso, desiderare di migliorarsi come persona è una delle virtù più nobili dell’essere umano e dovrebbe anzi essere uno stimolo continuo e da coltivare sia nei confronti di se stessi che della collettività.

  • Gaia

    “…da coltivare sia nei confronti di se stessi che della collettività.”

    Questo a me pare uno scopo. In altre parole, per aumentare la propria autostima e per il bene comune.

    • Pier Paolo

      “Questo a me pare uno scopo. In altre parole, per aumentare la propria autostima e per il bene comune.”

      Esatto Gaia: probabilmente a ben vedere non esiste alcuna azione di miglioramento senza uno “scopo” più o meno consapevole. ;-)

  • Manuel

    Ciao andrea, sono veramente contento di questo articolo! Era l’ideale da leggere per l’inizio della mia settimana(anche se ho avuto modo di commentare solo ora). Leggendo l’articolo a inizio settimana e vedendo il tuo nuovo avatar ho potuto dire a me stesso che forse ho trovato la strada giusta per la mia crescita e per il mio sviluppo personale ;). Devo dire che in quell’avatar sembra veramente che tu stia in forma! Sara’ per l’allenamento “efficace” o per altro. Veramente complimenti! :D

    P.s. Sbaglio o avevi gia’ scritto riguardo la paura? E che il rapporto con il piacere era una componente FONDAMENTALE di una persona?

    • Ciao Manuel,
      mi fa piacere il post ti sia piaciuto.
      Ti ringrazio anche per il commento sulla mia nuova immagine di profilo: quella che utilizzavo precedentemente, con quello sfondo bianco e la posa da foto-tessera, non era più appropriata :-)

      Non ho ben capito a quale post fai riferimento nel post scriptum, ma posso dirti che lunedì prossimo pubblicherò un nuovo articolo dedicato all’autocontrollo e come questo possa essere raggiunto non reprimendo il piacere.

      Andrea.

  • Davide

    Ciao andrea,
    sono un giovane ragazzo che ormai da un anno ha scoperto le tecniche di coaching e me ne sono innamorato a tal punto che ho deciso che quello che voglio fare da grande è proprio il mental coach. ho iniziato a muovermi nella direzione dei miei obbiettivi, a combattere la mia procastinazione e a studiare da libri come ad esempio “leader di te stesso” di Roberto Re. Volevo domandarti però se esiste un percorso formativo che ti sentiresti di consigliarmi giusto per avere una conferma se quello che ho immaginato come percorso (studiare da libri che trattano di questi argomenti e applicare su me stesso queste strategie) è quello più consono a diventare ciò che voglio oppure se devo integrarlo con altro o cambiarlo. Comunque trovo il tuo blog eccezionale perchè da quando l’ ho scoperto mi sta regalando tanti spunti da approfondire poi nei miei studi. ti ringrazio anticipatamente per la risposta.

    Davide.

    • Ciao Davide,
      quando si parla di coaching, onestamente non mi sento di dare grandi consigli: è un ambito che sento lontano da me.
      Comunque, piuttosto che rivolgermi ai vari guretti ed esperti improvvisati, mi focalizzerei su percorsi formativi solidi: in questo post ho presentato il modello di coaching di Nardone, fossi in te valuterei cos’altro offre il mercato e qual è il percorso formativo di chi lo propone ed i risultati concreti di chi utilizza lo specifico modello di coaching.

      In bocca al lupo per il tuo percorso,
      Andrea.

  • Wow complimenti davvero un articolo di valore finalmente:-)
    “Come visto, lo sviluppo dei nostri talenti è legato a doppia mandata alla qualità e alla quantità del nostro esercizio quotidiano” condivido questo pensiero perchè senza l’applicazione costante ed allenamento mentale il talento resta li dovè.
    Il primo passo solo le semplici abitudini e avere un metodo e routine di abitudini potenzianti aumenta notevolmente lo stile di vita, e anche il nostro talento nascosto, cheresta tale se non ascoltiamo il nostro Io interiore:-) un grande abbraccio

  • Antonio

    Personalmente, parlando non da “esperto” ma semplicemente da uomo che cerca di vivere ogni giorno intensamente, nei successi, nei fallimenti, nelle insicurezze e nelle sicurezze, dico solo che nella vita conta badare al sodo. Mi pare ci sia una gran speculazione (di parole e di soldi) attorno a questi temi. Chi è disposto al sacrificio, avrà successo, chi no, non ne avrà (salvo eccezioni, che ci saranno sempre).
    I nostri padri e nostri nonni hanno sacrificato più di noi, sanno cosa siano le difficolta, quelle che ti fanno adulto, con responsabilità, progetti e voglia di farcela a prescindere da tutto. In questi discorsi vedo tanta fuffa, tante parole per generazioni annoiate, indebolite dalla mancanza di difficoltà vere. Un esempio come altri: 24 mesi di servizio militare senza tornare mai a casa (che ora non esiste più). Provi chi vuole.. e magari controlli alla fine se sotto gli son cresciuti un pò gli attributi, quegli attributi che ti aiuteranno a scoprire e coltivare OGNI GIORNO i tuoi talenti. Auguri a tutti. Paolo

  • Roberto Gozzani

    piccolo refuso: “Ti avevo giù parlato”

  • Davide

    Questo blog mi sorprende ogni giorno sempre più, l’unica cosa che mi
    rattrista sono quei continui commenti di persone frustrate che
    CONTINUANO senza sosta a diffondere negatività e far credere a tutti di
    non potersi riscattare, odio questa tendenza italiana di riferirsi
    sempre al passato dicendo che “anni fa era tutto diverso etc..”… certo
    che era diverso, ogni istante è diverso figuriamoci.
    Apprezzo la passione di Andrea, si esatto ho scritto passione e non lavoro, perchè
    il lavoro è per chi non ha altra scelta che non accettare di rinunciare
    al suo tempo per vivere quando non è a lavorare,
    è durà ma sappiamo tutti dentro noi che funziona cosi, io rispetto chi fa ciò, ma
    non si può permettere di trascinare nella sua routine frustrante anche
    chi ha un sogno, non importa quanto esso sia grande! perchè la vita
    riserva tanto di inaspettato, durante il viaggio alla ricerca di quel
    sogno se ne possono troverare altri mille, e allora perchè sedersi e
    criticare tutto e tutti sperando di reprimere quella voce interiore che
    continua a GRIDARE DI VOLER CAMBIARE?…
    Tutti siamo unici e non perchè questo mondo ci vuole inculcare il contrario significa che sia giusto!
    Tutti sono bravi a screditare il prossimo o cirticarlo ma chi riesce a
    mettersi in gioco?? chi ha il coraggio VERAMENTE di dare il massimo? Beh
    penso veramente pochi perchè se almeno il 50% dei giovani come me
    decidesse di aprire quel cervello intasato dal limitazioni assurde
    generate da una società chiusa e limitata al banale e superfluo non
    solo l’italia ma il mondo cambierebbe in un giorno ;).

  • Luca Rallasinni

    E basta co ‘sto coaching del cavolo, avete rotto… tanto non funziona.
    Un articolo da quattro soldi non cambia la vita a una persona.
    Innanzitutto queste sono tecniche banali, da pseudopsicologia, da coaching appunto, che non funzionano mai.
    Secondo poi il problema della psicologia non è avere ragione o torto su una questione ma l’ applicazione.
    L’ intera questione della psicologia potrebbe quindi essere riassunta con una sola parola: ”applicabilità”.
    In psicologia non esiste che lo psicologo ti dice cosa fare per cambiare e tu non ci riesci allora lo psicologo ha ragione e tu hai torto.
    La psicologia è diversa dalla medicina, lo psicologo non è un medico che ti da la ricetta per guarire, tu la assumi e guarisci.
    La psicologia è innanzitutto un rapporto tra due persone: se la persona che riceve consigli psicologici non ne trae beneficio, allora è lo psicologo ad avere torto.
    Lo scopo dello psicologo è cambiare gli schemi delle persone, e fare ciò non significa solo dire cos’ ha di ”sbagliato” quella persona, ma riuscire a farlo, riuscire a cambiare la persona.
    Se lo psicologo non ci riesce allora è lo psicologo a non essere un bravo psicologo e non il ”paziente” ad essere un cattivo paziente.
    Considerato che la bravura di uno psicologo consiste nel cambiare i modi di fare delle persone, non si può mai dire ”tu hai torto perchè quello che ti dice lo psicologo è giusto e non sai applicarlo” poichè la bravura dello psicologo consiste proprio nel CAMBIARE la persona e non nel dire cos’ ha di sbagliato.
    Dire cos’ ha di sbagliato una persona è una cosa che potrebbe fare una persona qualunque, cambiarla veramente è una cosa che richiede maggior competenza e professionalità.
    L’ efficacia di una psicoterapia si misura in questo modo: si costruiscono due gruppi, uno che riceve la terapia e uno no, e alla fine della terapia si vede se il gruppo che ha ricevuto la cura ha ricevuto maggiori benefici del gruppo che non ha ricevuto la cura.
    Si misura cosi e se dopo la cura i pazienti non sono migliorati, non esiste che ”la psicoterapia era giusta ma il paziente sbagliato allora è il paziente ad avere torto e la terapia è efficace”, no! Non esiste proprio… lo stesso vale per quest’ articolo da quattro soldi: se dopo averlo letto non è cambiato nulla allora è l’ articolo che è sbagliato.
    Non si può pensare di ottenere un risultato diverso facendo sempre le stesse identiche cose senza cambiare mai. L’ ha persino scritto l’ autore dell’ articolo! Quindi perchè scrivere sempre le stesse cose ben sapendo che nessuno riceverà benefici e che anzi tutti si lamenteranno che è una cavolata pazzesca?
    Sarebbe come andare a pesca inserendo nell’ amo anzichè dei vermi, dei chiodi, e quando ci si accorge che i pesci non abboccano, dire che sono i pesci ad essere sbagliati e non l’ esca inefficace.
    Ma a quanto pare pigliare ”pesci” è proprio il mestiere di chi scrive questi articoli e poco importa se l’ amo ti rimane inchiodato nella lingua, l’ importante è che continui a far lavorare questi pseudopsicologi.

  • Daniele Salini

    Ciao, ho 27 anni e fin da piccolo mi sono reso conto di non avere talento in qualsiasi campo mi applichi. Non pretendo standard elevatissimi ma finisco sempre con l’ auto impormi (per noia) standard sempre più alti fino a non reggere più. Sono anni che tento di rompere questo circolo vizioso ho ottenuto dei risultati ma la strada è ancora parecchio lunga, uno come me come potrà vivere? Non voglio finire in mezzo alla strada!!!

  • Vera Preziati

    Quindi? Mi stai dicendo che una volta capito di non capire, capito che rendermene conto provoca rabbia e quindi aver scritto una lettera incazzata che non spediró avrò imparato a capire? Ma dai…. cosa non ho capito del tuo articolo?

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