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Non andartene docile in quella buona notte

Un film, una poesia e la più importante lezione per la tua crescita personale.

non andartene docile in quella buona notte

“Non andartene docile in quella buona notte.
Infuriati, infuriati, contro il morire della luce.”

Dylan Thomas.

Ho sempre adorato la fantascienza, soprattutto quei libri e quei film ambientati nello spazio profondo. Immergermi in quei luoghi lontani, inesplorati e illimitati ha la capacità di trasmettermi un senso di meraviglia e quiete.

Per questo di recente ho voluto rivedere Interstellar, di Christopher Nolan: entrato di diritto tra i miei film di fantascienza preferiti.

C’è chi lo ha amato e c’è chi lo ha trovato noioso da morire. Non importa: in realtà non è del film che voglio parlarti nell’articolo di oggi, ma di una poesia. Una poesia che accompagna alcune scene di Interstellar, una poesia potente e ricca di spunti per la nostra crescita personale.

Stacca tutto, riservati cinque minuti solo per te ed immergiti insieme a me in queste parole del poeta gallese Dylan Thomas:

Non andartene docile in quella buona notte – Dylan Thomas (1951)

Non andartene docile in quella buona notte,
I vecchi dovrebbero bruciare e delirare quando cade il giorno;
Infuria, infuria, contro il morire della luce.

Benché i saggi sappiano che la tenebra è inevitabile,
visto che dalle loro azioni non scaturì alcun fulmine,
Non se ne vanno docili in quella buona notte,

Gli onesti, con l’ultima onda, gridando quanto fulgide
le loro deboli gesta danzerebbero in una verde baia,
S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.

Gli impulsivi che il sole presero al volo e cantarono,
imparando troppo tardi d’averne afflitto il percorso,
Non se ne vanno docili in quella buona notte.

Gli austeri, in punto di morte, accorgendosi con vista cieca
che gli occhi spenti potevano gioire e brillare come meteore,
S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.

E tu, padre mio, là sulla triste altura, ti prego,
Condannami o benedicimi, ora, con le tue lacrime furiose.
Non andartene docile in quella buona notte.
Infuriati, infuriati contro il morire della luce.

Qual è il suo significato?

Bella André: non si capisce ‘na sega… però può tornare utile per atteggiarsi a finti intellettuali a qualche aperitivo estivo! Grazie! :-D

Molti spettatori di Interstellar si sono chiesti quale fosse il significato di questa poesia.

Non andartene docile in quella buona notte” non è di facile lettura come uno dei tanti blockbuster di sviluppo personale, ma personalmente trovo che alcuni passaggi siano molto più potenti di decine di libricini di self-help.

Ecco una breve analisi di questa poesia, ma soprattutto un utile messaggio per continuare con ancora maggiore determinazione il tuo percorso di crescita personale.

___

La poesia, scritta da Thomas per il padre morente, ruota attorno ad una chiara metafora, in cui il giorno simbolizza la vita, metre la notte simbolizza la morte.

Il poeta descrive nello specifico come i diversi esseri umani, si infurino e si ribellino, per ragioni differenti, all’incombere della morte ed incita il padre a fare lo stesso, a lottare a… non adarsene docile in quella buona notte:

  • Ci sono i saggi, che hanno preso consapevolezza dell’inevitabilità della propria fine, ma soprattutto hanno compreso di non aver realizzato poi molto nella propria esistenza (“dalle loro azioni non scaturì alcun fulmine”). A farli infuriare sono i loro rimpianti.
  • Ci sono poi gli onesti, ovvero coloro che nella vita non hanno mai fatto gesti folli, ma che nell’0ra del tramonto si infuriano perché consapevoli che con più tempo a loro disposizione, avrebbero forse compiuto azioni memorabili (“fulgide gesta“).
  • Ci sono inoltre gli impulsivi, che si accorgono troppo tardi di aver sprecato la loro vita nella ricerca compulsiva del piacere (“imparando troppo tardi d’averne afflitto il percorso“).
  • Ci sono infine gli austeri, che nel corso della propria esistenza si sono privati di ogni soddisfazione e che ora si infuriano per le occasioni perse (“accorgendosi con vista cieca che gli occhi spenti potevano gioire e brillare come meteore“).

Perché è utile per la tua crescita personale

Andre’, preferivo non capirla e fare il finto intellettuale a qualche aperitivo: il tuo commento m’ha fatto veni’ la depressione!

I saggi, gli onesti, gli impulsivi e gli austeri si infuriano di fronte all’incombere della morte… ma non si arrendono, non se ne vanno docili in quella buona notte.

E se la notte non fosse solo la metafora della morte, ma in generale dei nostri fallimenti?

Ognuno di noi ha commesso la sua buona dose di errori:

  • Come i saggi abbiamo forse realizzato di non aver dato ancora vita ad alcun fulmine.
  • Come gli onesti abbiamo forse vissuto una vita troppo inquadrata.
  • Come gli impulsivi abbiamo forse sprecato innumerevoli giornate cedendo ad ogni frivolezza.
  • Come gli austeri abbiamo forse perso troppe occasioni.

Questi errori ci hanno inevitabilmente spinto sulla traiettoria del fallimento. Ma abbiamo ancora una scelta a nostra disposizione. Possiamo infatti decidere di arrenderci, di lasciarci trasportare dall’entropia verso l’inevitabile sconfitta, oppure…

…oppure possiamo decidere, qui ed ora, che, nonostante tutto, noi “non ce ne andremo docili in quella buona notte“, venderemo cara la nostra pelle e se anche i pronostici sono ormai tutti a nostro sfavore, lotteremo, lotteremo fino all’ultimo respiro.

E allora… non andartene docile in quella buona notte. Buona settimana. Andrea.

Ps. Nell’articolo, per comodità, ti ho proposto la versione tradotta in italiano della poesia, ma l’originale inglese ha una musicalità e una potenza ancor maggiore. Mi auguro che tu sia riuscito a coglierla grazie a questo breve spezzone tratto da Interstellar.

A presto.

Foto tratta da Google Immagini.

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  • Fadi

    Articolo potente e incisivo, una bella linfa per iniziare con la mentalità giusta la giornata e la settimana. Complimenti e grazie

  • Daniela Mele

    Splendida poesia con significato potente. Certe volte leggendo delle tue passioni (spazio, entropia) mi chiedo…come me ascolti i muse?

    • Sì, apprezzo qualche canzone, ma non posso definirlo il mio gruppo preferito :-)

  • Pippi

    Per fortuna c’era la spiegazione. Avevo il sospetto che la notte potesse essere la morte ma mi erano sfuggiti giusto altri uno o cinquemila dettagli …. ;-p

    • Sì, non è una poesia… immediata, ma mi auguro che la spiegazione sia stata chiara ;-)

  • Erika

    Semplicemente… Grazie. :)

  • Crystal

    Ciao Andrea. Ho visto Interstellar giusto una settimana fa. E’ uno dei film più interessanti che abbia mai visto. La scena che mi ha più colpito è quella in cui il protagonista si ritrova alle spalle di quella libreria. Quella scena mi attraversa la mente ogni giorno. Geniale e incredibile. Chissà se la nostra realtà sia davvero così effimera e inconsistente. Effimera nel senso di relativa, inconsistente nel senso di plasmabile. Se la nostra mente ha delle potenzialità illimitate noi facciamo effettivamente troppa fatica a rendercene conto. Alle volte mi sento come Cooper intrappolato in quello spazio indefinibile, indecifrabile e durante quella scena ho provato indirettamente la sensazione di panico che potrebbe scaturire nel ritrovarsi in uno spazio così. Grazie.

    • Sì, in realtà qui il film l’ho utilizzato più come scusa per introdurre la poesia di Thomas, ma quella scena è indubbiamente particolare!

  • sarafm

    Io AMO la fantascienza e credo che Interstellar sia uno dei migliori film degli ultimi tempi, insieme a The Road.
    Entrambi mi hanno lasciato una sensazione di pugno allo stomaco non indifferente, ma tornando all’articolo..

    Come i “Saggi”, rimpiango di avere ancora tutti i fulmini nella mia ‘faretra’!

    Ma ‘buone nuove’ intravedo all’orizzonte, e di certo
    “Non me ne andrò docile in quella buona notte”!

    E giustappunto, vado a farmi due pomodori di inglese! :D

    Buona settimana anche a te!

  • Luisa Tolardo

    Che dirti… anch’io ho visto Interstellar due volte e, dopo aver letto fiumi di critiche da parte di cinefili più o meno raffinati, sono contenta di sapere che qualcun altro oltre a me lo inserisce tra i suoi film di fantascienza preferiti? ma soprattutto grazie per l’analisi della poesia.. mi piaceva anche prima ma ora conosco meglio il perché?
    L’unica questione rimasta ancora aperta è trovare l’equilibrio tra istanze di breve e di lungo periodo (si infuriano gli istintivi ma anche gli austeri), diciamo, il trade-off tra realizzazione e piacere…

    • Già, la poesia gioca molto su questi equilibri.

      Grazie del commento.
      Andrea.

  • Michela Nardone

    Hai scandalosamente ragione Andrè: venderò cara la pelle prima che qualcuno possa dichiarami sconfitta. E se dovesse succedere mai, anche dopo, continuerò a farlo

  • Manuela Vicario

    Non è tanto il film, quanto la poesia ad avere una potenza incredibile, nello spazio profondo o nella propria casa non può lasciarci indifferenti. Ottimo inizio di giornata, grazie

  • Anna Clocchiatti

    Ho più volte guardato il cofanetto con il dvd di Interstellar! Mòbbbasta non posso più resistergli!!! Deve essere sul mio scaffale, frivolezza o no che sia :) Scherzi a parte, adoro questi articoli di Ispirazione, grazie Andrea!

  • Marilisa Zandarin

    Sei un grande, pazzesca sta poesia , mi ha anche fatto slacrimare cacchio :D

    • L’avevo detto che questo post vi avrebbe emozionato: mica pizza e fichi! ;-)

  • Spettacolo, complimenti! :)

  • Davide Rosato

    Non so perché mi ha fatto pensare subito alla poesia “Invictus” di Henley.. Comunque grande poesia, combattere il buio è una bellissima immagine.. In inglese rende il doppio! mai arrendersi sarà il mantra di questa settimana ;)

    • Concordo, in inglese ha tutta un’altra musicalità… ma già la traduzione non è immediata da comprendere, se l’avessi messa in inglese mi avrebbero linciato ;-)

  • Ecco uno segue un blog di crescita personale e scopre una meravigliosa poesia di Dylan Thomas. Robe da matti :) È bellissima.

  • Alberto Berruti

    Bella la poesia e ottima l’analisi.
    Io ci ho visto anche, come spesso accade nella crescita personale e come spesso sottolinei anche tu, un indiretto elogio al giusto mezzo.
    Nella vita non occorre insomma essere “troppo” saggi, onesti, impulsivi o austeri ma vivere questi aspetti dell’esistenza con equilibrio, perché sono tutti necessari a comporre la felicità.

    • Concordo appieno Alberto. Non a caso tutti e 4 le categorie si infuriano…

  • Chiara

    come sempre grande Andrea! :)

  • Bellissimo articolo!

  • Fab Farn

    Per
    quanto riguarda:

    “Ci sono i saggi, che hanno preso
    consapevolezza dell’inevitabilità della propria fine, ma soprattutto
    hanno compreso di non aver realizzato poi molto nella propria esistenza
    (“dalle loro azioni non scaturì alcun fulmine”). A farli infuriare sono i
    loro rimpianti.”

    E’ un’ opinione, legittima ma pur sempre
    un’opinione, ma i fatti dicono che i veri saggi non corrispondono
    minimamente a questa definizione!!

    Infatti, ecco qua cosa vuol dire vera saggezza e chi possono essere i veri saggi!!

    Definition: What is Wisdom?

    The
    strength of wisdom refers to the ability to take stock of life in large
    terms, in ways that make sense to oneself and others.

    Wisdom
    is the product of knowledge and experience, but it is more than the
    accumulation of information. It is the coordination of this information
    and its deliberate use to improve well-being. In a social context,
    wisdom allows the individual to listen to others, to evaluate what they
    say, and then offer them good (sage) advice.

    Famous paragons
    of wisdom include the major religious leaders of history, famous
    statesmen and stateswomen throughout history such as…….

    per l’articolo completo digitare su google: wisdom authentic happiness

    In conclusione e in poche parole, un conto è la fantascienza, un altro conto è la storia della realtà umana!!

    Ben diverso!!

    Saluti.

    Fab

  • Elisa

    Sei un Grande Andrea! Grazie

  • valerio

    molto profondo….. cosa rara un un blog di crescita personale

  • Antonio Nicolosi

    Grazie Andre, stupendo articolo come sempre. Ogni tanto, oltre alla praticità, un po’ di sana riflessione è d’obbligo. Ho già messo la tua immagine come sfondo e ripulito dalle icone la frase che ogni giorno mi suggerirà la direzione.
    Grazie ancora.
    Antonio

  • Stefano

    La poesia mi è piaciuta molto e la trovo anche piuttosto efficace per descrivere la situazione della maggior parte delle persone (me compreso). Mi manca però un eventuale insegnamento: come sfuggire a quella che sembra la famosa corsa del topo già descritta in un tuo vecchio articolo?

  • Andrea

    Ciao Andrea. Domani mattina inizieranno gli esami di maturità, anche se il voto, nella maggior parte dei casi, non starà a significare maturità in se, poiché quest’ultima si dimostra soprattutto nella vita di tutti i giorni. Sto scrivendo questo commento sorridendo, perché non mi sarei mai aspettato che un argomento, all’inizio sconosciuto come la “crescita personale”, potesse diventare, in un certo senso, parte integrante della mia vita. Non mi dilungo più di tanto, ci tenevo soltanto a ringraziarti per avermi cambiato (e siamo solo all’inizio :D ) e reso una persona migliore, ricca di ambizione e prospettive… quindi è soprattutto grazie a te, che devo il percorso che porterò agli esami ( che presto scriverò in bella)… ti metto la foto qui sotto. Ancora complimenti e AD MAIORA!

  • sonia

    Non sono molto d’accordo con la teoria della via di mezzo… Ad un certo punto ho deciso di essere onesta… SEMPRE! Non qualche volta. E questo mi ha portato a esserlo soprattutto con me stessa. Da quel momento la mia vita è cambiata in meglio… adesso mi impunto o , come dice Andrea, sono “inquadrata” ma non mi aspetto che gli altri colgano e lo siano. Io vado avanti fiera e felice e serena, sulla strada dell’onestà. Ed è giusto.

    • sonia

      Vorrei però precisare che il mio impuntarmi non è del tipo ” ho ragione io” , ma è un “Io vado avanti per la mia strada perchè penso sia giusto così”. Questa è la differenza…

  • Anna Clocchiatti

    In seguito a questo articolo ho rivisto più volte Interstellar, che è veramente ricchissimo di spunti. La poesia analizzata mi ha fatto venire in mente un’altro collegamento con delle situazioni quotidiane e vorrei condividerla qui. E se il morire della luce fosse l’affievolirsi della luce interiore? Spesso capita che le persone intorno a noi ci “tirino giù” con giudizi, commenti maliziosi o giochetti malvagi, a volte approfittandosi di nostri momenti di vulnerabilità. Mi riesce facile immaginare la luce interiore morire, e quello è un momento in cui non essere docili, nè troppo gentili, nè troppo buoni (come ci è stato insegnato), ma infuriarsi contro il morire della luce. Sono quelle parole e quei condizionamenti e i pensieri che li alimentano che devono morire. No? Non so se ha senso per qualcun altro, per me ne davvero ha molto, sono felice! Grazie per l’articolo e per l’ispirazione!

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